Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5595 del 08/03/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 5595 Anno 2018
Presidente: GENOVESE FRANCESCO ANTONIO
Relatore: NAZZICONE LOREDANA

ORDINANZA
sul ricorso 195-2017 proposto da:
FELICETTA SALVATORE, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA XXI APRILE n.12, presso lo studio dell’avvocato
ANTONELLA MINIERI, rappresentata e difesa dall’avvocato
NICOLINA PERRI;

– ricorrente contro
TRAPASSO VINCENZO ANTONIO, TRAPASSO GIOCONDA,
PAONESSA SANTA, elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE
DELLE BELLE ARTI n.7, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE
AMBROSIO, rappresentati e difesi dall’avvocato VITTORIO DE
FRANCO;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

Data pubblicazione: 08/03/2018

contro
CURATELA FALLIMENTO TRAPASSO VINCENZO ANTONIO

intimata

avverso la sentenza n. 1187/2016 della CORTE D’APPELLO di

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 12/01/2018 dal Consigliere Dott. LOREDANA
NAZZICONE.
RILEVATO
– che la parte ricorrente ha proposto ricorso, sulla base di due
motivi, avverso la sentenza della Corte d’appello di Catanzaro del 5
luglio 2016, la quale, in riforma della decisione del tribunale, ha
respinto l’insinuazione tardiva proposta da Salvatore Felicetta avverso
il Fallimento di Trapasso Vincenzo;
– che si difendono gli intimati con controricorso;
– che è stata ravvisata la sussistenza dei presupposti per la
trattazione camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;
– che i controricorrenti hanno depositato la memoria;
CONSIDERATO
– che il ricorso è inammissibile;
– che, invero, il ricorso è stato proposto oltre il termine di trenta
giorni, di cui all’art. 99, ultimo comma, legge fall., in quanto il decreto
impugnato è stato notificato il 21 ottobre 2016 ed il ricorso per
cassazione notificato il 20 dicembre successivo, laddove invece il
termine perentorio di decadenza è scaduto il giorno 20 novembre
2016;
– che costituisce principio consolidato che il termine dimidiato
previsto per il ricorso per cassazione dall’art. 99, 5 0 comma, 1.fall. (nel
Ric. 2017 n. 00195 sez. MI – ud. 12-01-2018
-2-

CATANZARO, depositata il 05/07/2016;

testo vigente ratione temporis, anteriore al d.lgs. 9 gennaio 2006 n. 5) non
è stato inciso dalla sentenza n. 152 del 1980 della Corte costituzionale,
posto che la declaratoria di parziale illegittimità costituzionale dell’art.
99 1.fall. ha riguardato esclusivamente la decorrenza del termine di
impugnazione della sentenza emessa nel giudizio di opposizione allo

stessa, atteso il carattere di lex generaks della norma di cui all’art. 326
c.p.c.) e non anche la riduzione della metà del termine di impugnazione
previsto per i giudizi ordinari (Cass. 15 febbraio 2016, n. 2918; Cass. 25
settembre 2014, n. 20291; Cass. 23 maggio 2013, n. 12767; Cass. 8
maggio 2008, n. 11471; Cass. 22 ottobre 2007, n. 22107;
– che le spese seguono la soccombenza;
– che segue la dichiarazione di cui all’art. 13 d.P.R. 30 maggio 2002,
n. 115;
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte
ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del
giudizio di legittimità, che liquida in €, 2.100,00 per compensi, oltre alle
spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in
Euro 100,00, ed agli accessori di legge.
Dichiara che, ai sensi del d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1quater, inserito dalla legge n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, sussistono

i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 12 gennaio
2018.

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