Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5555 del 08/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2010, (ud. 20/01/2010, dep. 08/03/2010), n.5555

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LAMORGESE Antonio – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 11155-2008 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE

FLAMINIO 46 PAL. 4^ SC. B, presso lo studio dell’avvocato GREZ GIAN

MARCO, rappresentato e difeso dagli avvocati IARIA DOMENICO, MONTINI

MAURO, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, PATTERI ANTONELLA, VALENTE NICOLA, giusta mandato in

calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1483/2007 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 22/12/2007 R.G.N. 1957/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/01/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI AMOROSO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso al tribunale di Siena C.A., titolare di pensione di anzianità a carico del Fondo Volo, proponeva domanda avente ad oggetto la richiesta di rideterminazione del valore capitale di una quota di pensione richiesta, ai sensi della L. n 859 del 1965, art. 34 erroneamente liquidata per difetto dall’INPS. Nell’instaurato contraddittorio con l’Inps il Tribunale di Siena accoglieva la domanda accertando il diritto del C. alla rideterminazione della quota di pensione del personale di volo, liquidata in capitale, L. n. 859 del 1965, ex art. 34 in base ai coefficienti delle tabelle del D.M. 19 febbraio 1981 e condannava l’Istituto a corrispondere al medesimo Euro 283.078,14 quale differenza tra la liquidazione ricevuta e la somma spettante.

L’Istituto appellava la sentenza per l’errata applicazione dei coefficienti applicabili, che assumeva essere quelli di cui alla delibera del Comitato di Vigilanza del 1988, eccependo preliminarmente l’eccezione di decadenza ai sensi del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47.

Il C. resisteva all’appello, richiamando la giurisprudenza in merito all’interpretazione del citato art. 34 e contestando l’applicabilità nella specie dell’art. 47 che atteneva all’azionabilità di un diritto ad una prestazione previdenziale e non alla contestazione giudiziale dell’importo della prestazione.

Spiegava a sua volta impugnazione incidentale affinchè fossero applicati alla capitalizzazione dovutagli i più attuali coefficienti di cui al D.M. 20 febbraio 2003.

La Corte d’appello di Firenze con sentenza del 18-22 dicembre 2007 accoglieva l’appello principale, rigettava quello incidentale e conseguentemente rigettava la domanda del C. compensando tra le parti le spese del doppio grado di giudizio. In particolare accoglieva l’eccezione di decadenza dall’azione ai sensi dell’art. 47 citato formulata dall’ente.

2. Avverso questa pronuncia propone ricorso per cassazione l’originario ricorrente.

Resiste con controricorso l’INPS.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso, articolato in sette motivi, con cui il ricorrente censura sotto più profili la sentenza impugnata per aver ritenuto applicabile il D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 e per aver dichiarato la decadenza triennale dall’azione in giudizio, è fondato.

Successivamente alla pronuncia dell’impugnata sentenza le Sezioni Unite di questa Corte, chiamate a comporre un contrasto di giurisprudenza, hanno affermato che la decadenza di cui al D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, art. 47 – come interpretato dal D.L. 29 marzo 1991, n. 103, art. 6 convertito, con modificazioni, nella L. 1 giugno 1991, n. 166 – non può trovare applicazione in tutti quei casi in cui la domanda giudiziale sia rivolta ad ottenere non già il riconoscimento del diritto alla prestazione previdenziale in sè considerata, ma solo l’adeguamento di detta prestazione già riconosciuta in un importo inferiore a quello dovuto, come avviene nei casi in cui l’Istituto previdenziale sia incorso in errori di calcolo o in errate interpretazioni della normativa legale o ne abbia disconosciuto una componente, nei quali casi la pretesa non soggiace ad altro limite che non sia quello della ordinaria prescrizione decennale (Cass., sez. un., 29 maggio 2009, n. 12720).

Nella specie le parti controvertono non già in ordine alla spettanza, o meno, del diritto alla capitalizzazione di una quota di pensione secondo la speciale disciplina del Fondo Volo, ma solo in ordine al quantum di tale quota, sicchè, in ragione di tale orientamento giurisprudenziale delle Sezioni Unite, l’art. 47 cit. ed il regime di decadenza dall’azione giudiziaria ivi previsto non trovano applicazione.

2. Il ricorso va quindi accolto con conseguente cassazione dell’impugnata sentenza e rinvio, anche per le spese, alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 20 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2010

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