Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5538 del 08/03/2010

Cassazione civile sez. I, 08/03/2010, (ud. 10/12/2009, dep. 08/03/2010), n.5538

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

D.T.C., (c.f. (OMISSIS)), M.A.L.

in proprio, domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

CIVILE DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato MARRA ALFONSO LUIGI, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI;

– intimata –

sul ricorso 34261-2006 proposto da:

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del Presidente del

Consiglio pro tempore, domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

D.T.C.;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositato il

08/11/2005, n. 408/05 R.G.A.D.;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/12/2009 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA CULTRERA;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PIETRO ABBRITTI che chiede a codesta Sezione della Suprema Corte di

volere accogliere il ricorso del D.T. per quanto di ragione; e

respingere quello incidentale.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

D.T.C., con ricorso per Cassazione notificato il 28 novembre 2006, ha impugnato il decreto della Corte d’appello di Napoli depositato l’8 novembre 2005 che, in parziale accoglimento della sua domanda di equa riparazione in relazione a giudizio, introdotto innanzi al TAR Campania con ricorso del 6.7.96 e definito con sentenza 22.10.2003, in relazione ad eccesso di durata di 4 anni e tre mesi rispetto al limite di ragionevolezza apprezzato in tre anni, ha liquidato il danno non patrimoniale su base annua di Euro 400,00, compensando le spese processuali.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri intimata ha spiegato difesa con controricorso proponendo a sua volta ricorso incidentale in base ad unico motivo.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente deve disporsi la riunione dei ricorsi ai sensi dell’art. 335 c.p.c., siccome proposti avverso la medesima decisione.

Il primo motivo del ricorso principale, con cui la ricorrente richiama l’obbligo del giudice nazionale di uniformarsi alla giurisprudenza CEDU vincolante in sede nazionale è inammissibile.

Premesso che la Corte territoriale si è uniformata al limite di congruità anni indicato in sede europea in ordine alle controversie lavoristiche, resta da osservare che sarebbe stato onere della ricorrente provare che le evenienze del caso concreto avrebbero consentito di definire il processo in tempo più rapido; nè di certo tale onere può ritenersi assolto mediante astratti richiami enunciati privi di correlazione con la fattispecie esaminata.

Analoga sorte meritano le censure con cui si lamenta omessa liquidazione del bonus forfetario di Euro 2.000,00, in maniera parimenti generica. La Corte di Strasburgo ha riconosciuto tale somma in relazione a determinate controversie di particolare importanza tra le quali ha inserito le cause previdenziali, ma ciò non vuoi dire che ogni causa di tale natura sia per ciò solo importante, e la relativa valutazione è rimessa all’apprezzamento dell’organo di merito, che essendogli concessa la facoltà discrezionale di adattare alla fattispecie i criteri indicativi di liquidazione, può comprendere nella determinazione della componente non patrimoniale anche il “bonus” in discussione ove ritenga la particolare incidenza della natura della causa sul patema denunciato. Nè ciò implica obbligo di specifica motivazione, che devesi ritenere implicita.

In ordine alla riferibilità dell’indennizzo liquidato al solo eccesso di durata, si richiamano i precedenti di questa Corte nn. 3716, 1354 e 10415 del 2008.

Le censure in punto liquidazione del danno sono invece fondate poichè la Corte di merito si è discostata dallo standard medio elaborato in sede europea e di regola applicato in sede nazionale, in misura irragionevole e non logicamente giustificata, sostanzialmente disapplicandolo.

Le censure in punto spese restano assorbite.

Il ricorso incidentale devesi dichiarare infondato. La consapevolezza dell’infondatezza della pretesa esercitata nel processo presupposto, ovvero l’asserita scarsa probabilità di successo dell’iniziativa giudiziaria intrapresa, desunta dal costante orientamento contrario assunto dall’autorità amministrativa, attribuita dalla ricorrente alla parte istante ma rimasta indimostrata dall’amministrazione che era onerata in sede di merito della relativa prova, incide sulla misura dell’indennizzo liquidabile a titolo di equa riparazione, ma non ne esclude il postulato, rappresentato comunque dallo stress connaturato al perdurare ingiustificato oltre il limite di ragionevolezza della vicenda processuale, a meno che non dia luogo ad abuso del processo, dunque a lite temeraria (cfr. Cass. n. 21088/2005).

L’impugnato decreto deve perciò essere cassato in relazione ai motivi accolti e, non necessitando ulteriori indagini istruttorie, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., liquidando in favore del ricorrente equo indennizzo, in Euro 3.450,00 (su base annua di Euro 750,00 ed Euro 1.000,00 per il tempo residuo) oltre interessi legali dalla domanda al saldo, con condanna dell’amministrazione resistente al pagamento della differenza tra suddetta somma e quella già eventualmente riscossa in esecuzione del decreto impugnato nonchè delle spese processuali liquidate come da dispositivo, disponendone la compensazione per la metà in relazione alla presente fase di legittimità in ragione del parziale accoglimento dei motivi. Con attribuzione in favore del procuratore antistatario per dichiarato anticipo.

P.Q.M.

Riuniti i ricorsi, accoglie il ricorso principale nei termini di cui in motivazione e rigetta l’incidentale. Cassa il decreto impugnato in relazione ai motivi accolti e decidendo nel merito liquida in favore dell’istante la somma di Euro 3.450,00 e condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore del ricorrente della differenza tra suddetta somma e quella già eventualmente riscossa in esecuzione del decreto impugnato, oltre interessi legali dalla domanda al saldo e delle spese processuali che liquida per la fase di merito in Euro 100,00 per esborsi, Euro 400,00 per diritti ed Euro 700,00 per onorario.

Compensa per la metà le spese del presente giudizio di legittimità e condanna l’amministrazione soccombente al pagamento del residuo che liquida in Euro 500,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre ancora spese generali ed accessori di legge per entrambe le liquidazioni, con attribuzione in favore dell’Avv. Alfonso Luigi Marra per entrambe le liquidazioni.

Così deciso in Roma, il 10 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2010

 

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