Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5470 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 18/02/2022, (ud. 28/01/2022, dep. 18/02/2022), n.5470

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8264-2020 proposto da:

S.W., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CHISIMAIO 29,

presso lo studio dell’avvocato MARILENA CARDONE, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Trapani, Sezione

di Agrigento, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e

difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1539/2019 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 17/07/2019 R.G.N. 917/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/01/2022 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Palermo, con sentenza pubblicata il 17.07.2019, ha respinto l’appello proposto da S.W., cittadino del Mali (regione del (OMISSIS), sita nel sud del paese), avverso il decreto con il quale il locale Tribunale ha respinto il ricorso del richiedente promosso contro il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di rigetto della sua domanda volta in via gradata al riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. La Corte, in particolare:

a) ha rilevato che alla stregua dei fatti narrati dal ricorrente – fuggito dal paese di origine poiché la sua relazione con una donna di religione cristiana era stata impedita per motivi religiosi dallo zio, il quale gli aveva rivolto minacce financo di morte – non fossero ravvisabili ipotesi di persecuzioni tali da legittimare il riconoscimento dello status di rifugiato poiché trattavasi di vicende personali e poiché non risultava l’impossibilità di cercare protezione presso le autorità locali;

b) ha escluso la sussistenza di presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria dal momento che nel paese di origine non si registrava una situazione di violenza indiscriminata né di conflitto armato;

c) ha escluso, stante l’irrilevanza della situazione interna del territorio di passaggio (Libia), il riconoscimento della protezione umanitaria sulla scorta delle precedenti osservazioni e precisando che non risultassero né una situazione soggettiva di particolare vulnerabilità né esigenze di tutela dell’unità famigliare.

3. Il ricorso di S.W. domanda la cassazione della suddetta sentenza per tre motivi.

4. Il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso si denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 7, avendo, la Corte, fornito una motivazione del tutto tautologica in ordine al rigetto dello status di rifugiato a fronte della vicenda narrata dal richiedente che ha riferito di aver subito minacce dai parenti e di non potersi difendersi stante la situazione di disordine generale del Mali;

2. con il secondo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, avendo, la Corte, trascurato di approfondire la situazione socio-economica del paese di provenienza del richiedente, che versa in condizione di violenze di diritti fondamentali in rapido peggioramento e di elevato rischio terroristico con presenza di gruppi legati alla galassia jihadista, come emerge dal comunicato di marzo 2015 ed aprile 2018 del sito (OMISSIS), violenze concentrate al centro e al nord del Mali, come emerge dal rapporto Human Rights 2018;

3. con il terzo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, avendo, la Corte, trascurato di valutare, ai fini della protezione umanitaria, il totale stato di povertà ed indigenza, oltre alla prepotenza dello zio;

4. In via preliminare, deve essere dichiarata la giuridica inesistenza della procura speciale rilasciata al difensore (nella specie apposta su foglio separato e materialmente congiunto all’atto), in quanto priva di uno specifico riferimento al provvedimento impugnato data la generica indicazione “nella presente procedura di ricorso per Cassazione nei confronti di Min. Interno – Comm. Agrigento”, senza altro elemento identificativo.

5. Alla suddetta conclusione si perviene d’ufficio Data pubblicazione 18/02/2022 in quanto l’art. 83 c.p.c. configura come un obbligo del giudice quello della verifica dell’effettiva estensione della procura rilasciata – principalmente a garanzia della stessa parte che l’ha rilasciata, affinché la medesima non risulti esposta al rischio del coinvolgimento in una controversia diversa da quella voluta, per effetto dell’autonoma iniziativa del proprio difensore per l’assorbente rilievo secondo cui la suindicata formulazione della procura fa sì che essa non risulti riferibile al ricorso, cui pur materialmente accede e quindi alla controversia in relazione alla quale il mandato è stato conferito dal ricorrente, non essendo tale vizio sanabile per effetto della sottoscrizione del ricorrente stesso apposto in calce alla procura speciale (vedi, per tutte: Cass. n. 9173 del 2003).

6. La mancata riferìbilità della procura alla causa in esame ne determina l’inesistenza con conseguente inammissibilità del ricorso, senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto difese.

7. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1- quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto il cui versamento va posto a carico del difensore dandosi seguito ad un consolidato orientamento di questa Corte in materia di procura inesistente (vedi, per tutte: Cass. SU 10 maggio 2006, n. 10706 e successive conformi; da ultimo, Cass. n. 31191 del 2021 in materia di protezione internazionale; v. altresì, Cass. n. 34638 del 2021, Cass. n. 15305 del 2018).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla sulle spese del presente giudizio di legittimità. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del difensore del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 28 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

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