Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5457 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2022, (ud. 27/01/2022, dep. 18/02/2022), n.5457

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18670-2020 proposto da:

M.G. e M.E., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

GIULIA n. 116, presso lo studio dell’avvocato GIAN LUCA SIMEONI, che

li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

D.C.U., rappresentato e difeso in proprio ed elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA MONZA n. 22, presso il suo studio;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3547/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 28/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/01/2022 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione ritualmente notificato M.F. proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo con il quale il Tribunale di Roma aveva ingiunto all’opponente il pagamento, in favore di D.C.U., della somma di Euro 4.990 a titolo di compensi professionali.

Nel corso del giudizio di opposizione veniva deferito al M. il giuramento decisorio, che veniva prestato. A seguito di presentazione, da parte del D.C., di querela per falso giuramento, la causa civile veniva sospesa in attesa della definizione del procedimento penale, che si concludeva con ordinanza di archiviazione del G.I.P.

Il M. riassumeva il giudizio civile, depositando istanza presso la cancelleria del Tribunale di Roma, ma omettendo di provvedere alla notifica della stessa, unitamente al pedissequo provvedimento di fissazione dell’udienza, nel termine indicato dal giudice di merito. A seguito di istanza dell’interessato veniva tuttavia concesso un secondo termine, nell’ambito del quale la notificazione veniva eseguita. Ciò nonostante, con ordinanza del 20.3.2014 il Tribunale dichiarava estinto il giudizio.

Interponeva appello avverso detto provvedimento il M. e la Corte di Appello di Roma, con la sentenza impugnata, n. 3547/2019, resa nella resistenza del D.C., rigettava il gravame.

Propongono ricorso per la cassazione di detta decisione M.G. ed M.E., figli ed eredi di M.F., affidandosi a tre motivi.

Resiste con controricorso D.C.U..

In prossimità dell’adunanza camerale, la parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “Proposta di definizione ex art. 380-bis c.p.c..

Inammissibilità del primo e secondo motivo del ricorso ed accoglimento del terzo motivo.

Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Roma ha rigettato il gravame proposto da M.F., dante causa degli odierni ricorrenti, avverso l’ordinanza del 20.3.2014, con la quale il Tribunale di Roma aveva dichiarato estinto il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo n. (OMISSIS), a suo tempo chiesto ed ottenuto nei confronti del M. dall’avv. D.C.U., a cagione della mancata notificazione dell’istanza di riassunzione del predetto giudizio nel primo termine all’uopo assegnato dal giudice di primo grado. La Corte di Appello, in particolare, ha ritenuto di natura perentoria il termine assegnato dal Tribunale in esito all’istanza di riassunzione e prosecuzione del giudizio, che era stato sospeso sine die il 26.7.2011 a seguito della denuncia per falso giuramento sporta dal D.C. nei confronti del M..

Propongono ricorso per la cassazione di detta decisione M.G. ed M.E., eredi di M.F., affidandosi a tre motivi. Con il primo motivo, i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 295 e 296 c.p.c., e dell’art. 2738 c.c., perché il giudizio non avrebbe dovuto essere sospeso, ma immediatamente definito dopo il giuramento, stante la sua efficacia di prova legale.

La censura è inammissibile.

La sentenza impugnata dà atto (cfr. pag. 4) che il dante causa degli odierni ricorrenti non soltanto non aveva tempestivamente impugnato il provvedimento di sospensione del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, ma -anzi- lo aveva egli stessi invocato. Tale statuizione, non attinta specificamente dalla doglianza in esame, rende inammissibile qualsiasi odierna contestazione circa la ritualità di quella decisione, non tempestivamente impugnata, ed anzi sollecitata, dal dante causa degli odierni ricorrenti.

Con il secondo motivo, questi ultimi lamentano la violazione degli artt. 134 e 135 c.p.c., perché la Corte di Appello avrebbe dovuto rilevare che tutte le ordinanze fuori udienza devono essere comunicate alle parti: anche il provvedimento emesso in calce all’istanza di riassunzione del giudizio sospeso, quindi, avrebbe dovuto essere comunicata.

La censura è inammissibile.

Il provvedimento con cui il giudice fissa l’udienza a seguito dell’istanza di riassunzione della parte non ha la forma dell’ordinanza, ma del decreto (cfr. art. 297 c.p.c., u.c.). Ad esso, dunque, si applica non l’art. 134 c.p.c., ma l’art. 135 c.p.c., che non prescrive alcun obbligo di comunicazione, a differenza della norma precedente, la quale prevede invece la comunicazione, a cura della cancelleria, delle ordinanze pronunciate fuori udienza.

Con il terzo motivo, i ricorrenti lamentano la violazione e falsa applicazione dell’art. 297 c.p.c., perché la Corte territoriale avrebbe erroneamente ravvisato la natura perentoria del termine assegnato dal Tribunale per la notificazione del ricorso in riassunzione del giudizio sospeso e del pedissequo provvedimento di fissazione della relativa udienza di prosecuzione.

La doglianza è fondata, alla luce del principio secondo cui “Verificatasi una causa d’interruzione del processo, in presenza di un meccanismo di riattivazione del processo interrotto, destinato a realizzarsi distinguendo il momento della rinnovata “edictio actionis” da quello della “vocatio in ius”, il termine perentorio di sei mesi, previsto dall’art. 305 c.p.c., è riferibile solo al deposito del ricorso nella cancelleria del giudice, sicché, una volta eseguito tempestivamente tale adempimento, quel termine non gioca più alcun ruolo, atteso che la fissazione successiva, ad opera del medesimo giudice, di un ulteriore termine, destinato a garantire il corretto ripristino del contraddittorio interrotto nei confronti della controparte, pur presupponendo che il precedente termine sia stato rispettato, ormai ne prescinde, rispondendo unicamente alla necessità di assicurare il rispetto delle regole proprie della “vocatio in ius”. Ne consegue che il vizio da cui sia colpita la notifica dell’atto di riassunzione e del decreto di fissazione dell’udienza non si comunica alla riassunzione (oramai perfezionatasi), ma impone al giudice, che rilevi la nullità, di ordinare la rinnovazione della notifica medesima, in applicazione analogica dell’art. 291 c.p.c., entro un termine necessariamente perentorio, solo il mancato rispetto del quale determinerà l’eventuale estinzione del giudizio, per il combinato disposto dello stesso art. 291 c.p.c., u.c., e del successivo art. 307 c.p.c., comma 3″ (Cass. Sez. U, Sentenza n. 14854 del 28/06/2006, Rv. 589898; conf. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 5348 del 08/03/2007, Rv. 595765; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 6023 del 15/03/2007, Rv. 595763; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 16016 del 07/07/2010, Rv. 613832; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13683 del 31/07/2012, Rv. 623590; Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 9819 del 20/04/2018, Rv. 648428; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 6921 del 11/03/2019, Rv. 653223; Cass. Sez. 6-3, Ordinanza n. 2526 del 03/02/2021, Rv. 660418).

Poiché, nella specie, risulta dalla sentenza impugnata che il giudice di prime cure aveva fissato nuovo termine per la notificazione dell’atto di riassunzione con relativo provvedimento di fissazione dell’udienza per la prosecuzione del giudizio sospeso, e che la notifica era stata eseguita correttamente in tale seconda occasione, la Corte di Appello avrebbe dovuto ravvisare l’erroneità dell’ordinanza con cui il Tribunale aveva dichiarato l’estinzione del giudiziò.

Il Collegio condivide la proposta del Relatore.

Il primo e il secondo motivo del ricorso vanno quindi dichiarati inammissibili, mentre va accolto il terzo, con conseguente cassazione della sentenza impugnata, in relazione alla censura accolta, e rinvio della causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Roma, in differente composizione.

PQM

La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibili il primo ed il secondo motivo del ricorso ed accoglie il terzo; cassa la decisione impugnata, in relazione alla censura accolta, e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Roma, in differente composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile, il 27 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

 

 

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