Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5544 del 06/03/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. lav., 06/03/2017, (ud. 02/12/2016, dep.06/03/2017),  n. 5544

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17833-2011 proposto da:

D.S.L., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIALE MAZZINI 55, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE

COLETTA, rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO CASTIELLO,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO ED AGRICOLTURA DI

BENEVENTO, C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIALE TUPINI 133, presso

lo studio dell’avvocato ROBERTO BRAGAGLIA, rappresentata e difesa

dagli avvocati VINCENZO REGARDI, GIULIO GOMEZ D’AYALA, giusta delega

in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8438/2010 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 09/04/2011 r.g.n. 10398/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/12/2016 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito l’Avvocato SANDRO MICELISOPO per delega verbale Avvocato

ANTONIO CASTIELLO;

udito l’Avvocato GIUSEPPE PICA per delega verbale Avvocato REGARDI

VINCENZO;

udito l’Avvocato GIULIO D’AYALA GOMEZ;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO Riccardo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. D.S.L. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Napoli la Camera di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura di Benevento (anche CCIA, di seguito) perchè fosse accertata l’illegittimità del provvedimento di collocamento in disponibilità n. 36 del 2005, previa disapplicazione del piano triennale di fabbisogno del personale ad esso coevo, e per ottenere la condanna della convenuta al pagamento delle differenze tra l’indennità percepita durante il periodo di disponibilità e la retribuzione spettante, ed al risarcimento del danno alla salute sofferto a causa della condotta mobbizzante realizzata in suo danno e del danno non patrimoniale determinato dalla dequalificazione professionale.

2. Il Tribunale accolse le domande correlate alla procedura di collocamento in disponibilità e respinse le domande risarcitorie.

3. La Corte di Appello di Napoli, adita in via principale dalla Camera di Commercio ed in via incidentale dal D., in parziale riforma della sentenza di primo grado ha respinto l’intera domanda del lavoratore.

4. La Corte territoriale, per quanto ancora oggi rileva, ha ritenuto che: il presupposto causale dell’applicazione della disciplina di mobilità collettiva è costituito dalla rilevazione dell’eccedenza; è sufficiente che nel corso della programmazione triennale o annuale del fabbisogno di personale e della conseguente determinazione delle dotazioni organiche si rilevi uno squilibrio tra obiettivi dell’amministrazione e numero di personale impiegato; il procedimento dettato per la definizione delle piante organiche, di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 6 e ss., costituisce presupposto necessario del collocamento in disponibilità; nei casi, quali quello dedotto in giudizio, l’eccedenza è relativa ad un numero di unità inferiore a 10, la Pubblica Amministrazione non è tenuta alla consultazione sindacale per il collocamento in disponibilità, ma è solo obbligata a provare l’impossibilità di reimpiego; siffatto onere probatorio era stato nel concreto assolto in quanto il piano triennale allegato al provvedimento di rideterminazione della pianta organica conteneva dettagliati riferimenti alla necessità di aumentare il numero dei posti richiedenti lo svolgimento di mansioni di concetto (categoria C) e la inutilità dei posti della categoria B, nella quale era inquadramento del D., potendo il lavoro degli autisti essere sostituito con servizi di noleggio con conducente; la prova articolata in ricorso aveva dimostrato la necessità delle esigenze organizzative; risultava dimostrata l’impossibilità di ricollocare il D. nell’ambito della Amministrazione e l’attivazione da parte di quest’ultima delle attività previste dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 34 volte alla ricollocazione del lavoratore presso altre amministrazioni.

5. La Corte territoriale ha, inoltre, ritenuto che: il D., cessato il rapporto di lavoro non aveva interesse ad agire per l’accertamento dell’illegittimità delle sanzioni disciplinari, non avendo la loro applicazione comportato danno patrimoniale; le sanzioni irrogate erano legittime sul piano formale e sostanziale essendovi prova della commissione dei fatti oggetto di contestazione; venute meno le mansioni del D. correlate al protocollo cartaceo, a seguito dell’introduzione di quello informatizzato, non era configurabile alcun demansionamento a seguito della attribuzione del lavoratore delle sole mansioni di autista; la sistemazione del lavoratore in un ambito spaziale più ristretto era stato determinato dalla necessità di ospitare il lavoratori distaccati, per l’avvio del protocollo informatico; non era emersa alcuna condotta vessatoria in danno del D..

6. Avverso tale sentenza D.S.L. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, al quale resiste con controricorso la Camera di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura di Benevento.

7. Le parti hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Sintesi dei motivi.

8. Con il primo motivo, il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, erronea e falsa interpretazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 6 e 33.

9. Sostiene che, diversamente da quanto statuito dalla Corte territoriale, dalla formulazione letterale e dalla ratio dell’art. 33 si desumerebbe che il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 33, comma 2 impone anche nei casi di eccedenze inferiori a dieci unità di personale l’attivazione della procedura di concertazione sindacale per il collocamento in disponibilità.

10. Assume, inoltre, che il provvedimento di determinazione della pianta organica, prodromico all’adozione dei provvedimenti di collocamento in disponibilità, non potrebbe avere altro contenuto che quello relativo alla individuazione delle eccedenze e non potrebbe disporre in ordine alla messa in disponibilità degli eccedentari.

11. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, motivazione contraddittoria ed omessa su un punto decisivo, per avere la Corte territoriale ritenuto che la Camera di Commercio aveva assolto gli oneri probatori sull’ impossibilità di impiegare esso ricorrente in altre differenti mansioni. Assume che la Corte territoriale non avrebbe tenuto conto del fatto che la stessa Camera di Commercio aveva dedotto il sottodimensionamento dei dipendenti inquadrati, come esso ricorrente, nella categoria B1; si sarebbe limitata ad affermare che l’attività degli autisti poteva essere sostituita dal servizio di noleggio di auto con conducente e avrebbe affermato contraddittoriamente che era stata fornita la prova sulla impossibilità di ricollocazione di esso ricorrente nell’ambito della stessa CCIA, anche attraverso accordi di “dequalificazione”, pur avendo accertato che esso ricorrente era stato addetto alle mansioni di protocollazione informatica.

12. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 omessa ed insufficiente motivazione su un punto decisivo per avere la Corte territoriale escluso in capo alla datrice di lavoro intenti persecutori e vessatori.

13. Esame dei motivi.

14. Preliminarmente vanno rigettate le eccezioni di inammissibilità del ricorso formulate dalla resistente perchè l’esposizione delle ragioni che sorreggono ciascun motivo è formulata in conformità alle prescrizioni contenute nell’art. 366 c.p.c., n. 4, nella lettura datane da questa Corte (ex plurimis Cass. S.U. 24.7.2013 n. 17931). Il ricorrente ha, infatti, indicato in maniera chiara e puntuale i motivi di dissenso con critico e puntuale confronto con la sentenza in punto di interpretazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 33 e con le motivazioni che sorreggono le diverse statuizioni in essa contenute

15. Tanto premesso il primo motivo è infondato.

16. Va precisato che non è in discussione (sentenza impugnata, pg. 5 sentenza 4 capoverso) che, a monte del collocamento in diponibilità dell’odierno ricorrente, vi era stato un provvedimento dì revisione della pianta organica, adottato il 14.6.2005 all’esito della procedura sindacale attivata in data 13.6.2005 ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 6, comma 1 (nel testo applicabile “ratione temporis” antecedente alla modifica introdotta dal D.L. 10 gennaio 2006, n. 4, art. 11, comma 1 convertito con modificazioni dalla L. 9 marzo 2006, n. 80) e dell’art. 7 del CCNL di Area, provvedimento che aveva previsto la soppressione dei due posti di autista. Va osservato che la Corte territoriale ha affermato, che, proprio come sostiene il ricorrente, il procedimento dettato per la definizione delle piante organiche ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 6 è presupposto necessario e prodromico del collocamento in disponibilità.

17. Le reali ragioni di dissenso rispetto alla statuizione contenuta nella sentenza impugnata vertono, in realtà, sulla necessità o meno dell’ attivazione della procedura sindacale, prevista dall’art. 33, comma 1 nei casi, quali quello dedotto in giudizio, in cui l’eccedenza di personale riguardi un numero di unità di personale inferiore a dieci unità. Necessità negata dalla Corte territoriale e postulata come imprescindibile dall’odierno ricorrente.

18. Il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 33 (nel testo applicabile “ratione temporis” antecedente alle modifiche apportate dal D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150 e, successivamente, dal D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122 e dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, dal D.L. 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 135) stabilisce che al comma 1 che “Le pubbliche amministrazioni che rilevino eccedenze di personale sono tenute ad informare preventivamente le organizzazioni sindacali di cui al comma 3 e ad osservare le procedure previste dal presente articolo. Si applicano, salvo quanto previsto dal presente articolo, le disposizioni di cui alla L. 23 luglio 1991, n. 223, ed in particolare l’art. 4, comma 11 e l’art. 5, commi 1 e 2, e successive modificazioni ed integrazioni”.

19. Il comma 2 dispone che “Il presente articolo trova applicazione quando l’eccedenza rilevata riguardi almeno dieci dipendenti. Il numero di dieci unità si intende raggiunto anche in caso di dichiarazioni di eccedenza distinte nell’arco di un anno. In caso di eccedenze per un numero inferiore a 10 unità agli interessati si applicano le disposizioni previste dai commi 7 e 8”.

20. I commi 3, 4 e 5 disciplinano le fasi, il contenuto ed i tempi della procedura di consultazione sindacale, mentre il comma 6 definisce gli ambiti di intervento della contrattazione collettiva nazionale per la gestione delle eccedenze di personale attraverso il passaggio diretto ad altre amministrazioni nell’ambito della provincia o in quello diverso che, in relazione alla distribuzione territoriale delle amministrazioni o alla situazione del mercato del lavoro, sia stabilito dai contratti collettivi nazionali.

21. Il comma 7, oggetto, insieme al comma 8, di espresso rinvio da parte del comma 2 prevede che “Conclusa la procedura di cui ai commi 3, 4 e 5, l’amministrazione colloca in disponibilità il personale che non sia possibile impiegare diversamente nell’ambito della medesima amministrazione e che non possa essere ricollocato presso altre amministrazioni, ovvero che non abbia preso servizio presso la diversa amministrazione che, secondo gli accordi intervenuti ai sensi dei commi precedenti, ne avrebbe consentito la ricollocazione”.

22. Il comma 8 regola le obbligazioni inerenti il rapporto di lavoro nel periodo di collocamento in disponibilità (“restano sospese tutte le obbligazioni inerenti al rapporto di lavoro e il lavoratore ha diritto ad un’indennità pari all’80 per cento dello stipendio e dell’indennità integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi altro emolumento retributivo comunque denominato, per la durata massima di ventiquattro mesi”).

23. Deve ritenersi che il rinvio al comma 7, operato dal comma 2 del citato art. 33, lungi dall’imporre all’Amministrazione l’obbligo di attivare e seguire le procedure di concertazione previste e disciplinate nei commi 3, 4, 5, fa carico alla medesima di far precedere il collocamento in disponibilità da ogni possibile tentativo di “repechage” dei lavoratori in esubero, pure al di sotto della soglia numerica di 10 unità. L’ampia dizione dell’art. 33, comma 7 (“personale che non sia possibile collocare diversamente”) ricostruisce in maniera chiara ed inequivoca l’obbligo dell’amministrazione, imponendo a quest’ultima non di seguire le procedure previste nei commi 3, 4, 5, ma solo di tentare ogni possibile riutilizzazione di tale personale prima del collocamento in disponibilità, attraverso qualunque forma utile a raggiungere l’obiettivo e, dunque, anche mediante il ricorso alle tipologie di utilizzazione cui è possibile addivenire mediante accordo nel corso della procedura di messa in disponibilità, con esclusione degli accordi di cd “dequalificazione”, i quali devono obbligatoriamente intervenire nel corso della procedura di mobilità, ma con la possibilità di stipulare accordi individuali di modificazione “in peius”.

24. L’opzione interpretativa innanzi esplicitata è non solo conforme al dato letterale delle singole disposizioni contenute nell’art. 33, che insieme ne ricostruiscono la portata ed il complessivo significato, ma anche all’evoluzione legislativa dell’istituto, ove si consideri che il D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 35, comma 2 come modificato dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, art. 16, comma 1 si limitava a prevedere che “il presente articolo si applica solo quando l’eccedenza rilevata riguardi almeno 10 dipendenti”. Il legislatore in sede di modifica ha, per un verso, mantenuto l’obbligo del ricorso alla procedura sindacale solo in relazione alle eccedenze superiori alle dieci unità, in cui l’entità del fenomeno di eccedenza postula la necessità del filtro sindacale e, per altro verso, ha inteso assicurare il massimo del ventaglio di alternative alla disponibilità anche per le piccole eccedenze, e ciò per evitare che gli eccedentari al di sotto delle 10 unità siano penalizzati nella ricerca della ricollocazione.

25. Il secondo motivo è infondato perchè la Corte territoriale, dopo avere precisato che l’onere di provare la legittimità del collocamento in disponibilità grava sulla Amministrazione datrice di lavoro, ha spiegato in maniera esaustiva e lineare che la soppressione del servizio autisti e la sua sostituzione con il servizio esterno di “noleggio con conducente” era stato provato dalla Amministrazione, la quale aveva anche dimostrato la impossibilità di riutilizzare il ricorrente nell’ambito della stessa amministrazione. Nella sentenza è stato fatto riferimento alle nuove attribuzioni delle Camere di Commercio ed al Piano Triennale ed annuale ed è stato chiarito che da quest’ultimo emergeva la scopertura nell’ambito delle mansioni di concetto, proprie della categoria C e del profilo professionale di operatore del centro elettronico, qualifica e profili diversi incontestatamente diversi da quelli neì quali il lavoratore era inquadrato.

26. Altrettanto puntuale e priva di vizi logici è la parte della sentenza che ha dato conto delle ragioni della presenza all’interno della CCIA dei lavoratori alle dipendenze di Infocamere, spiegando che a quest’ultima era stato data in appalto l’informatizzazione del servizio del protocollo, e che detti lavoratori al tempo della introduzione del protocollo informatico (marzo-maggio 2004) operavano in posizione di comando temporaneo. La Corte territoriale, inoltre, ha rilevato che successivamente al collocamento in disponibilità del D. era stati assunti tre lavoratori di categoria C con contratti a tempo determinato non rinnovati alla scadenza del termine e che la CCIA aveva dato prova di avere effettuato la comunicazione prevista dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 34 circostanza non oggetto di contestazione.

27. Le prospettazioni difensive esposte nel motivo in esame sono inammissibili nella parte in cui, sotto l’apparente denuncia di vizi motivazionali sollecitano una nuova, inammissibile, lettura del materiale istruttorio (Cass. SSU 24148/2013, 8054/2014; Cass. 1541/2016, 15208/2014, 24148/2013, 21485/2011, 9043/2011, 20731/2007; 181214/2006, 3436/2005, 8718/2005).

28. Il terzo motivo è infondato nella parte in cui addebita alla sentenza vizi di motivazione omessa ed insufficiente. La linearità ed esaustività della motivazione, che ha analizzato i molteplici elementi fattuali emersi dall’istruttoria e, ad un tempo, ha valutato nel complesso la condotta dell’Amministrazione, resiste alle censure formulate, senza che possa attribuirsi rilievo al fatto che nella motivazione sarebbe mancato l’esame dell’episodio che vide in D. in contrasto oppositivo con figure di vertice della CCIA. Va osservato, a prescindere dal rilievo che mancano precise allegazioni sulla decisività di detta circostanza da sè sola per l’affermazione della vessatorietà e pretestuosità del collocamento in disponibilità, che il giudice del merito è libero di scegliere le risultanze istruttorie ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti in discussione, di dare liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge e non è tenuto a dare conto di tutte le acquisizioni probatorie (ex plurimis Cass. SS.UU. 5802/1998 e 2418/2013, Cass. 18119/2008, 1014/2006, 15355/2004, 1892/2002).

29. Le prospettazioni difensive esposte nel motivo in esame sono inammissibili nella parte in cui, sotto l’apparente denuncia di vizi motivazionali sollecitano una nuova, inammissibile, lettura del materiale istruttorio (punto 28 di questa sentenza).

30. Le spese sono compensate avuto riguardo alla novità della questione in diritto posta con il primo motivo di ricorso.

PQM

LA CORTE

Rigetta il ricorso.

Dichiara compensate le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 2 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 marzo 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA