Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5442 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2022, (ud. 01/02/2022, dep. 18/02/2022), n.5442

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso proposto da:

M.A., rappr. e dif. dall’avv. Massimo Goti

massimogoti.pec.avvocati.prato.it, elett. dom. in Prato, via Q.

Baldinucci n. 71, come da procura allegata in calce all’atto;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., rappr e dif. ex

lege dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui Uffici è

domiciliato, in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– costituito –

per la cassazione del decreto Trib. Firenze 22.6.2021, n. 3506/2021,

R.G. 5723/2018;

udita la relazione della causa svolta dal consigliere relatore Dott.

Massimo Ferro alla camera di consiglio del 1 febbraio 2022

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. M.A. impugna il decreto Trib. Firenze 22.6.2021, n. 3506/2021, R.G. 5723/2018, che ha rigettato il ricorso contro il provvedimento della Commissione Territoriale di Firenze 22.11.2017, la quale aveva negato la protezione internazionale, in tutte le misure, nonché il permesso di soggiorno per motivi umanitari;

2. il decreto qui impugnato ha ritenuto che: a) il racconto del richiedente è inattendibile e generico, privo di precisazioni ed integrazioni che in sede di udienza avrebbero consentito il suo circostanziamento, avendo lo stesso riferito di essere fuggito dal Pakistan, suo Paese di origine, per il timore di essere ucciso da un politico locale che, intenzionato a beneficiare illegittimamente dei proventi di un’associazione umanitaria presso la quale il ricorrente dichiarava di lavorare, di fronte al rifiuto opposto da quest’ultimo distruggeva il suo negozio e organizzava un attentato nei suoi confronti; il richiedente, peraltro, non ha saputo motivare in maniera credibile la circostanza per cui, pur temendo per la propria vita, sia rimasto per altri due anni in Pakistan dopo aver asseritamente subito un attentato e si sia recato in data 23.4.2021 nuovamente nel suo Paese di origine; b) sono assenti i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, considerata l’inattendibilità dei fatti rappresentati dal ricorrente; c) non sussistono i requisiti della protezione sussidiaria, in quanto la irrilevanza dei fatti dedotti impediscono di ritenere che il ricorrente, in caso di rimpatrio, sarebbe esposto al grave danno di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. a) e b); quanto all’ipotesi di cui alla lett. c), sulla base dei dati aggiornati relativi alla regione pakistana del Punjab, si evince un miglioramento della condizione interna della zona dovuto al calo del numero di attentati e di vittime, che induce ad escludere che sia in atto una situazione di conflitto armato interno o di violenza indiscriminata; d) non sussistono le condizioni per il riconoscimento della protezione umanitaria D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 5, comma 6, nella versione vigente ratione temporis anteriormente alle modifiche recate dal D.L. n. 113 del 2018, posto che il ricorrente, premessa l’inattendibilità del suo racconto e l’insussistenza della condizione di vulnerabilità soggettiva, non ha dimostrato di aver intrapreso alcun percorso di integrazione né sociale né lavorativa nel Paese di accoglienza e ha mantenuto i suoi legami familiari nel Paese di provenienza, luogo nel quale, per lo meno, avrebbe il conforto e la vicinanza dei propri cari;

3. il ricorso è sostanzialmente su due motivi; ad esso resiste il Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente al fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. con il ricorso si contesta: a) ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 e art. 14, comma 1, lett. a), b) e c), per la mancata concessione della protezione sussidiaria ritenendo che, contrariamente a quanto disposto dal tribunale, il racconto del richiedente deve essere giudicato credibile e che nella zona di provenienza è prevista una situazione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno tale da configurare una minaccia grave e individuale alla vita del ricorrente; b) all’altezza dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione alla mancata valutazione della situazione esistente nell’area di provenienza del ricorrente (Punjab pakistano) e al mancato adempimento dell’onere istruttorio, ritenendo che il tribunale ha escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria senza specificare quale C.O.I. sia stata utilizzata;

2. il ricorso è inammissibile; pregiudizialmente va rilevato che, in difformità a quanto prescritto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, quarto inciso, la procura speciale alle liti rilasciata ai fini della presentazione del ricorso, pur apparendo la sottoscrizione del ricorrente autenticata dal difensore a tal fine nominato, è tuttavia priva della certificazione da parte del medesimo difensore che il suo rilascio è avvenuto in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; si rende perciò applicabile il principio, enunciato da Cass. s.u. n. 15177 del 1 giugno 2021, secondo cui “il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, nella parte in cui prevede che “La procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima” ha richiesto, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso”, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore”; la predetta procura, pertanto, “deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con una unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente”.

3. facendo applicazione del principio di diritto qui ricordato, confermato anche da Corte Cost. n. 13 del 2022, il ricorso per cassazione proposto dal ricorrente è dunque inammissibile; nel caso di specie, infatti, la procura speciale rilasciata al difensore in calce al ricorso per cassazione -pur specifica nel contenuto con indicazione del decreto di rigetto adottato dal Tribunale di Firenze e della sua data – non contiene alcuna espressione dalla quale risulti che il difensore abbia inequivocamente inteso certificare che la data di conferimento della procura sia stata successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato, recando la mera autenticazione della firma;

il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile; ricorrono i presupposti processuali per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la stessa impugnazione, se dovuto (Cass. s.u. 4315/2020).

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 1 febbraio 2022.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

 

 

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