Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5461 del 26/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/02/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 26/02/2021), n.5461

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27679-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CRESCENZIO 91, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO LUCISANO, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIA SONIA

VULCANO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 120/2/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del VENETO, depositata il 21/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso della parte contribuente avverso l’avviso di accertamento contenente la determinazione della classe (C/1, negozio) e della rendita catastale (maggiore rispetto a quella proposta dal contribuente) di un immobile sito al piano terra di un edificio della città di (OMISSIS), per la quale era stata proposta tramite DOCFA la categoria A/10, essendo stati eseguiti dei lavori che ne avevano cambiato la destinazione da negozio a studio professionale di architettura;

la Commissione Tributaria Regionale respingeva il ricorso dell’Agenzia delle entrate, ritenendo rilevante la destinazione di uso a studio professionale dell’immobile impressa dalla parte contribuente, in relazione alla circostanza che le vetrine dell’ex negozio sono diventate delle porte vetrate.

Avverso detta sentenza proponeva ricorso per Cassazione l’Agenzia delle entrate, affidato ad un unico motivo, mentre la parte contribuente si costituiva con controricorso e in prossimità dell’udienza depositava memoria insistendo per l’inammissibilità o comunque per il rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

con il motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate deduce violazione delle norme del D.P.R. n. 1142 del 1949, in quanto la Commissione Tributaria Regionale, ai fini dell’individuazione della corretta classificazione catastale, ha valorizzato la destinazione data all’immobile dagli aventi diritto piuttosto che le sue caratteristiche intrinseche.

Preliminarmente occorre verificare la tempestività del ricorso in Cassazione dell’Agenzia delle entrate, dal momento che, come affermato dalla parte contribuente nel controricorso e ribadito nella sua memoria, nonchè confermato dall’attestazione della cancelleria della Commissione Tributaria Regionale del 2 agosto 2019, la sentenza n. 120/219, depositata dalla Commissione Tributaria Regionale del Veneto in data 21 febbraio 2019, è stata notificata all’Agenzia delle entrate in data 24 maggio 2019; successivamente, in data 23 settembre 2019, l’Agenzia delle entrate, tramite PEC, ha notificato il suo ricorso per Cassazione alla parte contribuente, e quindi, ai sensi degli artt. 325 e 326 c.p.c., sarebbe spirato il termine di sessanta giorni per l’impugnazione.

Il ricorso va tuttavia considerato tempestivo ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, convertito in L. n. 136 del 2018: di seguito si illustra il perchè, sia con riguardo all’ambito di applicazione di tale disciplina sia con riguardo al rispetto dei termini di impugnazione ai sensi del suddetto art. 6.

Per quanto riguarda l’ambito di applicabilità della norma, il D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 1, dispone che possono essere definite con modalità agevolate le controversie instaurate dinanzi alla giurisdizione tributaria, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, aventi ad oggetto atti impositivi.

Per “atti impositivi” vanno intesi, secondo la norma citata, non modificata dalla legge di conversione, 17 dicembre 2018, n. 136, gli avvisi di accertamento, i provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione, dovendosi escludere dal novero delle controversie definibili quelle aventi ad oggetto atti di mera riscossione, ricognitivi di quanto indicato dal contribuente nella dichiarazione, quali i ruoli e le cartelle di pagamento.

Nel caso in esame, l’oggetto della controversia è l’impugnazione di un avviso di accertamento catastale con nuova determinazione di classamento e rendita catastale dell’immobile della parte contribuente: non si tratta dunque di una mera liquidazione dei tributi già esposti dal contribuente nella dichiarazione e, con riferimento alle sanzioni, da un riscontro puramente formale dell’omissione, senza alcuna autonomia e discrezionalità da parte dell’Amministrazione (cfr. n. 321 del 2021; Cass. n. 28064 del 02/11/2018), che escluderebbe l’applicabilità del citato art. 6.

Va pertanto confermata la giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 321 del 2021; Cass. n. 7099 del 2019; n. 25519 del 2019), secondo cui “in tema di definizione agevolata delle controversie, il D.L. n. 119 del 2018, art. 6, conv. in L. n. 136 del 2018, è applicabile ai soli giudizi aventi ad oggetto atti impositivi e non anche a quelli di impugnazione della cartella di pagamento D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, che non si fonda su un accertamento discrezionale dell’Amministrazione bensì, avendo riguardo ai versamenti effettuati, ad una mera liquidazione dei tributi già esposti dal contribuente nella dichiarazione”.

Per quanto riguarda invece il rispetto dei termini, secondo il suddetto art. 6, comma 11, “Per le controversie definibili sono sospesi per nove mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione, nonchè per la proposizione del controricorso in Cassazione che scadono tra la data di entrata in vigore del presente decreto e il 31 luglio 2019”.

Pertanto, poichè il D.L. n. 119 del 2018, è entrato in vigore il 19 dicembre 2018, i termini per l’impugnazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto sono rimasti sospesi dal momento della sua notifica a cura della parte contribuente (ossia il 24 maggio 2019) fino al 31 luglio 2019, e solo a partire da tale data dunque trova piena applicazione la disciplina – prevista dai citati artt. 325 e 326 c.p.c., – dei sessanta giorni per proporre ricorso in Cassazione quando la sentenza d’appello sia stata notificata, e dal momento che la notifica del ricorso per Cassazione dell’Agenzia delle entrate è stato notificato pacificamente in data 23 settembre 2019, tale ricorso deve considerarsi tempestivo in quanto proposto entro sessanta giorni dal 31 luglio 2019.

Nel merito, il motivo è fondato in quanto il provvedimento di attribuzione della rendita catastale di un immobile è un atto tributario che inerisce al bene che ne costituisce l’oggetto, secondo una prospettiva di tipo “reale”, riferita alle caratteristiche oggettive (costruttive e tipologiche in genere), che costituiscono il nucleo sostanziale della cd. “destinazione ordinaria”, sicchè l’idoneità del bene a produrre ricchezza va ricondotta, prioritariamente, non al concreto uso che di esso venga fatto, ma alla sua destinazione funzionale e produttiva, che va accertata in riferimento alle potenzialità d’utilizzo purchè non in contrasto con la disciplina urbanistica (Cass. n. 12025 del 2015, Cass. n. 3894 del 2019): nel caso di specie l’immobile era accatastato C/1 (negozio) e la successiva diversa destinazione di fatto (studio professionale di architettura) non rileva ai fini catastali;

non può poi non evidenziarsi che la collocazione dell’immobile al piano terra lo rende naturalmente più adatto ad essere destinato a negozio che non a studio professionale;

considerato inoltre che modifiche del bene quali il cambio delle vetrine in porte/vetrate, non consentono di ritenersi realizzata una modifica strutturale ed oggettiva del bene, se non altro perchè proprio la modestia dell’intervento consente con una certa facilità di ripristinare lo stato originario del bene che era e rimane al piano terra e dotato di vetrate e come tale è naturalmente ed oggettivamente destinato all’uso di negozio: del resto questa Corte ha di recente affermato un principio analogo affermando che nell’ipotesi in cui l’immobile per le proprie caratteristiche strutturali rientri in una categoria speciale, non assume rilevanza la corrispondenza rispetto all’attività in concreto svolta all’interno dello stesso, che può costituire, ove ricorrente, mero elemento rafforzativo della valutazione oggettiva operata (nella specie, in applicazione del principio, la Cassazione ha confermato la decisione impugnata che aveva ritenuto legittima, in difetto di prova di trasformazioni tali da dimostrare il mutamento di destinazione, la modifica di classamento di un immobile con caratteristiche oggettive e strutturali proprie della categoria speciale D/4, in quanto costruito e adibito a speciali esigenze di un’attività commerciale: Cass. 11 settembre 2018, n. 22103): del resto, se non fosse così, i contribuenti potrebbero agevolmente destinare i propri immobili a destinazioni diverse da quelle cui oggettivamente è destinato l’immobile e risultanti dal catasto al fine di ottenere una riduzione della rendita catastale;

pertanto, ritenuto fondato il motivo di impugnazione, il ricorso dell’Agenzia delle entrate va conseguentemente accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Veneto, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Veneto, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2021

 

 

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