Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5502 del 03/03/2017

Cassazione civile, sez. VI, 03/03/2017, (ud. 10/01/2017, dep.03/03/2017),  n. 5502

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1081/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FRANCESCO DL

SANCTIS 4, presso lo studio dell’avvocato FABIO FRANCO, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati GIUSEPPE TENCHINI,

GIUSEPPE FERRARA, come da procura speciale presente in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 985/29/2015 emessa il 26/03/2015 della

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE di FIRENZE, depositata il

28/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/01/2017 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI;

R.G. 1081/16.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il contribuente è commercialista. che esercita la sua attività con l’ausilio di una segretaria part-time. Ha chiesto il rimborso IRAP per l’anno 2007, ed ha impugnato il silenzio rigetto formatosi sull’istanza.

La sua tesi, dell’assenza di un’autonoma organizzazione produttiva, è stata accolta dai giudici di merito.

Ora l’Agenzia impugna la decisione di appello con un motivo di ricorso, cui resiste il contribuente con controricorso.

Il ricorso è infondato.

L’Agenzia ritiene che la presenza di un dipendente configura autonoma organizzazione e che la CTR, non avendo invece ammesso tale circostanza, ha erroneamente inteso le norme in materia di IRAP.

Emerge dalla sentenza, e non è contestato, che il dipendente in questione è in realtà una segretaria part-time.

Quanto al presupposto dell’autonoma organizzazione, è regola affermata dalle Sezioni Unite di questa Corte che esso non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Sez. U. n. 9451 del 2016).

A specificazione di tale assunto si è osservato che “a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui all’art. 49, comma 1 (nella versione vigente fino al 31/12/2003), ovvero all’art. 53, comma 1, nella versione vigente dal 1/1/2004), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate”. (Sez. un n. 9451 del 2016).

Nella fattispecie, l’elemento che indurrebbe a fondare un’autonoma organizzazione altro non è che una segretaria assunta a tempo parziale, ossia un impiego di risorse insufficiente invero a determinare un incremento di reddito tale da giustificare l’imposta.

Atteso il recente consolidarsi della giurisprudenza nella materia controversa, si stima equo compensare le spese di lite.

Non sussistono la condizioni per la condanna al doppio del contributo unificato (Sez. 6-L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714; Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv. 630550).

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Rigetta il ricorso.

Spese compensate.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2017

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