Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5584 del 06/03/2017

Cassazione civile, sez. VI, 06/03/2017, (ud. 12/10/2016, dep.06/03/2017),  n. 5584

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

P.M., elettivamente domiciliata in Roma, via Crescenzio

91, presso lo studio degli avv.ti Andrea Auletta (p.e.c.

andrea.auletta-como.pecavvocati.it, fax 031/273983) e Claudio

Lucisano (fax n. 06/6864051, p.e.c.

claudilucisano-ordineavvocatiroma.org) che la rappresentano e

difendono per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

nei confronti di:

V.F., elettivamente domiciliato in Roma, via Toscana

10, presso lo studio dell’avv. Antonio Rizzo, che lo rappresenta e

difende, unitamente all’avv. Alessandro Simeone, giusta procura

speciale allegata al controricorso, e dichiara di voler ricevere le

comunicazioni relative al processo agli indirizzi p.e.c.:

avvalessandrosimeone-milano.pecavvocati.it e

antoniorizzo-ordineavvocatiroma.org e al fax n. 06/42814084;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 2380/15 della Corte di appello di Milano,

emesso il 23 settembre 2015 e depositato il 14 novembre 2015, n.

R.G. 612/2014.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che in data 22 agosto 2016 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta:

Rilevato che:

1. Il Tribunale di Como, con decreto del 30 luglio 2014, ha respinto la domanda di P.M. volta a ottenere la rideterminazione dell’assegno di mantenimento del figlio V.L., nato nel (OMISSIS) dalla relazione con V.F.. Ha ritenuto il Tribunale la congruità dell’assegno nella misura già fissata (880 euro mensili rivalutabili) con precedente provvedimento del Tribunale del 24 giugno 2006.

2. Ha proposto appello la P. ritenendo che il Tribunale non aveva ben valutato le maggiori esigenze del figlio L. connesse alla sua età adolescente a fronte di una florida condizione economica del padre.

3. Si è costituito il V. che ha contestato la richiesta della P. facendo riferimento quanto alle sue capacità economiche alle esigenze della sua nuova famiglia e quanto a quella della P. ai recenti acquisti immobiliari di rilevante entità che fanno ritenere del tutto fuorviante l’indicazione del suo reddito dichiarato in 16.000 Euro annui.

4. La Corte di appello ha respinto il gravame ritenendo fondati i rilievi del V..

5. Ricorre per cassazione P.M. affidandosi a quattro motivi di impugnazione.

6. Con il primo motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360, n. 3 e art. 111 Cost., violazione degli artt. 337 quinquies e ter c.p.c. nonchè dell’art. 112 c.p.c. La ricorrente lamenta che non si sia tenuto conto delle cresciute esigenze di Luca commisurando ad esse l’entità dell’assegno rimasto invece immutato rispetto alla determinazione relativa all’età di sette anni.

7. Con il secondo motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360, n. 3 e art. 111 Cost., violazione dell’art. 337 ter c.p.c., comma 6, e art. 115 c.p.c., comma 1. La ricorrente censura la mancata verifica da parte della Corte di appello della reale situazione economica delle parti.

8. Con il terzo motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360, n. 3 e art. 111 Cost., violazione dell’art. 115 c.p.c., comma 1. La ricorrente ritiene che la Corte di appello ha omesso di valutare la documentazione prodotta in giudizio e specificamente quella relativa alle dichiarazioni del redditi degli ultimi anni.

9. Con il quarto motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360, n. 3 e art. 111 Cost., violazione dell’art. 112 c.p.c. La ricorrente lamenta la mancata pronuncia sulla sua richiesta di riforma della condanna alle spese del giudizio di primo grado.

Ritenuto che:

1. Il ricorso è inammissibile e comunque infondato perchè sottopone sostanzialmente una richiesta di riedizione del giudizio di merito da compiere all’esito di accertamenti di ufficio sulla reale capacità economica dei genitori di V.L. che sarebbero stati omessi dai giudici di primo e secondo grado. Va rilevato in questa prospettiva che il ricorso introduttivo è stato proposto deducendo la inadeguatezza dell’assegno di 880 Euro mensili, rivalutato del 15% nel periodo 2006-2013, a fare fronte alle maggiori esigenze del figlio ormai quattordicenne. La Corte di appello ha ritenuto l’adeguatezza dell’assegno rilevando che il padre contribuisce al mantenimento anche con il pagamento di una quota, pari a 300 Euro mensili, della spesa per la scuola privata del figlio. Ha inoltre dato atto della formazione di una nuova famiglia da parte del V. che non ha apportato nuovo reddito ma ha comportato l’obbligo per il V. di provvedere al mantenimento della figlia Lu.. La Corte di Appello ha rilevato poi che il raffronto della condizione economica del genitori di L. non ha subito rispetto al 2006 una alterazione a favore del V. ma semmai a favore della P. che ha sicuramente incrementato il proprio patrimonio immobiliare. Il giudizio di merito emesso dalla Corte di appello ha tenuto in considerazione tutti questi elementi e non ha quindi negato un incremento delle esigenze di spesa connesse all’età ma ha messo in correlazione tale dato di comune esperienza con gli altri elementi rilevanti cui si è fatto cenno e con l’entità della contribuzione attuale del V. che non è apparsa alla Corte distrettuale inadeguata alle esigenze di un adolescente vissuto in una famiglia agiata. La richiesta di ulteriori accertamenti di ufficio sul reddito dei genitori appare pertanto non giustificata alla luce della stessa impostazione del ricorso introduttivo nonchè nella prospettiva del giudizio di adeguatezza emesso dalla Corte di appello sul contributo attualmente prestato dal V. al mantenimento del figlio L..

2. Il quarto motivo del ricorso è infondato perchè la decisione sulle spese è stata conforme al criterio della soccombenza.

3. Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’impostazione della presente relazione verrà condivisa dal Collegio per il rigetto del ricorso.

La Corte, letta la memoria difensiva della P., condivide la relazione sopra riportata e rileva che, se pure nella sua stringatezza, il contenuto della motivazione del provvedimento impugnato corrisponde a quello descritto nella relazione, dato che la Corte di appello ha tenuto conto, anche implicitamente, di tutti i rilevanti elementi di valutazione che ha menzionato, anche dell’obbligo di partecipare al 50% alle spese scolastiche del figlio, iscritto a una scuola privata, obbligo che il controricorrente ha ribadito, in questo giudizio, costituire l’oggetto di una specifica statuizione collegata alla previsione del suo obbligo di partecipare nella misura del 50% alle spese straordinarie. Risulta pertanto menzionato e valutato dalla Corte di appello il naturale incremento delle esigenze di mantenimento del minore legato alla sua età adolescenziale, incremento che è stato ritenuto compensato dalla indicizzazione dell’assegno e dall’incremento delle spese straordinarie soggette al rimborso da parte del V., incluse quelle scolastiche. Come pure risulta menzionato e valutato dalla Corte di appello l’incremento delle spese familiari, cui è soggetto il V., in seguito alla formazione di una nuova famiglia e alla nascita della figlia Ludovica. Infine risulta valutata la situazione patrimoniale della P. che la Corte di appello ha ritenuto evidentemente idonea a giustificare l’esistenza di un ulteriore contributo da parte della madre al mantenimento del minore. Tutti elementi di valutazione ritenuti decisivi ad escludere la necessità di ulteriori accertamenti istruttori al fine di una più precisa ricostruzione del reddito dei genitori di V.L..

Per quanto riguarda la decisione di compensare le spese del primo grado, che la Corte di appello ha confermato, essa si giustifica, per un verso, con il rigetto della richiesta di incremento della misura dell’assegno, avanzata dalla P., e, per altro verso, con l’accoglimento della richiesta della P. relativa all’obbligo del V. di contribuire, oltre l’assegno mensile, al pagamento delle spese scolastiche del figlio L. nella misura del 50% nonchè con le statuizioni del Tribunale sull’esercizio del diritto di visita del V..

La Corte ritiene pertanto che il ricorso debba essere respinto con condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in complessivi 4.200 Euro, di cui 100 per spese. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 marzo 2017

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