Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5552 del 08/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2010, (ud. 14/01/2010, dep. 08/03/2010), n.5552

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 7293-2007 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati FABIANI

GIUSEPPE, TRIOLO VINCENZO, giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

M.F., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato RINALDI GIUSEPPE, giusta mandato a margine del

controricorso;

– controricorrente –

e contro

FALLIMENTO PIERRE CONFEZIONI MODA DI CAPUTO M. GRAZIA & C.

S.A.S.;

– intimata –

avverso la sentenza n, 764/2006 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 09/11/2006 r.g.n. 552/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/01/2010 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE MELIADO’;

udito l’Avvocato CORETTI ANTONONIETTA per delega TRIOLO VINCENZO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per dichiarazione di

inammissibilità del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza in data 26.10/9.11.2006 la Corte di appello di Catania confermava la sentenza resa dal Tribunale della stessa sede il 12.3.2004, che aveva accolto la domanda proposta da M.F. per conseguire, fra l’altro, il pagamento dei crediti di lavoro previsti dal D.Lgs. n. 80 del 1992, art. 2.

Osservava la corte territoriale che, a fronte della contestazione, da parte della lavoratrice, della percezione di alcuna somma in relazione alle tre ultime mensilità del rapporto di lavoro richieste con la domanda di insinuazione al passivo, era onere dell’INPS, o della curatela del fallimento, di dimostrare l’intervenuto pagamento di tali mensilità e, quanto alla mancata menzione, nel decreto di ammissione al passivo, degli acconti corrisposti, che il Tribunale aveva fatto corretta applicazione dell’art. 1193 c.c., a mente del quale, in assenza di imputazione volontaria da parte del debitore, il pagamento va imputato al debito più antico. Per la cassazione della sentenza propone ricorso l’INPS con un unico motivo. Resiste M.F. con controricorso, illustrato con memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con un unico motivo, svolto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 l’Istituto ricorrente prospetta violazione del D.Lgs. n. 80 del 1992, art. 2, comma 1 e dell’art. 12 disp. gen. ed, al riguardo, osserva che la disposizione di legge in questione limita il campo di applicazione della tutela del Fondo di Garanzia, con riferimento ai crediti di lavoro diversi da quelli spettanti a titolo di trattamento di fine rapporto, ai crediti retributivi maturati, ed eventualmente rimasti insoddisfatti, nell’ultimo periodo di vigenza del rapporto di lavoro (tre mesi prima della cessazione), per cui i giudici di merito avrebbero dovuto limitare l’accertamento dell’obbligo del Fondo alle retribuzioni insolute relative ai mesi dal giugno all’agosto 1995, fermo restando l’onere per la lavoratrice di determinare l’esatto ammontare delle retribuzioni maturate e non corrisposte dal datore di lavoro in questo ambito temporale. Il ricorso è inammissibile per mancata osservanza dell’art. 366 bis c.p.c..

Deve, infatti, ribadirsi, in conformità all’insegnamento di questa Suprema Corte, che il principio di diritto che la parte ha l’onere di formulare espressamente nel ricorso per cassazione a pena di inammissibilità deve consistere in una chiara sintesi logico- giuridica della questione sottoposta al vaglio del giudice di legittimità, formulata in termini tali che dalla risposta negativa o affermativa che ad essa si dia discenda in modo univoco l’accoglimento o il rigetto del gravame, con la conseguenza che deve ritenersi inammissibile non solo il ricorso nel quale il quesito manchi, ma anche quello nel quale sia formulato in modo inconferente rispetto all’illustrazione dei motivi di impugnazione (cfr. SU n. 20360/2007).

Il quesito posto dall’Istituto (“se l’accertamento delle retribuzioni non corrisposte dal datore di lavoro risultanti dallo stato passivo in misura complessiva, e non dettagliatamente con riguardo alle ultime tre mensilità del rapporto di lavoro, precluda in un ordinario giudizio di cognizione un’autonoma e distinta liquidazione della quota riferibile al Fondo di garanzia”) non risulta conforme a tale canone interpretativo, in quanto, da un lato, non attinente con le ragioni espresse nell’articolazione del motivo, che si incentra essenzialmente nell’assolvimento dell’onere della prova dell’inadempimento, alla luce della struttura normativa della fattispecie; dall’altro generico, perchè non si scorge sulla base di quale presupposto legale si possa affermare che l’insinuazione al passivo del fallimento di un credito complessivo per retribuzioni non corrisposte possa precludere, in un ordinario giudizio di cognizione, l’accertamento del pagamento delle ultime tre mensilità. Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e vanno distratte in favore del procuratore, che se ne è dichiarato anticipatario.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’INPS al pagamento delle spese che liquida in Euro 18,00 per esborsi ed in Euro 1.500,00 per onorario di avvocato, oltre a spese generali, IVA e CPA, distraendole in favore del procuratore.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2010

 

 

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