Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5437 del 05/03/2010

Cassazione civile sez. II, 05/03/2010, (ud. 04/02/2010, dep. 05/03/2010), n.5437

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. MALZONE Ennio – Consigliere –

Dott. PICCIALLI Luigi – rel. Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA LUNIGIANA 6, presso lo studio dell’avvocato D’AGOSTINO CARMELO,

rappresentata e difesa dall’avvocato INTILISANO PIETRO;

– ricorrente –

e contro

P.N. (OMISSIS);

– intimato –

e sul ricorso n. 2865/2005 proposto da:

P.N. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA F CESI 72, presso lo studio dell’avvocato FARANDA TITTI,

rappresentato e difeso dall’avvocato CALABRO’ CLAUDIO;

– controricorrente ric. incidentale –

e contro

C.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 41/2004 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 10/02/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

04/02/2010 dal Consigliere Dott. PICCIALLI Luigi;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 13 e 16 aprile 1992 C.A., proprietaria di un fondo edificato in (OMISSIS), convenne al giudizio del Pretore di Patti, sez. dist. di Naso, P.N., proprietario di analogo immobile a confine, nonche’ C. F. promissario acquirente dello stesso, lamentando l’illegittima collocazione di un cancello su un viottolo ricadente nella proprieta’ di essa attrice, sul quale il P. aveva solo una servitu’ di passaggio, e l’abusiva collocazione di una grondaia sporgente sul proprio fondo, manufatti di cui chiedeva la rimozione.

Costituitosi il P. si oppose alle richieste dell’attrice, contestando l’appartenenza alla stessa del viottolo e chiedendo, in subordine ed in via riconvenzionale, di esserne dichiarato proprietario per usucapione; quanto alla grondaia nego’ che la stessa sporgesse sulla proprieta’ vicina. Successivamente si costitui’ anche il C.F., eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva. La causa fu istruita con consulenza tecnica di ufficio e prove testimoniali e, transitata al Tribunale di Patti, decisa con sentenza del G.O.A della sezione – stralcio del 7 – 12.3.01, con la quale, estromesso dal giudizio, con compensazione totale delle relative spese, il C.F., venne accolta la domanda attrice dichiarativa della proprieta’ del viottolo con condanna del P.N. alla rimozione del cancello e rimborso dei due terzi delle spese, per il resto compensate Proposto appello dal P., resistito dalla C.A., con sentenza del 17.12.03, pubblicata il 10.2.04, la Corte di Messina, in riforma di quella impugnata, rigetto’ la domanda attrice ed accolse la riconvenzionale, dichiarando il convenuto stesso proprietario per usucapione della striscia di terreno contesa, con integrale compensazione delle spese del doppio grado di giudizio.

A tale decisione la corte suddetta perveniva sulla base delle risultanze della consulenza tecnica e della prova testimoniale, evidenzianti che il viottolo in questione costituiva, di fatto e da decenni, una pertinenza inglobata nel fabbricato del P.N., al quale soltanto dava ingresso, essendo dall’altra parte delimitato da un muro di contenimento e da un muretto di cinta, in maniera tale da non consentire accesso alla vicina, la quale, solo a dire di un teste, peraltro contraddetto da altro, si sarebbe limitata ad entrarvi per la raccolta delle olive cadute dal proprio vicino terreno.

Contro la sentenza anzidetta la C.A. ha proposto ricorso per Cassazione deducente tre motivi. Ha resistito il P.N. con controricorso contenente ricorso incidentale.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente si dispone la riunione, ai sensi dell’art. 335 c.p.c., tra il ricorso principale e quello incidentale.

Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 331 c.p.c., che avrebbe determinato la nullita’ del giudizio e della sentenza di secondo grado, per omessa citazione del C.F., che era stato parte nel grado precedente, cosi’ determinando una situazione di litisconsorzio processuale, nonostante la scindibilita’ delle relative cause. L’eccezione e’ infondata, considerato che la scindibilita’ delle cause, che pur si ammette, non comportava, nel caso di specie in cui nessuna doglianza risultava proposta dalle parti avverso la decisione di primo grado, che aveva estromesso il C.F. (perche’ la sua qualita’ di promissario acquirente del fondo non gli attribuiva alcuna legittimazione a contraddire alla domanda attrice), la necessita’ di evocare in giudizio anche in secondo grado il suddetto, che neppure nel regolamento delle spese era stato accomunato alle altre parti;

sicche’, a parte l’incontroversa assenza di litisconsorzio necessario sostanziale, neppure poteva concretarsi nella specie, proprio a cagione della pronunziata estromissione, dalle parti non impugnata, alcuna situazione di litisconsorzio necessario di natura processuale, ma solo un’ipotesi riconducibile all’art. 332 c.p.c.. (prescrivente solo una litis denuntiatio ai fini della decorrenza del termine per impugnare), con conseguente non incidenza sulla validita’ del giudizio della mancata evocazione della parte non citata, configurandosi al riguardo solo una situazione di litisconsorzio facoltativo improprio (v. tra le altre, Cass. n. 14554/02).

Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1158 e 1164 c.c. censurandosi la dichiarazione di acquisto della proprieta’ della striscia di terreno, gia’ appartenente all’attrice, da parte del P., perche’ pronunziata in difetto di alcun atto d’interversione, idoneo a mutare il titolo del possesso, esercitato in virtu’ di una servitu’ di passaggio, in possesso pieno dominicale, come tale inidoneo a far maturare l’usucapione; sicche’ l’eventuale decorso del relativo termine avrebbe potuto iniziare solo dall’apposizione del cancello, se l’attrice non avesse agito in giudizio.

Erroneamente, inoltre, la corte di merito avrebbe ritenuto la proprietaria C.A. tenuta provare l’esercizio del possesso, che peraltro nel caso di specie sarebbe rimasto comprovato “a mezzo di numerosi testi”, riferenti della periodica raccolta delle olive da quella esercitata.

Infine la circostanza che la striscia di terreno adducesse al solo ingresso della casa del P. non sarebbe stata sufficiente a fai la considerare solo da costui posseduta, essendo la stessa anche confinante, senza alcuna separazione, con la strada pubblica. Il motivo e’ fondato.

Essendo incontroverso, come pur da atto la corte di merito nella parte iniziale della motivazione, che il titolo in virtu’ del quale il P. possedeva il viottolo in contestazione era costituito da una servitu’ di passaggio e che, dunque, le facolta’ di godimento dello stesso al medesimo spettanti integravano non un possesso pieno, corrispondente a quelle normalmente esercitate dal proprietario, bensi’ una quasi possessio, perche’ l’esercizio del potere di fatto sulla cosa potesse assurgere a possesso dominicale, come tale utile all’acquisto per usucapione della proprieta’ del bene, non sarebbe stata sufficiente la prova della mera astensione, da parte del proprietario, del compimento di atti corrispondenti al suo ius possesionis (che nella specie e’ stata desunta dal supposto “disinteresse” della C.A.), sarebbe stata necessaria la prova del compimento da parte del “quasi possessore” di uno degli atti di interversione previsti dall’art. 1164 c.c., idonei ad esternare inequivocamente al proprietario, fino a quel momento ancora titolare del possesso dominicale, la volonta’ di appropriarsi del bene gravato dalla servitu’. Solo a seguito dell’accertato compimento di alcuno di tali atti, con il successivo decorso del ventennio previsto dall’art. 1158 c.c. avrebbe potuto, da parte del titolare della servitu’, acquisirsi la proprieta’ del bene.

Nel caso di specie i giudici di appello si sono limitati a prendere atto di una situazione (invero anche ambigua, attese le controverse risultanze della prova testimoniale, circa l’accesso sia pur saltuario della C.A. alla striscia in contestazione) che, se pur tale all’attualita’ da escludere, o meglio, rendere difficoltose le possibilita’ di residuo godimento del suolo in questione da parte della proprietaria, avrebbe richiesto la prova che tale assetto dei luoghi fosse il risultato del compimento di opere eseguite dal convenuto, incompatibili con l’ulteriore esercizio delle facolta’ dominicali da parte del proprietario (attivita’ materiali che secondo la giurisprudenza di questa Corte possono, anche in assenza di manifestazioni formali, integrare gli estremi dell’interversione: v.

tra le altre, Cass. 12569/63, 1802/95) e della risalenza delle stesse ad almeno un ventennio anteriore all’insorta controversia.

La motivazione al riguardo esposta dai giudici di appello e’ carente, essendosi gli stessi limitati, genericamente, a dare atto di una situazione risalente nel tempo, senza precisarne la durata e, soprattutto, accertare se e quando le opere lateralmente delimitanti il viottolo fossero state compiute dalla parte convenuta, da quella attrice o da entrambe; quanto alla pavimentazione del viottolo, di cui pur non si precisa la risalenza, comunque trattasi di attivita’ di manutenzione non significativa dell’esclusivita’ del potere di fatto esercitato dalla parte convenuta, trattandosi di opera necessaria all’esercizio della servitu’, il cui onere ai sensi dell’art. 1030 c.c. competeva al titolare di quest’ultima e non anche in assenza di diverse previsioni nel titolo, a proprietario del fondo gravato dall’anzidetto diritto reale.

Il ricorso incidentale, relativo alle spese dei giudizi di merito, rimane conseguentemente assorbito.

La sentenza impugnata va conclusivamente cassata, in relazione alle accolte censure, con rinvio ad altra sezione della corte di provenienza, che provvedera’ anche sulle spese del presente giudizio.

PQM

LA CORTE Riuniti i ricorsi, accoglie, nei sensi di cui in motivazione, quello principale, dichiara assorbito l’incidentale, cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, ad altra sezione della Corte d’Appello di Messina.

Cosi’ deciso in Roma, il 4 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2010

 

 

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