Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5466 del 05/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 05/03/2010, (ud. 09/02/2010, dep. 05/03/2010), n.5466

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore, domiciliata in Roma,

via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura generale dello Stato, che

la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

T.S., elettivamente domiciliato in Roma, via Cicerone

28, presso l’avv. Guido Orlando, rappresentato e difeso dall’avv.

Remy Maria Rita giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale

dell’Emilia – Romagna n. 57/20/08 del 7/7/08; R.G.N. 27776/08;

Udito l’avv. Guido Orlando per delega dell’avv. Maria Rita Remy.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che il Consigliere relatore, nominato ai sensi dell’art. 377 c.p.c, ha depositato la relazione scritta prevista dall’art. 380 bis c.p.c., nei termini che di seguito si trascrivono:

“L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per Cassazione, in base ad un motivo, contro la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Emilia – Romagna che, in riforma della pronuncia di primo grado, ha accolto il ricorso del contribuente contro il silenzio rifiuto formatosi su istanze di rimborso IRAP. L’intimato resiste con controricorso.

Il ricorso contiene due motivi. Puo’ essere trattato in Camera di consiglio (art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5) ed accolto, per manifesta fondatezza del secondo motivo, alla stregua delle considerazioni che seguono:

Con il primo motivo l’Agenzia, sotto il solo profilo della violazione di legge, in sostanza lamenta l’erroneita’ della sentenza per non avere tenuto conto, nella valutazione circa la sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione, degli elementi in fatto risultanti dalla documentazione prodotta dallo stesso professionista ed evidenziati nella sentenza di primo grado.

Il motivo e’ inammissibile.

Cio’ che l’Agenzia in realta’ lamenta non e’ una violazione di legge bensi’ un vizio di motivazione, quanto all’iter logico sottostante il giudizio di insussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione, che avrebbe dovuto essere denunciato con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5.

Con il secondo motivo l’agenzia, ancora sotto il profilo della violazione delle norme impositive, censura la sentenza impugnata per essere implicitamente fondata sull’assunto che solo i rapporti di lavoro subordinato, e non anche altre forme di collaborazione, siano rilevanti ai fini del giudizio riguardo alla sussistenza dell’autonoma organizzazione.

Il mezzo e’ manifestamente fondato.

In tema di IRAP, questa Corte ha affermato che, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attivita’ di lavoro autonomo di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49, comma 1, (nella versione vigente fino al 31 dicembre 2003) e al D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 53, comma 1 (nella versione vigente dal 1 gennaio 2004) e’ escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attivita’ non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed e’ insindacabile in sede di legittimita’ se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilita’ ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attivita’ in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni (Cass. 3676/07 ed altre).

E’ dunque evidente che cio’ che rileva non e’ la natura del rapporto lavorativo, ma la circostanza – del resto valorizzata dal giudice di primo grado – che il contribuente si avvalga di lavoro altrui in modo non occasionale”;

che il controricorrente ha presentato una memoria;

che il collegio non condivide la proposta del relatore, quanto al secondo motivo, che appare da rigettare, atteso che il riferimento ai lavoratori subordinati, in sentenza, deve intendersi in senso del tutto atecnico, avendo il giudice tributario inteso chiaramente affermare che il contribuente non si avvale di lavoro altrui;

che d’altro canto il terzo motivo, con il quale si deduce il vizio di motivazione, e’ manifestamente infondato, anche alla luce dell’inammissibilita’ del primo motivo, rinvenendosi nella sentenza un congruo accertamento di fatto riguardo alla insussistenza dei presupposti per l’assoggettamento ad imposta dei liberi professionisti;

che pertanto il ricorso va rigettato;

che appare equo disporre la compensazione delle spese.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso e compensa le spese.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione tributaria, il 9 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2010

 

 

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