Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5443 del 25/02/2019

Cassazione civile sez. VI, 25/02/2019, (ud. 21/11/2018, dep. 25/02/2019), n.5443

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. DE MARINIS NICOLA – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20298-2017 proposto da:

C.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APPIA NUOVA

37, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE SPAGNUOLO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale procuratore

speciale della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI INPS (SCCI)

SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29,

presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso

dagli avvocati ESTER ADA VITA SCIPLINO, GIUSEPPE MATANO, LELIO

MARITATO, EMANUELE DE ROSE, ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO;

– controricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 143/2017 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 09/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/11/2018 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLA

GHINOY.

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’appello di Salerno confermava la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva rigettato l’opposizione proposta da C.L. avverso l’estratto di ruolo rilasciato da Equitalia sud S.p.A. relativo a cartella di pagamento emessa per l’importo di Euro 4.570,89 dovuto a titolo di omissioni contributive e somme aggiuntive per l’anno 2004.

2. La Corte argomentava che l’opponente aveva dato atto nel ricorso introduttivo di aver ricevuto in data 28.12.2006 la notifica della cartella di pagamento sottesa all’estratto di ruolo; non era dunque più possibile mediante l’impugnazione di tale estratto di ruolo contestare la fondatezza della pretesa creditoria, nè la prescrizione del credito di cui alla suddetta cartella, che avrebbero potuto essere poste in discussione esclusivamente mediante la tempestiva impugnazione della cartella stessa.

3. Per la cassazione della sentenza C.L. ha proposto ricorso, cui ha resistito l’Inps con controricorso. L’Agenzia delle Entrate- Riscossione è rimasta intimata. Il Liberato ha depositato anche memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. come primo motivo il ricorrente deduce: omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia – violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, in correlazione con gli artt. 24,53 e 97 Cost.; violazione dell’art. 615 c.p.c., comma 1. Lamenta che il giudice di merito abbia omesso di rilevare che dalla documentazione versata in atti non risultava provata la regolarità della notifica della cartella esattoriale; sostiene che anche l’estratto di ruolo può essere oggetto di ricorso in giudizio, costituendo una parziale riproduzione del ruolo, atto considerato impugnabile dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 e che in sede di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., ben possono essere fatti valere, senza alcun termine di decadenza, i fatti estintivi del credito verificatisi successivamente alla formazione del titolo esecutivo.

5. Come secondo motivo deduce la violazione dell’art. 112 c.p.c., per l’omessa pronuncia sull’eccezione di prescrizione. Lamenta che la Corte d’appello non abbia dichiarato la prescrizione del credito afferente contributi del 2004, per i quali la cartella esattoriale è stata notificata nel 2005 e il ricorso giudiziario è stato incardinato nel 2015.

6. All’esame del primo motivo occorre premettere che nel ricorso non viene attinta la sentenza di merito nella parte in cui la Corte d’appello ha riferito che nel ricorso introduttivo il ricorrente aveva dato atto di avere ricevuto in data 28.12.2006 la notifica della cartella di pagamento sottesa all’estratto di ruolo. La mancata espressa confutazione di tale circostanza rende inammissibile il motivo nella parte in cui lamenta che la Corte territoriale non abbia accertato la nullità della notifica della cartella, accertamento che risultava irrilevante a fronte dell’espressa ammissione della ricezione della notifica.

7. Tanto premesso, il primo motivo, nella parte in cui sostiene l’autonoma impugnabilità dell’estratto di ruolo, non è fondato. Occorre qui infatti dare continuità al principio, affermato da questa Corte anche con riferimento a crediti diversi da quelli tributari, secondo il quale l’estratto di ruolo non è di per sè autonomamente impugnabile (v. Cass. n. 22946 del 10/11/2016 e Cass. n. 20618 del 13/10/2016).

8. L’estratto di ruolo è infatti la riproduzione della parte del ruolo relativa alla o alle pretese creditorie azionate con la cartella esattoriale e contiene gli elementi essenziali per identificare la persona del debitore, la causa e l’ammontare della pretesa creditoria (Cass. 09/05/2018, n. 11028). Esso è di norma atto interno all’amministrazione, privo di effetti nella sfera del destinatario (v. Cass. 22/09/2017, n. 22184), il quale può impugnare la cartella cui esso di riferisce, con le forme e nei termini di legge. La correttezza del procedimento di formazione della pretesa impositiva è assicurata mediante il rispetto di una sequenza procedimentale di determinati atti, con le relative notificazioni, allo scopo di rendere possibile un efficace esercizio del diritto di difesa del destinatario (Cass. 28/02/2018, n. 4614, Cass. 18/01/2018, n. 1144).

9. Tali affermazioni non si pongono in contrasto con quanto recentemente affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 19704 del 02/10/2015 resa in materia tributaria, seguita dalla conforme giurisprudenza della Sezione tributaria (v. ancora da ultimo Cass.19/01/2018, n. 1302). Secondo tale pronuncia, il contribuente può impugnare la cartella di pagamento della quale – a causa dell’invalidità della relativa notifica – sia venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario della riscossione senza dover necessariamente attendere la notifica di un atto successivo. La Corte ha in quella sede precisato che a ciò non osta l’ultima parte del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3, in quanto una lettura costituzionalmente orientata impone di ritenere che l’impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato – impugnabilità prevista da tale norma – non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque venuto legittimamente a conoscenza e quindi non escluda la possibilità di far valere l’invalidità stessa anche prima, giacchè l’esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale non può essere compresso, ritardato, reso più difficile o gravoso, ove non ricorra la stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo, rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione.

10. Nel caso esaminato dalle Sezioni Unite si affermava la possibilità per il privato di far valere immediatamente le sue ragioni avverso la cartella esattoriale non notificata o invalidamente notificata, della cui esistenza fosse venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta.

11. E’ una tutela anticipatoria, rispetto alla possibilità da sempre riconosciuta di recuperare la possibilità di impugnare l’atto precedente allorchè sia notificato l’atto successivo, che si giustifica quindi (solo) allorchè, prendendo conoscenza del ruolo, il contribuente apprenda per la prima volta dell’esistenza di una cartella esattoriale a suo carico e quindi dell’avvenuta formazione di un titolo esecutivo nei suoi confronti, e gli consente di recuperare gli strumenti di impugnazione avverso la cartella esattoriale che non ha potuto in precedenza utilizzare a causa della invalidità della notifica di essa.

12. Nel caso, in considerazione del fatto che nella ricostruzione della Corte territoriale, non oggetto di specifica impugnazione, la cartella era stata ritualmente notificata, correttamente è stato ritenuto che mediante l’opposizione all’estratto di ruolo non potesse contestarsi la fondatezza della pretesa creditoria, nè la prescrizione del credito oggetto della cartella, che avrebbero dovuto essere fatti valere mediante tempestiva impugnazione della stessa.

13. Il motivo risulta poi inammissibile nella parte in cui rivendica la possibilità di far valere con I’ opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., i fatti estintivi del credito successivi alla formazione del titolo esecutivo (in particolare, la prescrizione).

14. A tale proposito, come ritenuto da questa Corte nei precedenti arresti sopra richiamati (Cass. n. 22946 del 10/11/2016, Cass. n. 20618 del 13/10/2016, Cass. n. 6034 del 9/3/2017) – mentre l’ordinanza n. 10809 del 2017 richiamata nella memoria non si è misurata con tale questione – difetta infatti nel ricorrente l’interesse ad agire, considerato che l’azione con la quale ai sensi dell’art. 615 c.p.c. si contesta il diritto di procedere all’esecuzione forzata presuppone l’esistenza quantomeno della minaccia attuale di atti esecutivi, minaccia che nel caso difetta, e che è ben possibile che, considerato il lungo tempo intercorso dopo la notifica della cartella, intervenga l’eliminazione del credito in via di autotutela mediante sgravio della pretesa contributiva e l’ente impositore non proceda alla riscossione coattiva.

15. Per tali motivi, condividendo il Collegio la proposta del relatore, il ricorso, manifestamente infondato, va rigettato con ordinanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5.

16. La regolamentazione delle spese processuali segue la soccombenza.

17. Risultando ammesso al patrocinio a spese dello stato, il ricorrente non deve allo stato essere onerato delle conseguenze amministrative previste dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (v. in tal senso da ultimo Cass. ord., n. 21/02/2017 n. 4493).

PQM

rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.500,000 per compensi, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, rimborso spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 21 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 25 febbraio 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA