Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5581 del 08/03/2018

Cassazione civile, sez. I, 08/03/2018, (ud. 15/02/2018, dep.08/03/2018),  n. 5581

Fatto

La Corte di Appello di Milano, con sentenza n. 3153/2014, confermando la pronuncia di primo grado, ha respinto il gravame proposto dall’attuale ricorrente.

In particolare, i giudici di secondo grado, respinta con ordinanza la richiesta di sospendere la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado, hanno confermato la declaratoria di nullità del matrimonio tra A.P. e Z.O.G.B., celebrato, nell'(OMISSIS), in (OMISSIS), quando ancora l’uomo era sottoposto a vincoli del precedente matrimonio, contratto, nel 1982, con K.B., trascritto successivamente nel registro degli atti di matrimonio del Comune di Castello dell’Acqua (SOS, non essendo ancora stata dichiarata la cessazione degli effetti civili del matrimonio, intervenuta solo con sentenza successiva, del gennaio 2006. In particolare, i giudici della Corte d’appello confermavano la legittimazione ad agire del coniuge divorziato e del figlio, considerati i lori interessi a percepire prestazioni previdenziali, di entità variabile a seconda dei soggetti che vi concorrono.

Avverso tale pronuncia propone ricorso in Cassazione, con quattro motivi, Z.O.G.B.. K.B. ed A.D. resistono con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione dell’art. 117 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, poichè i giudici della Corte di appello avrebbero errato nell’aver ritenuto K.B. ed A.D. legittimati ad agire in giudizio, dal momento che la disposizione normativa predetta non include l’ex coniuge ed il figlio nel novero dei soggetti titolari del diritto ad impugnare il matrimonio.

2. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione della legge n. 335 del 1995, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, poichè la Corte di merito avrebbe errato nell’aver ritenuto che la K. avesse interesse ad impugnare perchè passibile, ai sensi della L. n. 689 del 1970, art. 9 bis, di essere pregiudicata dal mancato annullamento del matrimonio contratto dall’ex marito, in quanto l’assegno divorzile alla stessa attribuito sarebbe subordinato alla sussistenza di uno stato di bisogno. Infatti, la signora K., in quando coniuge divorziata titolare di assegno divorzile, sempre erogato dall’ex marito, ha diritto a percepire la reversibilità di quest’ultimo, ormai defunto. Parimenti dicasi per il figlio, D..

3. La ricorrente lamenta inoltre, con il terzo motivo, la violazione e falsa applicazione dell’art. 117 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, poichè non sarebbe condivisibile la motivazione addotta in sentenza dai giudici di secondo grado, secondo i quali gli appellanti, odierni resistenti, sarebbero legittimati ad agire in giudizio in quanto portatori di un interesse patrimoniale alle prestazioni previdenziali, la cui entità, in concreto, varia a seconda del numero di soggetti che vi concorrono.

4. Con il quarto motivo, la ricorrente lamenta, infine, la violazione e falsa applicazione degli artt. 582 e 583, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, poichè la Corte di merito avrebbe omesso di pronunciarsi sulle domande proposte dalla Z., in relazione al fatto che l’azione di annullamento del matrimonio non potrebbe, ad ogni modo, comportare l’esclusione della donna, quale coniuge che ha contratto in buona fede il matrimonio con il signor A., dai diritti spettanti sulla pensione del de cuius.

5. Va preliminarmente analizzata l’eccezione di rito proposta dai controricorrenti, relativa all’inammissibilità del ricorso introduttivo, in quanto proposto da soggetto non legittimato, poichè sprovvisto di procura speciale rilasciata successivamente al deposito della sentenza gravata ed anteriormente rispetto alla notificazione del ricorso stesso, secondo il disposto di cui all’art. 83 c.p.c..

6. L’eccezione è fondata.

Costituisce, infatti, orientamento consolidato di questa Corte, il principio secondo cui “la procura per il ricorso per cassazione è necessariamente speciale, dovendo riguardare il particolare giudizio davanti alla Suprema Corte, sicchè è valida solo se rilasciata in data successiva alla decisione impugnata, così assicurandosi la certezza giuridica della riferibilità dell’attività svolta dal difensore al titolare della posizione sostanziale controversa, escludendosi, pertanto, la possibilità di una sua sanatoria e ratifica” (nella specie, questa Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso atteso che solo con la memoria depositata in prossimità dell’adunanza in camera di consiglio era avvenuto il deposito della procura conferita in data antecedente al deposito del ricorso stesso, con ratifica dell’operato di altro difensore nelle more deceduto, Cass. n. 15895/2017; Cass. n. 7014/2017; Cass. n. 8741/2017; Cass. n. 9464/2012).

Ancora, si è detto che “il principio secondo cui gli atti posti in essere da soggetto privo, anche parzialmente, del potere di rappresentanza possono essere ratificati con efficacia retroattiva (salvi i diritti dei terzi) non opera nel campo processuale, ove la procura alle liti costituisce il presupposto della valida instaurazione del rapporto processuale e può essere conferita con effetti retroattivi solo nei limiti stabiliti dall’art. 125 c.p.c., il quale dispone che la procura al difensore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purchè anteriormente alla costituzione della parte rappresentata, e sempre che per l’atto di cui trattasi non sia richiesta dalla legge la procura speciale, come nel caso del ricorso per cassazione, restando conseguentemente esclusa, in tale ipotesi, la possibilità di sanatoria e ratifica” (Cass. n. 13431/2014).

Ora, nel caso di specie, il ricorso introduttivo del giudizio di legittimità risulta sottoscritto dal difensore in forza di procura rilasciata a margine dell’atto di citazione in appello.

Tale mandato, chiaramente rilasciato, dunque, in data anteriore rispetto alla pubblicazione della sentenza impugnata, non è neanche qualificabile alla stregua di un “procura speciale”, la quale, a differenza di quella generale, è espressamente conferita per la proposizione del ricorso in Cassazione, non potendosi fare riferimento a precedenti procure, quand’anche rilasciate, come nel caso in analisi, per ogni fase e grado del giudizio.

Peraltro, non solo è necessaria un’apposita procura alle liti, ma occorre vieppiù che la medesima venga rilasciata prima della notificazione del ricorso e dopo la pubblicazione della sentenza impugnata. Inoltre, il difetto di procura speciale non è neanche sanabile, considerato che in casi siffatti la procura mancherebbe del tutto sin dall’inizio, venendo così meno una condizione imprescindibile e necessaria per l’ammissibilità dell’atto introduttivo.

7. Considerato il rilievo preliminare delle predette eccezioni sollevate dai controricorrenti, relativi alla rituale instaurazione del processo, i motivi di ricorso proposti dalla ricorrente restano, pertanto, assorbiti.

8. Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il ricorso.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza. Tuttavia, risultando la ricorrente ammessa al gratuito patrocinio, la stesso non deve essere onerata delle conseguenze amministrative previste dal D.P.R. n. 115 del 2002, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, (Cass. 2 settembre 2014, n. 18523; Cass. 20351/2016; Cass. 26094/2016; Cass. 7369/2017).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente, ai rimborso delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 5.000,00, a titolo di compensi, oltre 200,00 per esborsi, nonchè rimborso forfetario spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto, in conseguenza dell’ammissione al gratuito patrocinio, della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Dispone che, ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2003, art. 52, siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi, in caso di diffusione del presente provvedimento.

Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2018.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2018

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA