Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5554 del 08/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2010, (ud. 19/01/2010, dep. 08/03/2010), n.5554

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCIARELLI Guglielmo – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – Consigliere –

Dott. DI CERBO Vincenzo – Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 25428-2006 proposto da:

G.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TARO 25, presso

lo studio dell’avvocato MAGARAGGIA DEBORA, rappresentata e difesa

dall’avvocato DELL’ANNA PIERLUIGI, giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, VALENTE NICOLA, GIANNICO GIUSEPPINA, giusta mandato in

calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1977/2005 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 24/10/2005 R.G.N. 51/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/01/2010 dal Consigliere Dott. ULPIANO MORCAVALLO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 4 giugno 2003 il Tribunale di Lecce respingeva la domanda di G.A. intesa ad ottenere il ripristino della pensione da lei percepita in regime internazionale sino al 1 novembre 1991, allorchè l’INPS ne aveva ridotto l’importo in conseguenza dell’avvenuta liquidazione del “pro-rata” maturato presso lo Stato estero.

Tale decisione veniva confermata dalla Corte d’appello di Lecce, che, con sentenza del 24 ottobre 2005, nel respingere il gravame della pensionata, rilevava che correttamente l’Istituto aveva proceduto alla riduzione della pensione, mediante la eliminazione della integrazione al minimo, in base alla ridefinizione del trattamento ai sensi della L. n. 153 del 1969, art. 8; nè poteva influire che sulla pensione in godimento fosse stata attribuita la maggiorazione di cui al D.P.C.M. 16 dicembre 1989.

Avverso questa sentenza la G. propone ricorso per cassazione deducendo un unico e articolato motivo di impugnazione. L’istituto resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’unico motivo denuncia “falsa ed errata applicazione della L. 30 aprile 1969, n. 153, art. 8; falsa ed errata applicazione della L. 29 dicembre 1990, n. 407, art. 7”. Si lamenta che la sentenza impugnata non abbia considerato che la pensione della ricorrente aveva fruito della maggiorazione prevista dal D.P.C.M. 16 dicembre 1989 e, in virtù del relativo importo, era superiore al trattamento minimo, sicchè non poteva operare alcuna riduzione della “quota integrata” a seguito della liquidazione del “pro-rata” estero.

Il ricorso non è fondato.

Nell’ipotesi di trattamenti pensionistici liquidati, in virtù di convenzioni internazionali, per effetto del cumulo dei contributi versati in Italia con quelli corrisposti in un Paese estero, e pagati “pro-rata”, la L. n. 153 del 1969, art. 8 che ha ad oggetto pensioni il cui diritto “è acquisito in virtù del cumulo di periodi assicurativi e contributivi previsti da accordi o convenzioni internazionali in materia di assicurazioni sociali”, è disposizione speciale intesa a regolare le pensioni che si conseguono con il cumulo di periodi assicurativi svolti in Italia e all’estero. Detta norma prevede che, quando sussistono i prescritti requisiti secondo la legge italiana, viene erogata una anticipazione della pensione INPS, in attesa della maturazione del “pro-rata” estero, e questa anticipazione deve essere integrata al minimo. La medesima norma dispone poi che l’integrazione al minimo verrà riassorbita quando, e nella misura in cui, verrà erogato il “pro-rata” estero, essendo ovviamente incongruo continuare ad integrare il “pro-rata” italiano allorquando, con la maturazione del trattamento estero, la pensione complessivamente percepita diventi superiore al trattamento minimo (cfr. Cass. n. 3220 del 2006).

Il meccanismo del riassorbimento dell’integrazione al minimo deve operare anche per i “pro-rata” che abbiano avuto la maggiorazione prevista dal D.P.C.M. 16 dicembre 1989, art. 1 poichè quest’ultima disposizione prevede soltanto un meccanismo peculiare per cui, a differenza di quanto avviene nella generalità dei casi, la integrazione al minimo viene corrisposta anche se la pensione a calcolo è superiore al minimo, al fine di assicurare a questa categoria di pensionati l’aumento della prestazione in una determinata consistenza. Ma le pensioni oggetto di tale maggiorazione sono e restano integrate al trattamento minimo anche con la applicazione degli aumenti ivi previsti, essendo intento del legislatore che i medesimi non siano utilizzati per aumentare la pensione a calcolo, ma si traducano in aumento effettivo della pensione da erogare, e restando anche operante il divieto di cumulo della pensione “maggiorata” con altre pensioni integrate al minimo (cfr. Cass. n. 4672 del 2008).

Nella specie, pertanto, è corretta la riduzione operata dall’Istituto ai sensi della L. n. 153 del 1969, art. 8.

In conclusione, il ricorso è respinto.

Nulla per le spese del giudizio ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c. (nel testo, applicabile rotione temporis, anteriore alle modifiche introdotte dal D.L. n. 269 del 2003, convertito nella L. n. 326 del 2003).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2010

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA