Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5460 del 05/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 05/03/2010, (ud. 09/02/2010, dep. 05/03/2010), n.5460

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.P., elettivamente domiciliato in Roma, Via Po 9, presso

l’avv. NAPOLITANO Francesco, che lo rappresenta e difende giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore, domiciliata in Roma,

Via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che

la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale delle

Marche n. 87/1/07 del 25/10/07.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che il Consigliere relatore, nominato ai sensi dell’art. 377 c.p.c., ha depositato la relazione scritta prevista dall’art. 380 bis c.p.c., nei termini che di seguito si trascrivono:

“Il contribuente propone ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria regionale delle Marche che, in riforma della pronuncia di primo grado, ha rigettato il suo ricorso contro il silenzio-rifiuto formatosi su istanze di rimborso IRAP. L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Il ricorso contiene due motivi. Può essere trattato in Camera di consiglio (art. 375 c.p.c., n. 5) ed accolto, per manifesta fondatezza, alla stregua delle considerazioni che seguono:

Con il primo motivo il ricorrente lamenta il vizio di ultrapetizione, in quanto l’appello è stato accolto sotto un profilo (carattere imprenditoriale dell’attività del consulente finanziario) non dedotto con il gravame.

Il mezzo è manifestamente fondato. Seppure la natura della attività svolta dal contribuente era acquisita al processo, ciò non toglie che non era nei poteri del giudice di appello accogliere il gravame sotto un profilo non rilevabile d’ufficio e non dedotto dall’appellante, il quale assumeva la sussistenza, nella specie, del requisito dell’autonoma organizzazione.

Con il secondo motivo, sotto il profilo della violazione di legge, il ricorrente assume che l’insussistenza del requisito della autonoma organizzazione valga ad escludere dall’imposizione IRAP ogni attività pur astrattamente riconducibile all’attività di impresa.

Il secondo motivo è manifestamente fondato, nei limiti che seguono.

Le Sezioni Unite di questa Corte hanno infatti affermato che, in tema di IRAP, l’esercizio dell’attività di promotore finanziario di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 31, comma 2, è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni (SSUU 12111/09).

La tesi del contribuente non può dirsi dunque fondata in assoluto, ma sicuramente lo è per quanto riguarda l’attività di promotore finanziario”;

che le parti non hanno presentato memorie;

che il collegio condivide la proposta del relatore;

che pertanto la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale delle Marche, che farà applicazione dei principi di diritto sopra enunciati.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale delle Marche.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria, il 9 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2010

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