Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5476 del 05/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 05/03/2010, (ud. 10/02/2010, dep. 05/03/2010), n.5476

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – rel. Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 9720-2008 proposto da:

SOCIETA’ VILLA BENIA SRL in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE PARIOLI 43, presso lo studio

dell’avvocato D’AYALA VALVA FRANCESCO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato LOVISOLO ANTONIO, giusta procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 39/2007 della Commissione Tributaria Regionale

di GENOVA del 18.4.07, depositata il 17/05/2007;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/02/2010 dal Presidente Relatore Dott. FERNANDO LUPI;

udito per la ricorrente l’Avvocato Francesco D’Ayala Valva che si

riporta agli scritti.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. MASSIMO FEDELI che nulla

osserva rispetto alla relazione scritta.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, ritenuto che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “La CTR della Liguria ha accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate di Rapallo nei confronti di Villa Benia s.r.l. confermando un avviso di accertamento per IVA, IRPEG e IRAP 1998. Ha motivato la decisione ritenendo che il meccanismo di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51 fondato sulle movimentazioni dei conti correnti della società e del socio controllante prof. M. legittimava l’accertamento rivelando flussi imponibili non dichiarati, aggiungeva che la società non aveva documentato che i movimenti bancari non fossero fiscalmente irrilevanti, in quanto la documentazione esibita non coincideva per ammontari e date con quella bancaria, mentre per altre movimentazioni mancava del tutto la documentazione.

Ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi la contribuente, l’Agenzia delle Entrate si è costituita con controricorso.

I tre motivi sono inammissibili per la mancanza ovvero l’inidoneità del quesito di diritto prescritto per le violazioni dell’art. 360 c.p.c., nn. 1, 2, 3 e 4 e dell’omologo momento di sintesi che identifichi i fatti controversi di cui al n. 5 del medesimo articolo.

Il primo motivo, infatti, che denuncia vizio del procedimento, per mancata produzione dell’avviso di ricevimento dell’atto di appello manca del quesito di diritto.

Il secondo si conclude con il seguente quesito:è vero che le presunzioni di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51 sono utilizzabili solo in caso di mancata o insufficiente prova contraria che il contribuente deve fornire prima dell’emissione dell’avviso di accertamento? Il quesito non contiene alcun riferimento alla fattispecie concreta in quanto non precisa se dette prove contrarie fossero state o meno richieste al contribuente e se esse fossero state fornite; peraltro a pag. 2 del ricorso si afferma che la documentazione fu richiesta e non fu fornita.

Con il terzo motivo, con la generica doglianza di mancato approfondimento istruttorio, che peraltro conferma quanto accertato in sentenza (si veda la non corrispondenza delle somme tra i quattro addebiti bancari a pag. 29 e i quattro accrediti a pag. 30) lamenta con il quesito conclusivo che il giudice avrebbe condiviso le tesi dell’Amministrazione senza entrare nel merito delle giustificazioni addotte in primo grado. Interpretando il motivo come rientrante nella previsione dell’insufficiente motivazione, art. 360 c.p.c., n. 5 si osserva che la sentenza impugnata è invece entrata nel merito delle giustificazioni osservando che esse, quando documentate, non erano idonee a giustificare l’irrilevanza fiscale della movimentazione bancaria per mancata corrispondenza di cifre e date e che non era consentita la giustificazione per sommatoria di movimenti, ovvero che le giustificazioni non erano tali per mancanza di supporto documentale.

Il quarto motivo, erroneamente indicato come terzo, deduce il vizio di motivazione, ripetendo la censura di genericità della motivazione di cui al mezzo precedente, omette di indicare i fatti controversi, come prescritto dall’art. 366 bis c.p.c. che nella specie sarebbero i singoli movimenti accertati nel p.v.c. e il documento che comproverebbe l’irrilevanza fiscale di ciascuno di essi. La censura appare quindi inammissibile e improcedibile.

Va aggiunto che l’att. 369 c.p.c., comma 2, n. 4 prescrive, a pena di improcedibilità, di produrre, insieme alla sentenza impugnata, i documenti che fondano il ricorso e che nella specie sarebbero quelli che provano l’irrilevanza fiscale del movimento bancario, mentre nessun documento è stato prodotto.

Rilevato che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata alle parti costituite; che la contribuente ha depositato memoria;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 375 c.p.c., n. 5 della manifesta infondatezza del ricorso e che, pertanto, la sentenza impugnata vada confermata; i rilievi contenuti nella memoria sono delle medesima genericità del ricorso in una materia nella quale solo la giustificazione dei singoli movimenti bancari può vincere la presunzioni in favore dell’amministrazione stabilite delle norme tributarie di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese liquidate in Euro duecento per spese vive ed Euro ottomila per onorario.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2010

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA