Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5527 del 06/03/2017

Cassazione civile, sez. II, 06/03/2017, (ud. 20/01/2017, dep.06/03/2017),  n. 5527

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16811-2013 proposto da:

L.E. (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato

ELISABETTA ALESSANDRA come da delega in atti;

– ricorrenti –

contro

PREFETTURA UTG ROMA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 25472/2012 del TRIBUNALE di ROMA, depositata

il 31/12/2012;

La Corte, riunita nella camera di consiglio ex art. 380 bis 1 del

20/1/2017, udita la relazione del consigliere Antonello Cosentino.

Fatto

RILEVATO

che:

L.E. ha proposto ricorso, sulla scorta di cinque motivi, per la cassazione della sentenza con cui il tribunale di Roma, confermando la sentenza del giudice di pace della stessa città, ha rigettato l’opposizione da lei proposta avverso l’ordinanza ingiunzione emessa dal prefetto di Roma relativamente alla violazione del disposto dell’art. 158 C.d.S. (divieto di sosta) contestata con verbale di accertamento del 9/6/2006, con riferimento all’autovettura targata (OMISSIS), all’opponente in qualità di trasgressore ed al signor V.S. in qualità di proprietario;

la Prefettura di Roma non ha spiegato attività difensiva in questa sede; considerato che:

il primo motivo di ricorso, riferito alla violazione dell’art. 2967 c.c., va giudicato fondato, perchè la sentenza gravata, affermando (a pag. 3, ultimo rigo) che “era onere della parte appellante fornire la documentazione utile a provare le circostanze poste a fondamento del predetto ricorso amministrativo (i.e. del ricorso al prefetto avverso il verbale di contestazione, n.d.r.) ha trascurato il principio più volte affermato da questa Corte (cfr. Cass. 5277/07) che, nel procedimento di opposizione al provvedimento irrogativo di una sanzione amministrativa pecuniaria, l’Amministrazione, pur essendo formalmente convenuta in giudizio, assume sostanzialmente la veste di attrice; spetta, quindi, ad essa, ai sensi dell’art. 2697 c.c., fornire la prova dell’esistenza degli elementi di fatto integranti la violazione contestata e della loro riferibilità all’intimato, mentre compete all’opponente, che assume formalmente la veste di convenuto, la prova dei fatti impeditivi o estintivi;

il secondo motivo, relativo alla violazione dell’art. 345 c.p.c., u.c., ed al vizio di motivazione in ordine alla mancata ammissione della prova documentale offerta con l’appello dell’opponente, risulta assorbito dall’accoglimento del primo;

il terzo motivo – relativo all’omesso esame del fatto decisivo, risultante dallo stesso verbale di contestazione, che il proprietario del veicolo in questione era il sig. V.S. – è anch’essefondato, non contenendo la sentenza gravata alcuna illustrazione delle ragioni per cui la responsabilità dell’infrazione al divieto di sosta fosse da riferire a persona diversa da quella a cui nel verbale di contestazione veniva ascritta la proprietà del veicolo;

il quarto motivo – relativo alla denunciata violazione del disposto dell’art. 738 c.p.c. ed al vizio motivazionale in cui il tribunale sarebbe incorso affermando che la ricorrente avrebbe dovuto produrre copia del ricorso al prefetto al più tardi entro la prima udienza di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 23, senza considerare che essa ricorrente non aveva proposto alcun ricorso al prefetto (proposto invece del signor V.) – risulta assorbito dall’accoglimento dei motivi primo e terzo;

il quinto motivo, relativo all’omessa pronuncia sul motivo di appello con cui l’opponente aveva lamentato di non aver mai ricevuto la notifica del verbale di contestazione dal quale era scaturita l’impugnata ordinanza ingiunzione risulta inammissibile, non risultando dalla sentenza gravata (nè dalla narrativa del ricorso per cassazione) che la doglianza relativa all’omessa notifica del verbale di contestazione fosse stata sollevata dall’ odierna ricorrente nel ricorso in opposizione all’ordinanza ingiunzione introduttivo del primo grado del presente giudizio; è fermo orientamento di questa Corte, d’altra parte, che, in tema di sanzioni amministrative, il giudice dell’opposizione L. 24 novembre 1981, n. 689, ex art. 22 non ha il potere di annullare d’ufficio il provvedimento impugnato per ragioni diverse da quelle indicate nell’atto di opposizione (Cass. 22637/13, Cass. 18288/10, Cass. 13751/06);

in definitiva il ricorso va accolto in relazione ai motivi primo e terzo, assorbiti il secondo e il quarto e disatteso il quinto.

PQM

accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza gravata in relazione alle censure accolte, rinvia al tribunale di Roma in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 20 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 marzo 2017

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