Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5464 del 07/03/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 5464 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso 5778-2017 proposto da:
SALVADORE PIA, elettivamente domiciliata in Roma, Piazza Cavour,
presso la cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa
dall’avvocato Nicola Piluso;
– ricorrente contro
MIRAGLIA ALBINO VINCENZO & PRATI CLAUDIO SAS, in persona del
legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in

Roma, Via Guido Reni 2, presso lo studio dell’avvocato Simona
Aloisio, rappresentata e difesa dall’avvocato Gianfranco De Santo;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2203/2016 della CORTE D’APPELLO di
CATANZARO, depositata il 30/12/2016;

Data pubblicazione: 07/03/2018

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
09/01/2018 dal Consigliere LUIGI GIOVANNI LOMBARDO.

Rilevato che:

Salvadore Pia ha proposto ricorso per la cassazione della

riforma della pronuncia di primo grado e in accoglimento della
domanda della società Miraglia Albino Vincenzo & Prati Claudio s.a.s.,
l’ha condanna a demolire la costruzione realizzata sul tratto di terreno
asservito a servitù di passaggio (destinato a costituire una strada
interpoderale comune);
– la società Miraglia Albino Vincenzo & Prati Claudio s.a.s. ha
resistito con controricorso;
– la ricorrente ha depositato memoria;
Considerato che:
– l’unico motivo di cui al n. 2 del ricorso (il numero 1, denominato
“premessa”, non contiene alcuno dei motivi di cui all’art. 360 primo
comma cod. proc. civ.) – col quale si deduce, ai sensi dell’art. 360 nn.
3 e 5 cod. proc. civ., l’errore in cui sarebbe incorsa la Corte
territoriale nel ritenere necessario in forza dei titoli che la strada
avesse la larghezza costante di dieci metri – è inammissibile, in
quanto si riduce ad una censura di merito sulla valutazione della
C.T.U. e sulla interpretazione dei titoli negoziali costitutivi della
servitù, risultando peraltro inapplicabile l’invocato disposto dell’art.
1065, che è norma sussidiaria, cui è possibile fare ricorso solo
qualora l’estensione della servitù non risulti dal titolo (v. ex plurimis,
Cass., Sez. 2, n. 791 del 27/01/1998);
– la memoria depositata dal difensore non offre argomenti nuovi
rispetto ai motivi di ricorso, essendo meramente reiterativa degli
stessi;
-2-

sentenza di cui in epigrafe, con la quale la Corte territoriale, in

-

il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile, con

conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente,
al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;
– ricorrono i presupposti di cui all’art. 13 comma 1-quater D.P.R.
n. 115/2002 per il raddoppio del versamento del contributo unificato;

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al
pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del
giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.500,00 (millecinquecento)
per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli
esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del D.P.R. n. 115 del 2002,
dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte
del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato
pari a quello dovuto per il ricorso.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione

P. Q. M.

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