Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5516 del 06/03/2017


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Cassazione civile, sez. I, 06/03/2017, (ud. 13/01/2017, dep.06/03/2017),  n. 5516

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria C. – Presidente –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria G.C. – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8044/2014 proposto da:

R.G. S.n.c. (già R.G. & P. s.n.c.),

nella qualità di mandataria dell’Associazione Temporanea d’Imprese

R.G. & P. s.n.c. – I.C.I.M. S.r.l., in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

Roma, Via Laura Mantegazza n.24, presso il dott. G.M.,

rappresentata e difesa dall’avvocato Di Cagno Alessandro, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

A.G., D.T.A., D.T.N.;

– intimati –

e contro

A.G., vedova D.T., D.T.A., D.T.N.,

elettivamente domiciliati in Roma, Via Archimede n.44, presso

l’avvocato Tartaglia Roberto, rappresentati e difesi dall’avvocato

Ventura Costantino (anche in proprio nella qualità di distrattario

delle spese), giusta procura a margine del controricorso e ricorso

incidentale;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

contro

R.G. S.n.c. (già R.G. & P. s.n.c.),

nella qualità di mandataria dell’Associazione Temporanea d’Imprese

R.G. & P. s.n.c. – I.C.I.M. S.r.l., in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

Roma, Via Laura Mantegazza n.24, presso il dott. G.M.,

rappresentata e difesa dall’avvocato Di Cagno Alessandro, giusta

procura a margine del controricorso al ricorso incidentale;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 887/2013 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 07/08/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/01/2017 dal cons. SAMBITO MARIA GIOVANNA C.;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato A. DI CAGNO che ha chiesto

l’accoglimento del proprio ricorso;

udito, per i controricorrenti e ricorrenti incidentali, l’Avvocato C.

VENTURA che si riporta per l’accoglimento del proprio ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale PRATIS

PIERFELICE che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.

Fatto

FATTI DI CAUSA

A.G. ved. D.T. nonchè D.T.A. e N. convennero in giudizio davanti al Tribunale di Bari la Associazione temporanea d’imprese (A.T.I.) R.G. e P. (capogruppo) ed Icim s.n.c. affidataria dei lavori per la sistemazione della tangenziale di Bari, chiedendone la condanna al pagamento dell’indennità per il periodo di occupazione legittima, ed al risarcimento del danno per l’occupazione sine titulo di un fondo di loro proprietà.

Il Tribunale adito, rigettata l’eccezione di carenza di legittimazione passiva sollevata dalla convenuta, la condannò al risarcimento del danno (liquidato in Lire 48.084.424) ed al pagamento dell’indennità per l’occupazione legittima, (liquidata in Lire 10.502.660), ma la sentenza, impugnata da entrambe le parti, fu riformata dalla Corte d’Appello di Bari, che ritenne l’ATI estranea alla vicenda espropriativa per avere agito in nome e per conto dell’Anas e considerò assorbito l’appello incidentale.

La decisione fu cassata da questa Corte, che, con sentenza n. 11849 del 2007, affermò il principio secondo cui in caso di ultimazione dei lavori da parte del soggetto delegato al compimento dell’opera pubblica in pendenza del termine di occupazione temporanea legittima, e di mancata tempestiva emanazione del decreto di esproprio, occorreva distinguere il caso di delega alla realizzazione dell’opera – in cui restava esclusa la responsabilità del delegato – da quello in cui la delega comprendeva anche il compimento delle procedure amministrative preordinate all’esproprio, in cui il delegato doveva ritenersi “compartecipe, attraverso la propria condotta omissiva, dell’illecito in cui si concreta la trasformazione del fondo in assenza di titolo, in applicazione dei principi, desumibili dagli artt. 2043 e ss. c.c., per cui chiunque abbia dato un contributo causale al danno ingiusto, ne deve rispondere (Cass. 20.5.2006, n. 11890)…”.

Riassunto il giudizio, la Corte d’Appello, con la sentenza indicata in epigrafe, ritenne che: a) la statuizione assolutoria relativa alla pretesa indennitaria era ormai passata in giudicato; b) l’espropriazione indiretta era inidonea ad operare il trasferimento della proprietà, salvo un futuro provvedimento di acquisizione sanante; c) era ravvisabile il danno da illecito permanente da mancato godimento dell’immobile detenuto sine titulo e da liquidarsi in ragione degli interessi pari al 5% sul valore venale della superficie destinata a strada; d) la voce relativa al deprezzamento del fondo residuo non andava riconosciuta perchè presupponeva il perfezionamento dell’accessione invertita, che non era configurabile; d) non sussistevano i presupposti per la condanna al risarcimento del danno ex art. 96 c.p.c..

Per la cassazione della sentenza, ha proposto ricorso, in via principale, l’Impresa affidato a quattro motivi; in via incidentale gli A. – D.T. con sei motivi, resistiti con controricorso dalla Società. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Disattesa, preliminarmente, l’eccezione

d’inammissibilità dell’intero ricorso, sollevata dai

controricorrenti, essendo lo stesso rispettoso del disposto di cui all’art. 366 c.p.c., col primo motivo del ricorso principale, deducendo omesso esame del fatto oggetto di discussione tra le parti, la ricorrente nega di essere tenuta a risarcire il danno da spossessamento, non avendo essa impresa alcuna responsabilità al riguardo, perchè priva del potere detentivo sullo svincolo stradale realizzato prima della scadenza del periodo di occupazione legittima (nel 1992), ed abidito al traffico veicolare pubblico da parte dell’ANAS.

2. Col secondo motivo, si deduce la violazione del T.U. n. 327 del 2001, art. 42 bis secondo cui l’acquisizione sanante può essere stabilita, solo, dall’autorità che ha utilizzato l’immobile e non dall’Impresa che ha eseguito i lavori.

3. Col terzo motivo, la ricorrente lamenta, nuovamente, la violazione del T.U. n. 327 del 2001, art. 42 bis, nonchè degli artt. 112, 102, 107 e 394 c.p.c., per non avere la Corte territoriale disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti dell’ANAS, statuizione che non era preclusa dal fatto che si trattava di un giudizio di rinvio, tenuto conto che proprio in quella sede la Corte d’Appello aveva potuto stabilire che l’oggetto del giudizio non riguardava l’occupazione acquisitiva, ma il danno da spossessamento e su tale questione non si era formato il giudicato contrario, non avendo la sentenza di legittimità, in sede rescindente, pronunciato sul motivo di ricorso incidentale relativo alla qualificazione della domanda.

4. Col quarto motivo, la ricorrente lamenta, nuovamente, la violazione del TU n. 327 del 2001, art. 42 bis in relazione al quantum liquidato, da rapportarsi al valore del bene all’attualità e non alla data dell’occupazione.

5. Col primo motivo del ricorso incidentale, i danneggiati lamentano che, nel ritenere precluso dal giudicato il rigetto della domanda volta ad ottenere l’indennità per il periodo di occupazione legittima, la Corte territoriale è incorsa in violazione e falsa applicazione dell’art. 42 Cost.; 1 prot. art. 1 CEDU, art. 834 c.c.; L. n. 865 del 1971, art. 20; del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 50; art. 2909 c.c. e art. 324 c.p.c..

6. Col secondo ed il terzo motivo del ricorso incidentale, si deduce, rispettivamente, la violazione dell’art. 2043 c.c., ed omesso esame, in relazione alla domanda di deprezzamento della parte residua, del fatto decisivo e discusso tra le parti “che il suolo non è stato oggetto di accessione invertita”, nonchè la violazione dell’art. 394 c.p.c.. La Corte del rinvio, lamentano i danneggiati, ha rigettato la domanda di deprezzamento del fondo residuo ritenendo incongruamente che la stessa presupponesse la perdita della proprietà, quando era stata invece determinata dalle variazioni al progetto, come accertato dalla CTU (pag. 12 controricorso), ed in violazione del principio posto dalla sentenza rescindente, che aveva espressamente affermato che la natura dell’azione era quella ex art. 2043 c.c..

7. Col quarto motivo, i ricorrenti incidentali deducono che, nel liquidare il danno in ragione del 5% annuo sul valore del bene dell’epoca e non su quello attuale, come prevede il D.P.R. n. 327 del 2001, art. 42 bis i giudici d’appello erano incorsi nella violazione “del criterio di equilibrio tra l’interesse pubblico e la reazione dell’ordinamento a tutela della legalità assicurata dal Preambolo, dall’art 1 CEDU nonchè dall’art. del Prot. add. CEDU”. In subordine sollevano il dubbio di costituzionalità del menzionato art. 42 bis per contrasto con gli artt. 3, 24, 42, 97, 111 e 117 Cost., anche alla luce dell’art. 6 dell’art. 1 Prot. Add. CEDU.

8. Il primo motivo del ricorso principale va accolto per le seguenti considerazioni. Occorre rilevare che, come conviene la stessa ricorrente in seno al primo motivo – col quale continua a contestare la sua titolarità passiva nell’obbligazione risarcitoria dedotta in giudizio – e diversamente da quanto opinano i ricorrenti incidentali, la sentenza rescindente di questa Corte n. 11849 del 2007 è stata resa sul presupposto dell’avvenuto perfezionamento dell’occupazione acquisitiva. Ed infatti, non solo, appare univoca in tal senso l’individuazione della lesione patrimoniale subita dai proprietari “a seguito della irreversibile trasformazione del fondo” (con esclusione dunque di ogni pretesa restitutoria e ripristinatoria), e del sorgere della fattispecie di danno, allo “spirare del periodo di occupazione legittima”, ma è decisivo il principio in base al quale è stato accolto il primo motivo del ricorso dei danneggiati – relativo al difetto di legittimazione passiva dell’Impresa – e che individua nell’ampiezza della delega conferita al soggetto incaricato del compimento dell’opera pubblica – ultimata durante il periodo d’occupazione legittima – il criterio onde accertarne la responsabilità (ferma restando quella del delegante) da affermarsi quando la delega comprenda il compimento delle procedure amministrative: la fonte della responsabilità aquiliana, è stata dunque ravvisata nell’omissione dell’attività volte a “sollecitare la tempestiva emissione del decreto di esproprio” e la domanda è stata qualificata in termini di risarcimento da occupazione appropriativa.

9. Il giudice del rinvio avrebbe, dunque, dovuto risolvere tale questione e compiere l’indagine relativa ai poteri conferiti dall’ANAS all’ATI R. onde statuire in ordine alla responsabilità della stessa per il mancato compimento dell’attività espropriativa, ed invece non ha provveduto in tal senso, ma, pur su indicazione di entrambe le parti (l’una per essere mandata totalmente assolta dalla domanda e l’altra per mantenere il credito da spossessamento), ha anzi escluso il perfezionamento della fattispecie della c.d. espropriazione sostanziale ed ha liquidato il danno da mancato godimento del bene, dopo la scadenza del periodo di occupazione. Così operando, la Corte territoriale ha contravvenuto al principio secondo cui, “in ipotesi di annullamento con rinvio per violazione di norme di diritto, la pronuncia della Corte di cassazione vincola al principio affermato ed ai relativi presupposti di fatto, onde il giudice del rinvio deve uniformarsi non solo alla “regola” giuridica enunciata, ma anche alle premesse logico-giuridiche della decisione, attenendosi agli accertamenti già compresi nell’ambito di tale enunciazione, senza poter estendere la propria indagine a questioni che, pur se non esaminate nel giudizio di legittimità, costituiscono il presupposto stesso della pronuncia, formando oggetto di giudicato implicito interno, atteso che il riesame delle suddette questioni verrebbe a porre nel nulla o a limitare gli effetti” (cfr. da ultimo, Cass. n. 20981 del 2015). 10. A tanto, va aggiunto che: a) la violazione del giudicato interno va rilevata ex officio, e che le statuizioni rese in seno alla sentenza di cassazione operano non in via astratta ma agli effetti della decisione finale della causa, e che esse sono vincolanti, non solo, per il giudice di rinvio (innanzi al quale è preclusa ex art. 394 cod. proc. civ. la formulazione di nuove conclusioni, salvo che la necessità sorga dalla stessa sentenza di cassazione) ma anche per questa stessa Corte, quando, come nella specie, venga nuovamente investita del ricorso avverso la sentenza pronunziata dal giudice di rinvio; b) la più recente giurisprudenza a partire da Cass. SU n. 735 del 2015, che ha rivisitato in chiave critica l’istituto dell’occupazione espropriativa ritenendolo un illecito a carattere permanente, inidoneo a comportare l’acquisizione autoritativa del bene alla mano pubblica, non trova applicazione nel presente giudizio, tenuto conto che la sentenza di cassazione non può essere sindacata o elusa neppure quando il principio di diritto affermato sia erroneo alla stregua di arresti giurisprudenziali successivi della corte di legittimità (cfr. Cass. n. 8225 del 2013); c) trattandosi, in tesi, di obbligazione solidale tra Amministrazione delegante ed impresa delegata (all’esito dell’accertamento dell’ambito della delega) ogni questione relativa al giudicato in tema di danno andrebbe disciplinata dall’art. 1306 cod. civ., mentre resterebbe irrilevante, nell’ambito del presente giudizio risarcitorio, il provvedimento di acquisizione sanante, quand’anche lo stesso fosse stato emesso nei termini descritti dai ricorrenti incidentali ad opera dell’ANAS, estranea al giudizio (cfr. Cass. n. 11258 del 2016 secondo cui l’effetto paralizzante di tale provvedimento, che giustifica l’improcedibilità della domanda del privato, non può operare inter partes laddove si sia formato un giudicato sul diritto azionato in giudizio).

11. Dai suesposti principi consegue la cassazione della sentenza, restando fuori dall’ambito del presente giudizio le questioni dedotte in seno agli altri motivi del ricorso principale nonchè nel quarto motivo del ricorso incidentale (rispettivamente, individuazione del soggetto responsabile del danno da mancato godimento del bene; legittimazione ad emettere il provvedimento di acquisizione di cui all’art. 42 bis del T.U. sulle espropriazioni ed asserita necessità d’integrazione del contraddittorio; entità del dovuto giusta la disposizione in tema di acquisizione e costituzionalità della disposizione).

12. Il primo motivo del ricorso incidentale è infondato. La circostanza che nel primo ricorso per cassazione non sia stata censurata la statuizione di rigetto del capo relativo al riconoscimento dell’indennità di occupazione legittima è stata già accertata in seno alla precedente sentenza di questa Corte (che non ha mancato di richiamare la giurisprudenza in tema di obblighi indennitari in presenza di delega e della titolarità dei poteri espropriativi), sicchè correttamente la pretesa è stata ritenuta preclusa da giudicato interno, nè appare in alcun modo pertinente la giurisprudenza (da ultimo, Cass SU n. 23833 del 2015; 17557 del 2013) che esclude la revocazione ai sensi dell’art. 395, n. 5, delle sentenze pronunciate dalla Corte di cassazione.

13. Con il quinto motivo, i ricorrenti incidentali denunciano la violazione dell’art. 96 c.p.c., per avere la corte territoriale rigettato la domanda di responsabilità aggravata non ravvisando la mala fede avversaria. La domanda, affermano, invece, i ricorrenti incidentali era stata, da loro, inoltrata per avere l’ATI intrapreso l’esecuzione forzata senza la normale prudenza, ovvero in forza di un titolo – sentenza d’appello – annullato dalla Cassazione e per non aver mai restituito quanto oggetto d’indebito pagamento.

14. Il motivo è infondato. La sentenza impugnata ha correttamente sussunto il fatto dedotto nell’ambito dell’art. 96 c.p.c., comma 1 non avendo i ricorrenti incidentali neppure allegato, secondo quanto trascritto in seno al controricorso, alcuno dei casi previsti dal secondo comma della norma in esame – per i quali in luogo della mala fede o della colpa grave è sufficiente che il creditore agisca senza la normale prudenza – tenuto conto che gli D.T.A. hanno affermato di aver pagato le spese dei due gradi di giudizio “sotto la pressione di una minacciata procedura esecutiva”, che, tuttavia, non è stata intrapresa.

14. Il terzo ed il quarto motivo, relativi ai danni da deprezzamento del fondo residuo, ed il sesto motivo del ricorso incidentale, relativo al regolamento delle spese, restano assorbiti, dovendo provvedervi il giudice del rinvio, che si designa nella Corte d’Appello di Bari in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale nei sensi di cui in motivazione, rigetta il primo ed il quinto del ricorso incidentale, inammissibili i motivi secondo, terzo e quarto principale, quarto incidentale; assorbiti gli altri, cassa e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di Bari in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 marzo 2017

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