Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5633 del 02/03/2020

Cassazione civile sez. trib., 02/03/2020, (ud. 07/10/2019, dep. 02/03/2020), n.5633

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4621-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ECOPROGETTO VENEZIA SRL persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA FEDERICO CONFALONIERI

5, presso studio dell’avvocato LUIGI MANZI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato VITTORIO DOMENICHELLI giusta delega

a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza – 45/2012 della COMM.IRIB.REG. di VENEZIA,

depositata il 25/06/2012;

unita relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/10/2019 dal Consigliere Dott. MARINA CIRESE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GIACALONE GIOVANNI che ha concluso per l’accoglimento del corso per

quanto di ragione;

udito per ricorrente l’Avvocato BACHETTI che ha chiesto

l’accoglimento;

udito p r controricorrente l’Avvocato CALDERARA per delega orale

dell’Avvocato DOMENICHELLI che ha chiesto il rigetto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso ritualmente depositato la Ecoprogetto Venezia s.r.l., società mista pubblica e privata, avente ad oggetto la gestione del ciclo integrato del trattamento e smaltimento dei rifiuti raccolti nell’area veneziana, impugnava l’atto di classamento dell’Agenzia del Territorio di Venezia concernente la determinazione della rendita catastale di una unità immobiliare censita nel Comune di Venezia, sezione di Malcontenta, secondo cui la stessa veniva inquadrata nella categoria D/1 destinata agli ordinari opifici.

A sostegno del ricorso deduceva di svolgere la sua attività in alcuni fabbricati facenti parte di un unico ed unitario polo integrato e di un’unica unità immobiliare in relazione alla quale era stato proposto il classamento nella categoria particolare E/9 e che l’Agenzia del Territorio aveva rifiutato il predetto classamento per attribuire invece la categoria D/1 destinata agli opifici ordinari, nonostante la peculiarità dell’attività svolta nel complesso immobiliare. Aggiungeva che in ogni caso l’atto era da ritenersi illegittimo in quanto tardivo e privo di sufficiente motivazione.

La CTP di Venezia con sentenza in data 28 aprile 2010 accoglieva il ricorso osservando che il classamento andava ritenuto tardivo e privo di motivazione e che in ogni caso lo svolgimento di un servizio pubblico quale la raccolta dei rifiuti avrebbe dovuto condurre l’Agenzia ad individuare un’attività industriale così particolare da iscrivere il relativo complesso immobiliare nella categoria residuale E/9 e non in quella ordinaria D/1.

Proposto gravame da parte dell’Agenzia delle Entrate, la CTR del Veneto con sentenza in data 25.6.2012, esclusa la tardività del classamento ed il vizio di motivazione, rigettava l’impugnazione ritenendo che l’atto di variazione era comunque illegittimo nel merito, laddove ha classificato il complesso immobiliare de quo nella categoria D/1 (opifici, impianti industriali) e non nella categoria chiesta E/9 (residuale) considerata la finalità pubblica dell’attività esercitata.

Avverso detta pronuncia la Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione articolato in quattro motivi cui resisteva la controparte con controricorso.

La Ecoprogetto s.r.l. depositava memoria ex art. 378 c.p.c.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso rubricato “Violazione e falsa applicazione del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, art. 2, commi 40, 41 e 42, convertito in L. 24 novembre 2006 n. 286, violazione del D.P.R. n. 1142 del 1949, artt. 6 e 8 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3)” parte ricorrente deduceva che la CTR aveva violato la normativa afferente la corretta qualificazione catastale dell’unità immobiliare in relazione all’uso industriale e commerciale della stessa classificandola nella categoria E/1. Deduceva a tal fine che è circostanza pacifica che l’unità immobiliare per cui è causa sia destinata ad uso industriale e commerciale non rilevando a tal fine l’entità della commercializzazione.

Con il secondo motivo di ricorso rubricato “Violazione e falsa applicazione del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, art. 2, commi 40, 41 e 42, convertito in L. 24 novembre 2006, n. 286, violazione e falsa applicazione del R.D. n. 652 del 1939, art. 23 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3)” parte ricorrente deduceva che la CTR aveva violato la normativa afferente la corretta qualificazione catastale dell’unità immobiliare in relazione all’uso industriale e commerciale della stessa classificandola nella categoria E/1 motivando sulla finalità pubblica perseguita.

Con il terzo motivo di ricorso rubricato “Omessa motivazione su un fatto decisivo e controverso del giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5)” parte ricorrente deduceva che la CTR pur avendo l’Ufficio prodotto in giudizio la visura catastale del termovalorizzatore di Brescia censito in categoria D/1 come opificio industriale, non ha recepito tale riscontro documentale non motivando a riguardo.

Con il quarto motivo di ricorso rubricato “Contraddittoria motivazione su fatto decisivo e controverso del giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5)” parte ricorrente deduceva che la CTR aveva attribuito ad un complesso industriale adibito alla trattazione ed allo smaltimento dei rifiuti la categoria E/1 riservata invece alle “stazioni per servizi di trasporto, terrestri, marittimi ed aerei”.

I motivi di ricorso, da esaminarsi congiuntamente, in quanto attinenti alla medesima questione della classificazione dell’unità immobiliare per cui è processo, sono fondati.

Va premesso che la classificazione dei fabbricati ai fini catastali è suddivisa in gruppi, a seconda della loro tipologia, ed in categorie all’interno di ciascun gruppo. In particolare, rientrano nel gruppo D gli immobili a destinazione speciale. Nella categoria D/7 rientrano i “fabbricati costruiti o adattati per speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni”.

Nel gruppo E rientrano gli immobili a destinazione particolare e nella categoria E/9 rientrano gli “edifici a destinazione particolare non compresi nelle precedenti categorie del gruppo E”.

La categoria E/9, dunque, è una categoria residuale che può trovare applicazione sempre che non possano essere utilizzati gli altri criteri di classamento. Peraltro gli immobili rientranti nel gruppo E sono indicati in maniera analitica e specifica, con metodo casistico che non legittima una estensione a tutti gli immobili di rilevanza pubblica. Anche la categoria residuale E/9 non menziona affatto il requisito della pubblicità, ma fa riferimento soltanto alla “particolarità” della destinazione. (vedi Cass. n. ò 23608/2008).

Con specifico riguardo al classamento di una discarica pubblica inoltre, come statuito anche di recente dalla Suprema Corte (vedi Cass., Sez. 5, n. 12741/18 ma anche Sez. 5, n. 20026/15), per la gestione di rifiuti solidi urbani e la captazione di biogas, in quanto connotata da autonomia funzionale e reddituale, la stessa costituisce un’unità immobiliare urbana soggetta ad accatastamento e rientra nella categoria D/7 – non in quella residuale E, concernente gli immobili a particolare destinazione pubblica in quanto svolge attività industriale secondo parametri economico-imprenditoriali, senza che assuma rilevanza l’eventuale destinazione dell’immobile anche ad attività di pubblico interesse.

Di contro la qualificazione nel gruppo E è propria di quegli immobili con una marcata caratterizzazione tipologico-funzionale, costruttiva e dimensionale, tale da non permettere l’inserimento in categorie ordinarie o speciali e che esulano da una mera logica di commercio e di produzione industriale (vedi Circolare Agenzia del Territorio n. 4 del 2006).

Nel caso di specie, l’attività svolta dalla Ecoprogetto Venezia s.r.l., pur involgendo indubbi profili di utilità pubblica avendo ad oggetto la gestione dei rifiuti, si configura come attività di natura economica svolta secondo parametri imprenditoriali come si evince anche dalla circostanza che parte del combustibile veniva ceduto all’Enel.

Ne consegue pertanto che, contrariamente a quanto ritenuto nella sentenza impugnata, in relazione all’attività svolta, il complesso immobiliare de quo va correttamente in quadrato nella categoria D/1 e non già nella categoria E/9.

Ne deriva, pertanto, l’accoglimento del ricorso con la conseguente cassazione della sentenza impugnata e decidendo nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto ex art. 385 c.p.c., va rigettato l’originario ricorso del contribuente.

Le spese relative ai giudizi di merito vanno compensate in ragione del recente consolidarsi della giurisprudenza di legittimità in materia.

La regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità, disciplinata come da dispositivo, segue la soccombenza.

PQM

In accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso del contribuente.

Compensa le spese dei giudizi di merito.

Condanna il contribuente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 10.000,00.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2020

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