Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5452 del 26/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/02/2021, (ud. 19/01/2021, dep. 26/02/2021), n.5452

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18994-2019 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA,

357, presso lo studio dell’avvocato ANNA BELLUMORI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANGELICA PATRIGNANI;

– ricorrente –

contro

SARA ASSICURAZIONI SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE ZEBIO, 28,

presso lo studio dell’avvocato ROSARIO LIVIO ALESSI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GAETANO ALESSI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1483/2018 del TRIBUNALE di MACERATA,

depositata il 19/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. PELLECCHIA

ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. M.G. convenne in giudizio la Sara Assicurazioni al fine di sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti dalla propria autovettura in seguito a un sinistro stradale avvenuto nel 2015.

Sara Assicurazioni si costituì in giudizio contestando la domanda attorea nell’an e nel quantum, deducendo, in particolare, che l’annullamento del verbale di contestazione elevato dalla polizia stradale nei confronti dell’attore non fosse a lei opponibile perchè la compagnia non vi aveva partecipato.

Con sentenza n. 801/2017 il Giudice di Pace di Macerata respingeva la domanda attorea e condannò l’attore al pagamento delle spese di lite.

2. Il Tribunale di Macerata, con sentenza n. 1483/2018 pubblicata il 19 dicembre 2018, in parziale accoglimento dell’appello proposto dal M. hanno ritenuto applicabile al caso di specie la pari responsabilità nella causazione dell’incidente ex art. 2054 c.c..

I giudici hanno valutato che non era possibile giungere ad una conclusione univoca in merito alla dinamica del sinistro, indipendentemente dalla ricostruzione degli agenti intervenuti sul posto, a causa della divergenza delle dichiarazioni del teste e la natura e posizionamento dei danni rilevati dagli agenti intervenuti sull’autovettura del M.. Pertanto hanno condannato la compagnia di assicurazioni a versare all’appellante la somma di Euro 343,86,.

3. Avverso la suddetta pronuncia M.G.L. propone ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi illustrati da memoria.

3.1. Sara Assicurazioni S.p.a. resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4.1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta la “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3” avendo erroneamente riconosciuto i giudici di merito fede privilegiata al verbale redatto dagli Agenti.

4.2. Con il secondo motivo il ricorrente censura “l’omessa valutazione a fondamento della decisione di un fatto non specificatamente contestato ai sensi dell’art. 115 c.p.c.”, in quanto parte avversa non avrebbe mai contestato la divergenza tra i danni riportati nel prontuario della Polizia e quelli previsti nella fattura.

4.3. Con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 116 c.p.c.. Il giudice avrebbe errato nel reputare carente di supporto probatorio la quantificazione dei danni sofferti dal M. laddove indica tra gli strumenti di prova cui avrebbe dovuto ricorrere l’istante accanto a fotografie (prove documentali) e testimonianze, ‘l’accesso di peritì con ciò confondendo i mezzi di prova tassativamente disciplinati dal codice procedurale confessione, giuramento e testimonianze con attività di consulenza che sono sottratte alla disponibilità delle parti e non costituiscono mezzi di prova.

4.4. Con il quarto motivo denuncia “falsa applicazione del D.P.R. 16 dicembre 1992, art. 383”, in quanto il verbale redatto dalla Polizia sarebbe sommario e non rispettoso dei contenuti richiesti dalla norma summenzionata.

4.5. Con il quinto motivo il ricorrente lamenta “l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., n. 5: sistema satellitare”, in quanto i giudici di merito non avrebbero considerato, ai fini della ricostruzione della dinamica, la strada indicata dal satellitare del mezzo di M.G.L., che mostra un luogo diverso da quello indicato dalla Polizia.

4.6. Con il sesto motivo il ricorrente lamenta “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., n. 5: testimonianza signora R.”. Invero i giudici di merito non avrebbero considerato la testimonianza della conducente del veicolo antagonista a quello di M., la quale avrebbe dichiarato di aver viaggiato lungo la strada costeggiando diverse macchine posteggiate, circostanza da cui la Corte avrebbe dovuto desumere che la stessa guidava oltre la linea di mezzeria.

5. Innanzitutto occorre rilevare l’inammissibilità dei motivi di ricorso per la violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, il quale, oltre a richiedere l’indicazione degli atti, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento risulti prodotto; tale prescrizione va correlata all’ulteriore requisito di procedibilità di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per cui deve ritenersi, in particolare, soddisfatta: a) qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di esse, mediante la produzione del fascicolo, purchè nel ricorso si specifichi che il fascicolo è stato prodotto e la sede in cui il documento è rinvenibile; b) qualora il documento sia stato prodotto, nelle fasi di merito, dalla controparte, mediante l’indicazione che il documento è prodotto nel fascicolo del giudizio di merito di controparte, pur se cautelativamente si rivela opportuna la produzione del documento, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per il caso in cui la controparte non si costituisca in sede di legittimità o si costituisca senza produrre il fascicolo o lo produca senza documento; c) qualora si tratti di documento non prodotto nelle fasi di merito, relativo alla nullità della sentenza od all’ammissibilità del ricorso (art. 372 p.c.) oppure di documento attinente alla fondatezza del ricorso e formato dopo la fase di merito e comunque dopo l’esaurimento della possibilità di produrlo, mediante la produzione del documento, previa individuazione e indicazione della produzione stessa nell’ambito del ricorso (Cass. S.U. n. 7161/2010; Cass. S.U. n. 28547/2008). Se manca uno di questi elementi il ricorso è inammissibile come nel caso di specie, avendo il ricorrente richiamato una serie di documenti (come il verbale d’incidente e la fattura di riparazione) di cui avrebbe dovuto almeno trascriverne il contenuto.

Ma i motivi, ove esaminabili nel merito, sarebbero ugualmente inammissibili.

Infatti il primo, terzo, quinto e sesto motivo tutti inerenti l’an della responsabilità del sinistro sono inammissibili perchè parte ricorrente, in sostanza, sottopone alla Corte di legittimità inammissibili istanze di revisione di valutazioni di fatto rientranti nel sovrano apprezzamento del giudice del merito e non sindacabili in sede di legittimità causa (mancata considerazione del satellite dell’autoveicolo), in particolare degli elementi probatori (valutazione delle prove testimoniali).

Inoltre, il quinto motivo, dove il ricorrente lamenta che non sarebbe stata valutata la ricostruzione del percorso seguito dal Masotto e rilevato dal sistema satellitare, è inammissibile sia perchè non rispetta il paradigma del 360 n. 5 come precisato da Cass. S.U. n. 8053/2014, sia perchè non rispetta i limiti posti dall’art. 366 c.p.c., n. 6, come già sopra detto, in quanto il documento non viene illustrato nel suo specifico contenuto.

Per quanto riguarda, invece, il secondo e quarto motivo, in cui il ricorrente denuncia il quantum del danno che avrebbe subito la macchina, sono inammissibili sia perchè richiedono una rivalutazione di merito non sindacabile in questa sede sia perchè il ricorrente non coglie la ratio decidendi della sentenza. I giudici di merito, infatti, hanno valutato sia il verbale della Polstrada sia la fattura delle riparazioni. A quest’ultima è stata data rilievo probatorio in modo integrale (cfr. pag. 3), pertanto, non si comprende la portata della denuncia del ricorrente di violazione del principio di contestazione.

6. Le spese seguono la soccombenza.

7. Infine, poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono i presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità in favore della controricorrente che liquida in complessivi Euro 2.300 di cui 200 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente , dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione, il 19 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2021

 

 

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