Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5467 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 18/02/2022, (ud. 28/01/2022, dep. 18/02/2022), n.5467

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8273-2020 proposto da:

E.C. (già O.), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA TRIONFALE 5637, presso lo studio dell’avvocato GABRIELE

FERABECOLI, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Milano, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 3482/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 19/08/2019 R.G.N. 1540/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/01/2022 dal Consigliere Dott.ssa BOGHETICH ELENA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. La Corte di appello di Milano, con sentenza n. 3482 pubblicata il 19.08.2019, ha respinto l’appello, limitato alla domanda di protezione umanitaria, proposto da E.C., cittadina della Nigeria (Delta State), avverso il decreto con il quale il locale Tribunale ha respinto il ricorso del richiedente promosso contro il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di rigetto della sua domanda volta in via gradata al riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. La Corte ha preliminarmente sottolineato che la richiedente aveva rinunciato, con l’atto di appello, alle domande di riconoscimento dello status di rifugiato e di protezione sussidiaria; ha rilevato l’inattendibilità, per contraddizioni e genericità, della narrazione della richiedente – rimasta orfana in giovane età e allevata da un’altra donna, dal marito della quale era stata successivamente abusata, rimanendo incinta ed essendo costretta ad abortire, e fuggita da tale dimora una volta scoperto di non essere la figlia biologica della coppia; la richiedente successivamente aveva incontrato colui che era diventato il marito dal quale aveva avuto un figlio, deceduto durante il periodo di incarcerazione in Libia, ma temeva di rientrare nel paese di origine avendo scoperto che il marito era un rapinatore ricercato – ed ha escluso che la richiedente versasse in una situazione soggettiva di vulnerabilità tale da legittimare il riconoscimento della protezione umanitaria.

3. Il ricorso di E.C. domanda la cassazione della suddetta sentenza con unico motivo.

4. Il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con l’unico motivo si denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, avendo, la Corte, trascurato completamente l’obbligo di cooperazione istruttoria in ordine alla situazione socio-economica della regione di provenienza della richiedente;

2. il motivo è fondato;

3. questa Corte ha affermato che nei procedimenti in materia di protezione internazionale, la valutazione di inattendibilità del racconto del richiedente, per la parte relativa alle vicende personali di quest’ultimo, non può impedire l’accertamento officioso, relativo all’esistenza ed al grado di deprivazione dei diritti umani nell’area di provenienza del cittadino straniero, in ordine all’ipotesi di protezione umanitaria fondata sulla valutazione comparativa tra il grado d’integrazione raggiunto nel nostro paese ed il risultato della predetta indagine officiosa (né incide sulla verifica dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), in quanto la valutazione da svolgere per questa forma di protezione internazionale è incentrata sull’accertamento officioso della situazione generale esistente nella medesima area (cfr. da ultimo Cass. n. 16122 del 2020);

4. in particolare, questa Corte ha precisato che nel caso in cui il giudice di merito abbia reso note le fonti consultate mediante l’indicazione del loro contenuto, della data di risalenza e dell’ente promanante, il ricorrente che voglia censurarne l’inadeguatezza in relazione alla violazione del dovere di cooperazione istruttoria, è tenuto ad allegare nel ricorso le fonti alternative ritenute idonee a prospettare un diverso esito del giudizio; diversamente, nel caso in cui il richiamo alle fonti sia assente, generico o deficitario nelle sue parti essenziali – come nel caso di specie – è sufficiente la censura consistente nella deduzione della carenza degli elementi identificativi (Cass. n. 7105 del 2021);

5. ebbene, la Corte territoriale, oltre ad avere escluso la credibilità della richiedente in modo apodittico e senza fare corretta applicazione dei criteri di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, da calibrare con riguardo alla peculiare vicenda narrata, non ha minimamente indagato la situazione della zona di provenienza (Nigeria, Delta State), anche in relazione alla particolare storia narrata dalla richiedente, senza esercitare adeguatamente il dovere di cooperazione istruttoria che caratterizza questo tipo di controversie che imponeva l’acquisizione di COI (“Country of Origin Information”) pertinenti e aggiornate al momento della decisione (ovvero ad epoca ad essa prossima), da richiedersi agli enti a ciò preposti, al fine di valutare profili di vulnerabilità specifica ai fini della concessione della protezione umanitaria richiesta;

6. in base ad un consolidato orientamento di questa Corte nel caso in cui la domanda di asilo sia presentata da una donna e, nel giudizio, emerga un quadro indiziario, ancorché incompleto, che faccia temere che quest’ultima sia stata vittima, non dichiarata, di tratta, il giudice del merito non può arrestarsi di fronte al difetto di allegazione, ma deve avvalersi degli strumenti di cui dispone per conoscerne la vera storia, ricorrendo, in particolare, allo strumento dell’audizione, paradigmaticamente indispensabile, al fine di consentire alla intravista realtà, occultata dalla stessa richiedente, di emergere in sede giurisdizionale (Cass. n. 24573 del 2020);

7. né va omesso di rilevare che gli atti di violenza domestica, intesi dall’art. 3 della Convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2011 quali limitazioni al godimento dei diritti umani fondamentali, in base alla giurisprudenza di questa Corte possono integrare i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b), in termini di rischio effettivo di “danno grave” per “trattamento inumano o degradante”, qualora risulti che le autorità statuali non contrastino tali condotte o non forniscano protezione contro di esse, essendo frutto di regole consuetudinarie locali (Cass. 21 ottobre 2020, n. 23017; Cass. 12 febbraio 2021, n. 3701);

8. la citata Convenzione realizza, infatti, tra gli altri, l’obiettivo di “predisporre un quadro globale, politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime… di violenza domestica” (art. 1, comma 1, lett. c); che in essa “l’espressione “violenza domestica” designa tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima” e che “per “vittima” si intende qualsiasi persona fisica che subisce gli atti o i comportamenti di cui ai precedenti commi a e b” ex art. 3, comma 1, lett. b, e (Cass. n. 32465 del 2021);

9. laddove non si rinvengano tutti gli elementi per il riconoscimento di una forma di protezione internazionale, a fronte di violenze subite del tipo di quelle di cui qui si tratta, si deve considerare che la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, va valutata comparando la situazione soggettiva e oggettiva della richiedente in riferimento al paese di origine e alla situazione d’integrazione raggiunta in Italia, ponendo particolare attenzione al fatto che le violenze subite possono essere state fortemente traumatiche e idonee ad incidere sulla condizione di vulnerabilità della persona, nonché sulla sua capacità di reinserirsi socialmente in caso di rimpatrio, preservando le inalienabili condizioni di dignità umana (Cass. n. 676 del 2022);

10. va altresì considerato che l’esercizio della prostituzione, se sorretto da necessità economiche o se addirittura indotto da altri, integra una condizione soggettiva di vulnerabilità anche ove non si possa attribuire alla richiedente la qualifica di vittima di tratta a scopo di sfruttamento sessuale (Cass. n. 30402 del 2021;

11. la Corte d’appello non ha affatto tenuto conto dei suddetti principi, sicché il ricorso va accolto, la sentenza va cassata, con rinvio alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, che statuirà altresì sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, che provvederà altresì alle spese del presente giudizio di legittimità;

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 28 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA