Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5449 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2022, (ud. 27/01/2022, dep. 18/02/2022), n.5449

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30034-2020 proposto da:

S.A., rappresentato e difeso dall’avvocato MARTINO

BENZONI;

– ricorrente –

contro

DIREZIONE REGIONALE ENTRATE;

– intimata –

e contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistente –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di TRIESTE, depositata il

18/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/01/2022 dal Consigliere ANTONIO SCARPA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

S.A. (alias S.A.) ha proposto ricorso avverso l’ordinanza del 18 febbraio 2020 resa dal Tribunale di Trieste, con cui è stata rigettata l’opposizione formulata dal medesimo S.A. contro il provvedimento che aveva rigettato l’ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato, in un giudizio di protezione internazionale, per la manifesta infondatezza della domanda. Il Tribunale ha evidenziato come S.A. avesse basato la propria domanda su dichiarazioni generiche ed incoerenti, non riconducibili al sistema della protezione internazionale.

L’intimato Ministero della Giustizia ha depositato mero atto di costituzione, mentre non ha svolto attività difensive l’intimata Direzione Regionale delle Entrate.

Il ricorso denuncia la inidoneità della motivazione circa la manifesta infondatezza, con nullità ex art. 156 c.p.c. e artt. 132,134 e 112 c.p.c..

Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere dichiarato inammissibile, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1), il presidente ha fissato l’adunanza della Camera di consiglio.

Il ricorrente ha presentato memoria.

L’ordinanza oggetto di ricorso contiene le argomentazioni rilevanti per individuare e comprendere le ragioni, in fatto e in diritto, della decisione

L’impugnata decisione è peraltro conforme alla giurisprudenza di questa Corte e il ricorso non offre argomenti per mutare orientamento, sicché le censure sono inammissibili ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1.

Il Tribunale di Trieste in sede di opposizione ha condiviso la negativa valutazione inerente alla richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, come già resa dal giudice del merito sulla base di apprezzamento della manifesta infondatezza della domanda.

Peraltro, a norma del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 17, nelle controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale, allorché il ricorrente è ammesso al patrocinio a spese dello Stato e l’impugnazione ha ad oggetto una decisione adottata dalla Commissione territoriale ai sensi degli artt. 29 e 32, comma 1, lett. b-bis), il giudice, quando rigetta integralmente il ricorso, indica nel decreto di pagamento adottato a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 82, le ragioni per cui non ritiene le pretese del ricorrente manifestamente infondate ai fini di cui al del predetto Decreto, art. 74, comma 2, accertando il presupposto della colpa grave nella proposizione dell’azione con valutazione diversa ed autonoma rispetto a quella afferente alla fondatezza del merito della domanda (si veda Cass. Sez. 6 – 2, 24/09/2020, n. 20002). Ma già il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 122, subordina l’ammissibilità dell’istanza di patrocinio alla valutazione di “non manifesta infondatezza della pretesa che si intende far valere”, mentre il medesimo D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, comma 2, stabilisce che il magistrato revoca l’ammissione al patrocinio provvisoriamente disposta dal consiglio dell’ordine degli avvocati, se risulta l’insussistenza dei presupposti per l’ammissione ovvero se l’interessato ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave (si veda già Cass. Sez. 6 – 2, 10/04/2020, n. 7785).

Il ricorso va perciò dichiarato inammissibile, non dovendosi regolare le spese processuali in quanto gli intimati non hanno svolto utili attività difensive.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater -, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 27 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

 

 

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