Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5494 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. I, 18/02/2022, (ud. 16/02/2022, dep. 18/02/2022), n.5494

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 1078/2021 r.g. proposto da:

C.V.O., rappresentato e difeso, giusta procura speciale

allegata in calce al ricorso, dall’Avvocato Rinaldo Saiu, con cui

elettivamente domicilia in Roma, alla Via delle Medaglie d’Oro n.

202, presso lo studio dell’Avvocato Stefania Saraceni.

– ricorrente –

contro

C.F., nella qualità di amministratore di sostegno di

C.O.V.; PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ORISTANO;

– intimati –

avverso il decreto del TRIBUNALE DI ORISTANO datato 28/05/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/02/2022 dal Consigliere Dott. Eduardo Campese.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. C.O.V. ricorre per cassazione, affidandosi ad un motivo, illustrato anche da memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c., avverso il decreto del Tribunale di Oristano, in composizione collegiale, del 28 maggio 2020, relativo del reclamo da lui promosso contro il provvedimento del Giudice Tutelare del medesimo tribunale che, a sua volta, aveva respinto la sua istanza di revoca della misura dell’amministrazione di sostegno cui egli è sottoposto. Sono rimasti solo intimati C.F., attuale amministratore di sostegno del ricorrente, ed il Procuratore della Repubblica presso il suddetto tribunale.

1.1. Quel tribunale ha ritenuto tuttora persistenti le condizioni che avevano legittimato l’adozione della indicata misura nei confronti di C.O.V., valorizzando la documentazione sanitaria esaminata ed il complessivo comportamento, anche processuale, del reclamante.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Indubbia la sussistenza di un’autonoma legittimazione processuale di C.O.V. (cfr. Cass. n. 5380 del 2020), l’unico formulato motivo del suo ricorso, rubricato: “Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia ex art. 360 c.p.c., comma 5, in violazione dell’art. 116 c.p.c.”, ascrive al Tribunale di avere “esercitato in modo non corretto il dovere di prudente apprezzamento della prova” e di avere “omesso di prendere in adeguata considerazione gli elementi probatori a propria disposizione”.

1.1. Una siffatta doglianza si rivela radicalmente inammissibile perché fa riferimento ad una nozione di vizio di motivazione (Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia) non riconducibile ad alcuna delle ipotesi previste dal codice di rito, ed in particolare non sussumibile nel vizio contemplato dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (nella formulazione disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012, applicabile ratione temporis, risultando impugnato un decreto decisorio reso il 28 maggio 2020). Basta qui solo ricordare che: i) come ancora recentemente ribadito da questa Suprema Corte (cfr., pure nelle rispettive motivazioni, ex multis, Cass. n. 4391 del 2022; Cass. n. 3246 del 2022; Cass. n. 593 del 2022, Cass. n. 11229 del 2021; Cass. n. 395 del 2021), è ormai denunciabile in Cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali; questa anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile (fattispecie, qui, tutte assolutamente inconfigurabili), esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014; Cass. n. 7472 del 2017. Nello stesso senso anche le più recenti Cass. n. 4391 del 2022; Cass. n. 20042 del 2020 e Cass. n. 23620 del 2020) o di sua

contraddittorietà (cfr. Cass., n. 24395 del 2020); lo specifico vizio denunciabile per cassazione alla stregua della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, è relativo all’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito ad un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni (cfr., anche nelle rispettive motivazioni, Cass. n. 4391 del 2022; Cass. n. 2195 del 2022; Cass. n. 595 del 2022; Cass. n. 395 del 2021; Cass., SU, n. 16303 del 2018; Cass. n. 14802 del 2017; Cass. n. 21152 del 2015), sicché sono inammissibili le censure che irritualmente, estendano il paradigma normativo a quest’ultimo profilo (cfr., ex aliis, pure nelle loro motivazioni, Cass. n. 4391 del 2022, Cass. n. 2195 del 2022; Cass. n. 595 del 2022; Cass. n. 4477 del 2021; Cass. n. 395 del 2021; Cass. n. 22397 del 2019; Cass. n. 26305 del 2018; Cass. n. 14802 del 2017).

1.1.1. Va ricordato, inoltre, che: i) non costituiscono, “fatti”, il cui omesso esame possa cagionare il vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, gli elementi istruttori in quanto tali, quando il fatto storico da essi rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché questi non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente rilevanti (cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014); la parte ricorrente deve indicare – nel rigoroso rispetto delle previsioni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4) – il fatto storico, il cui esame sia stato omesso, il dato, testuale (emergente dalla sentenza) o extratestuale (emergente dagli atti processuali), da cui ne risulti l’esistenza, il come ed il quando (nel quadro processuale) tale fatto sia stato oggetto di discussione tra le parti (cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014).

1.2. Fermo quanto precede, l’odierna doglianza di C.O.V., priva, peraltro, della puntuale osservanza dell’appena descritto onere di allegazione sancito, per il vizio da lui dedotto, da Cass., SU, n. 8053 del 2014, incorre pure nell’equivoco di ritenere che la violazione o la falsa applicazione di norme di legge processuale dipendano o siano ad ogni modo dimostrate dall’erronea valutazione del materiale istruttorio, laddove, al contrario, un’autonoma questione di malgoverno degli artt. 115 e 116 c.p.c., può porsi, rispettivamente, solo allorché il ricorrente alleghi che il giudice di merito: 1) abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti ovvero disposte d’ufficio al di fuori o al di là dei limiti in cui ciò è consentito dalla legge (cfr. Cass., SU, n. 20867 del 2020, che ha pure precisato che “e’ inammissibile la diversa doglianza che egli, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall’art. 116 c.p.c.”); 2) abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova che invece siano soggetti a valutazione (cfr. Cass., SU, n. 20867 del 2020, che ha pur puntualizzato che, “ove si deduca che il giudice ha solamente male esercitato il proprio prudente apprezzamento della prova, la censura è ammissibile, ai sensi del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, solo nei rigorosi limiti in cui esso ancora consente il sindacato di legittimità sui vizi di motivazione”; Cass. n. 27000 del 2016).

1.3. La censura si risolve, sostanzialmente, in una contestazione della valutazione di merito espressa dal Tribunale di Oristano, come tale non scrutinabile nel presente giudizio di legittimità, che non può essere trasformato in un nuovo, non consentito, ulteriore grado di merito, nel quale ridiscutere gli esiti istruttori espressi nella decisione impugnata, non condivisi e, per ciò solo, censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consoni alle proprie aspettative (cfr. Cass., SU, n. 34476 del 2019; Cass. n. 21381 del 2006, nonché le più recenti Cass. n. 8758 del 2017; Cass. n. 32026 del 2021; Cass. n. 40495 del 2021; Cass. n. 1822 del 2022; Cass. n. 2195 del 2022).

2. Il ricorso, dunque, va dichiarato inammissibile, senza necessità di pronuncia in ordine alle spese di questo giudizio di legittimità, essendo C.F., nella indicata qualità, ed il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Oristano, rimasti solo intimati, altresì dandosi atto – in assenza di ogni discrezionalità al riguardo (cfr. Cass. n. 5955 del 2014; Cass., S.U., n. 24245 del 2015; Cass., S.U., n. 15279 del 2017) e giusta quanto recentemente precisato da Cass., SU, n. 4315 del 2020 – che, stante il tenore della pronuncia adottata, “sussistono, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto”, mentre “spetterà all’amministrazione giudiziaria verificare la debenza in concreto del contributo, per la inesistenza di cause originarie o sopravvenute di esenzione dal suo pagamento”.

3. Va, disposta, da ultimo, per l’ipotesi di diffusione del presente

provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, giusta dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Dispone, per l’ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 febbraio 2022.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

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