Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5441 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2022, (ud. 19/01/2022, dep. 18/02/2022), n.5441

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19518/2020 R.G. proposto da:

S.M., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Mario Anzisi e

Luciano Boccarusso con domicilio eletto in Roma, via della Giuliana,

n. 32;

– ricorrente –

contro

Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso ex lege

dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domicilia

ope legis in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso il decreto del Tribunale di Napoli, n. 601/2020, depositato

il 10 febbraio 2020;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 19 gennaio

2022 dal Consigliere Dott. Iannello Emilio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

S.M. ricorre con unico mezzo, nei confronti del Ministero della Giustizia – che resiste con controricorso – avverso il decreto con il quale, in data 10 febbraio 2020, il Tribunale di Napoli ha rigettato la sua domanda di risarcimento dei danni subiti a causa della detenzione presso la casa circondariale di Napoli “(OMISSIS)”, in condizioni inumane, dal 13/6/2007 al 3/12/2008;

essendo state ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata notificata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo il ricorrente denuncia violazione della L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 35-ter, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

contesta la legittimità del criterio adottato dal giudice a quo secondo cui, dal computo dello spazio vitale minimo in mancanza del quale la detenzione è da presumersi inflitta in condizioni inumane, non può escludersi la superficie occupato dal mobilio presente nella stanza, compreso il letto;

la censura è fondata;

secondo costante indirizzo di questa Corte, dal quale non vi è motivo di discostarsi, lo Stato incorre nella violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti, stabilito dall’art. 3 della CEDU, così come interpretato dalla conforme giurisprudenza della Corte Edu (con sentenza dell’8 gennaio 2013, Torreggiani c. Italia), quando il detenuto in una cella collettiva non possa disporre singolarmente di almeno 3 mq. di superficie, detraendo l’area destinata ai servizi igienici e agli armadi, appoggiati o infissi stabilmente alle pareti o al suolo, mentre non rilevano gli altri arredi facilmente amovibili come sgabelli o tavolini (v. ex aliis Cass. 02/07/2018, n. 17277; 18/06/2018, n. 15923; 24/05/2018, n. 12955; 20/02/2018, n. 4096);

dal calcolo della superficie va espunto lo spazio del letto sia “a castello” che singolo, essendo in entrambi i casi compromesso il “movimento” del detenuto nella cella: infatti, se è vero che lo spazio occupato dal primo è usufruibile per il riposo e l’attività sedentaria, è anche vero che tali funzioni organiche vitali sono fisiologicamente diverse dal “movimento”, il quale postula, per il suo naturale esplicarsi, uno spazio ordinariamente “libero” (Cass. Sez. U. pen. 24/09/2020, n. 6551; Cass. pen. 14/03/2017, n. 12338; v., conformi fra le tante in ordine ai letti, Cass. 21/01/2020, n. 1170; 10/10/2019, n. 25408; 26/06/2019, n. 17048; 25/06/2019, n. 16896; 15/02/2019, n. 4561; 20/02/2018, n. 4096);

qualora la superficie utilizzabile sia inferiore ai 3 mq. sussiste la “forte presunzione” della violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti, tuttavia vincibile, alla luce della giurisprudenza della Corte Edu (sentenza del 20 ottobre 2016, Grande Camera, Mursic c. Croazia, p. 135), attraverso la valutazione dell’esistenza di adeguati fattori compensativi che si individuano nella brevità della restrizione carceraria, nell’offerta di attività da svolgere in spazi ampi all’esterno della cella, nell’assenza di aspetti negativi relativi ai servizi igienici e nel decoro complessivo delle condizioni di detenzione (Cass. pen. 13/03/2017, n. 11980; Cass. pen. 13/12/2016, n. 52819);

l’onere di dimostrare la sussistenza di tali fattori nel caso concreto grava sullo Stato convenuto in giudizio, una volta accertato che lo spazio individuale sia stato inferiore ai 3 mq;

alla luce delle suesposte coordinate deve ritenersi erroneo il criterio adottato dal giudice a quo, nella parte in cui non esclude -peraltro in dichiarato consapevole contrasto con la giurisprudenza di legittimità, ma senza però offrire argomenti nuovi o diversi da quelli già da questa considerati e peraltro da ultimo ancora ribaditi, come visto, da pronunce successive a quella di merito qui impugnata (Cass. Sez. U. n. 6551 del 2020) – da tale computo gli ingombri rappresentati dai letti e dal mobilio non facilmente amovibile;

qualora in esito al rinnovo del calcolo (decurtando la superficie del vano-bagno e delle aree occupate dai letti e dagli arredi fissi), fosse accertato uno spazio minimo inferiore a quello vitale, il giudice del rinvio sarà tenuto a rivalutare il complesso delle caratteristiche dei locali di detenzione e delle condizioni ambientali di vita carceraria, al tempo, specificando se le stesse debbano o meno ritenersi idonee – avuto riguardo al numero di occupanti la cella, alla durata del periodo di detenzione – ad integrare “misure compensative” sufficienti a garantire, comunque, un trattamento dignitoso del detenuto;

in accoglimento del ricorso il provvedimento impugnato va pertanto cassato e la causa rinviata al giudice a quo, al quale va anche demandato il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione; cassa il decreto in relazione ai motivi accolti; rinvia al Tribunale di Napoli in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

 

 

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