Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5452 del 05/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 05/03/2010, (ud. 09/02/2010, dep. 05/03/2010), n.5452

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – rel. Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 17631/2008 proposto da:

SOCIETA’ MAGAP DI LAMA NICOLA & FASCIOLO BERNARDINA SNC, in

persona

del legale rappresentante pro tempore amministratore unico,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANIENE 14, presso lo studio

legale SCIUME’, rappresentata e difesa dall’avvocato CIARAMELLA

Giuseppe, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

DARTI SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli Avvocati FILIPPELLI Nicola,

FLAVIO BRUSCIANO, giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 50/2007 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di NAPOLI del 20/04/07, depositata il 18/05/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/02/2010 dal Presidente e Relatore Dott. FERNANDO LUPI;

è presente il P.G. in persona del Dott. GIAMPAOLO LECCISI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, ritenuto che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “La CTR della Campania ha accolto parzialmente l’appello della DARTI s.r.l. nei confronti di Magap di Lama Nicola e di Fasciolo Bernardina s.n.c. ritenendo che il diritto al rimborso della TOSAP fosse estinto in parte per effetto della decadenza biennale di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21.

Ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un motivo la contribuente, resiste con controricorso la concessionaria.

Con l’unico motivo, formulando idoneo quesito, la ricorrente contesta l’applicazione della decadenza generale prevista dal citato art. 21, essendo per questa imposta prevista decadenza triennale dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 51, comma 6, che ha istituito l’imposta. Il motivo è fondato. Recita la norma: 6. I contribuenti possono richiedere, con apposita istanza, ai comuni o alle province il rimborso delle somme versate e non dovute entro il termine di tre anni dal giorno del pagamento, ovvero da quello in cui è stato definitivamente accertalo il diritto alla restituzione. Sull’istanza di rimborso i comuni e le province provvedono entro novanta giorni dalla data di presentazione della stessa. Sulle somme rimborsate ai contribuenti spettano gli interessi di mora in ragione del 7 per cento per ogni semestre compiuto dalla data dell’eseguito pagamento”.

Rilevato che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti costituite;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 375 c.p.c., n. 5, della manifesta fondatezza del ricorso e che, pertanto, la sentenza impugnata vada cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto il ricorso può essere deciso nel merito con l’accoglimento del ricorso introduttivo della contribuente;

in ordine alle spese l’alterno esito dei giudizi di merito è motivo per compensare le spese di quei gradi, quelle del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie il ricorso introduttivo del contribuente, compensa le spese dei gradi di merito e condanna l’intimata alle spese del giudizio di cassazione che liquida in euro mille per onorario e duecento per spese vive.

Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2010

 

 

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