Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5470 del 26/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/02/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 26/02/2021), n.5470

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5173-2020 proposto da:

S.M., elettivamente domiciliata in ROMA VIA AURELIA 641

presso il proprio studio, rappresentata e difesa da se stessa;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 784/41/2020 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

PROVINCIALE di ROMA, depositata il 22/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI

PRISCOLI LORENZO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

S.M. depositava in Cassazione, indirizzandolo in particolare alla sezione tributaria, “un ricorso per revocazione (da errore di fatto ex art. 395 c.p.c., n. 4 a errore di diritto)”. Tale ricorso era proposto “in proprio” contro l’Agenzia delle entrate a cui nulla veniva notificato, nè veniva depositata la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Roma impugnata.

L’Agenzia delle entrate non si costituiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso, prima che improcedibile ex art. 369 c.p.c. ed inammissibile ex art. 366 c.p.c., è innanzitutto inammissibile perchè proposto senza il ministero del difensore come invece previsto dall’art. 365 c.p.c. Secondo questa Corte, infatti, al ricorso per cassazione avverso le decisioni delle commissioni tributarie ed al relativo procedimento si applicano, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 62, comma 2, le norme dettate dal codice di procedura civile in quanto compatibili, tra le quali è compresa, direttamente, quella, dettata dall’art. 365 c.p.c., che impone che il ricorso sia sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un avvocato iscritto nell’apposito albo, munito di procura speciale, e, indirettamente, quella di cui all’art. 82, comma 3, che prescrive che davanti alla Corte di cassazione le parti stiano in giudizio col ministero di un avvocato iscritto nell’apposito albo, per il necessario fondamento tecnico di quel ricorso, in quanto implicitamente richiamata sia dall’art. 365 c.p.c., che dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, nella parte in cui fa riferimento all’art. 360 c.p.c. (Cass. n. 8024 del 2011); analogamente è stato affermato che nel processo tributario, il giudizio di legittimità è integralmente regolato dalle disposizioni dettate dal c.p.c., atteso il generale richiamo delle stesse da parte del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 2, e la mancanza, in detto decreto, di specifiche previsioni sul relativo procedimento, anche in ordine alle modalità di proposizione del ricorso (Cass. n. 13126 del 2018).

La Corte pertanto dichiara il ricorso inammissibile. Nulla va statuito in ordine alla spese non essendosi costituita l’Agenzia delle entrate.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2021

 

 

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