Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5430 del 03/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 03/03/2017, (ud. 02/02/2017, dep.03/03/2017),  n. 5430

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M.T. – rel. Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14739-2013 proposto da:

EQUITALIA SUD SPA in persona dell’Amm.re delegato e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

COSTABELLA 26 B/3, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA FIORINI,

rappresentato e difeso dall’avvocato IVANA CARSO giusta delega in

calce;

– ricorrente –

contro

C.F.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE

DEL VIGNOLA 5, presso lo studio dell’avvocato LIVIA RANUZZI,

rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI QUERCIA giusta delega in

calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 28/2012 della COMM. TRIB. REG. di BARI,

depositata il 20/04/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/02/2017 dal Consigliere Dott. ZOSO LIANA MARIA TERESA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO IMMACOLATA che ha concluso per l’accoglimento per quanto di

ragione del 3^, 4^ motivo di ricorso.

Fatto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. La commissione tributaria provinciale di Bari rigettava il ricorso proposto da C.F. per l’annullamento dell’iscrizione ipotecaria eseguita da Equitalia ETR s.p.a. ai sensi del D.P.R. N. 602 del 1973, art. 77, su immobili di sua proprietà. La sentenza era riformata dalla CTR della Puglia sul rilievo che la concessionaria non aveva provato di aver eseguito la notifica delle cartelle prodromiche all’iscrizione ipotecaria in quanto non si poteva ritenere a tal fine bastevole la produzione degli estratti di ruolo e degli avvisi di ricevimento in difetto della produzione delle cartelle.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione Equitalia Sud s.p.a, già Equitalia ETR s.p.a., affidato a quattro motivi. Il contribuente si è costituito in giudizio con controricorso.

3. Con il primo motivo la ricorrente deduce nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 112 c.p.c., per non aver la CTR pronunciato in ordine al difetto di giurisdizione della commissione adita, eccepito fin dal primo grado di giudizio, derivante dal fatto che le cartelle prodromiche all’iscrizione ipotecaria attenevano a debiti di natura non tributaria.

4. Con il secondo motivo deduce il difetto di giurisdizione del giudice tributario, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1, poichè le cartelle prodromiche all’iscrizione ipotecaria attenevano a debiti di natura non tributaria.

5. Con il terzo motivo deduce nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 112 c.p.c., D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 24 e 57. Sostiene che la CTR ha giudicato extra petita laddove ha affermato che la mera produzione degli avvisi di ricevimento non costituisce prova dell’avvenuta notifica delle cartelle. Invero il contribuente nel giudizio di primo grado si era doluto dell’omessa notifica delle cartelle affermando che l’eventuale produzione in giudizio dell’avviso di ricevimento costituisce l’unica prova valida della notificazione sicchè, una volta provato un tanto da parte della concessionaria, la CTR non avrebbe potuto dichiarare che la notifica non risultava provata.

6. Con il quarto motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c. comma 1, n. 3, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, e L. n. 890 del 1982, art. 4. Sostiene che la CTR è incorsa in errore nel ritenere che la prova della notifica non era stata fornita per il fatto che non era sufficiente la produzione in giudizio degli avvisi di ricevimento.

7. In ordine al primo motivo di ricorso osserva la Corte che, alla luce dei principi di economia processuale e della ragionevole durata del processo come costituzionalizzato nell’art. 111 Cost., comma 2, nonchè di una lettura costituzionalmente orientata dell’attuale art. 384 c.p.c., ispirata a tali principi, una volta verificata l’omessa pronuncia su un motivo di appello, la Corte di cassazione può omettere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata e decidere la causa nel merito allorquando la questione di diritto posta con il suddetto motivo risulti infondata, di modo che la pronuncia da rendere viene a confermare il dispositivo della sentenza di appello (determinando l’inutilità di un ritorno della causa in fase di merito), sempre che si tratti di questione che non richiede ulteriori accertamenti di fatto (Cass. n. 2313 del 01/02/2010). Ciò posto, va rilevato che la norma di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 1, lett. e bis, a seguito della modifica dovuta all’entrata in vigore del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma 26 quinquies, introdotto dalla Legge di Conversione 4 agosto 2006, n. 248, prevede che l’iscrizione dell’ ipoteca è inclusa tra gli atti impugnabili dinanzi alle Commissioni Tributarie, indipendentemente dalla natura del credito del quale costituisce garanzia. Le controversie aventi ad oggetto l’impugnazione del provvedimento d’iscrizione di ipoteca sugli immobili sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario solo se promosse in epoca anteriore all’entrata in vigore del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma 26 quinquies, dato che non si può attribuire carattere interpretativo all’art. 35, comma 26 quinquies cit., che ha ampliato la categoria degli atti impugnabili dinanzi alle commissioni tributarie (Cass. n. 13190 del 11/06/2014). Ciò premesso, mette conto considerare che la giurisdizione esclusiva delle commissioni tributarie in ordine ai ricorsi proposti contro l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, sussiste nel caso in cui siano prospettati vizi propri dell’iscrizione ipotecaria. Nel caso che occupa il ricorrente, con il ricorso introduttivo del giudizio, ha prospettato, tra l’altro, la nullità della iscrizione ipotecaria perchè effettuata a seguito di cartelle esattoriali che non risultavano essere state notificate. Taluni crediti portati dalle cartelle esattoriali erano di natura non tributaria, come si evince dai documenti prodotti in causa, e, tuttavia, ciò non può indurre ad affermare che la CTR fosse priva di giurisdizione poichè si trattava di accertare la sola ritualità della notifica delle cartelle medesime, non essendo stata posta in discussione la sussistenza dei crediti stessi ma solo il vizio di notifica. Invero ciò che rileva al fine di valutare se sussista la giurisdizione del giudice tributario non è il vizio che la parte deduce, bensì l’atto che è fatto oggetto di impugnazione. Se il contribuente impugna l’atto di iscrizione di ipoteca e ne chiede la dichiarazione di nullità, facendo valere vizi propri dell’atto o della sua notificazione ovvero il vizio derivante dall’omessa notificazione dell’atto presupposto, l’impugnazione dell’atto di iscrizione di ipoteca dinanzi alle commissioni tributarie è ammissibile, anche se l’atto presupposto della cui notificazione si tratta è una cartella afferente debiti non tributari. Ciò in quanto l’omissione della notifica degli atti presupposti costituisce un vizio che inerisce alla procedura di iscrizione dell’ipoteca e ne comporta la nullità sicchè, in tal caso, il giudice dovrà verificare la sussistenza o meno del difetto di notifica delle cartelle prodromiche, ancorchè esse attengano a crediti non tributari, all’esclusivo fine di pronunciarsi sulla nullità dell’atto consequenziale (cfr., per il diverso caso in cui è stata affermata la giurisdizione del giudice ordinario in materia di opposizione agli atti esecutivi, Cass. n. 9246 del 12/02/2015).

8. Il secondo motivo rimane assorbito.

9. Il terzo motivo è infondato. Invero il contribuente si è doluto del fatto di non aver ricevuto la notifica delle cartelle prodromiche e la CTR, nel dichiarare che la produzione dell’avviso di ricevimento non costituiva prova della notifica, ha affermato un principio di diritto e non ha effettuato un accertamento in fatto. La circostanza dell’aver il ricorrente dichiarato che la produzione dell’avviso di ricevimento era bastevole a provare l’avvenuta notifica non vincolava in alcun modo la CTR, la quale era tenuta ad accertare i fatti e ad applicare correttamente la norma di legge.

10. Il quarto motivo è fondato. Va considerato che la fattispecie concerne la notificazione a mezzo posta delle cartelle esattoriali effettuata dall’agente della riscossione per il quale l’ordinamento prevede che tale attività possa essere compiuta secondo schemi meno rigidi rispetto alla notificazione degli atti giudiziari, anche senza il ministero dell’Ufficiale giudiziario, direttamente dagli Uffici finanziari e dai concessionari a mezzo posta (a partire dal 15 maggio 1998, data di entrata in vigore della L. n. 146 del 1998, art. 20, che ha modificato la L. n. 890 del 1982, art. 14). Ciò che la parte contribuente ha lamentato è esclusivamente la mancata ricezione della notifica delle cartelle, e non anche la ricezione di atti diversi (o di nessun atto) a mezzo della consegna del plico oggetto di notifica. Nel caso specifico oggetto della presente controversia, la Suprema Corte ha già avuto modo di evidenziare che:” In tema di notifica della cartella esattoriale il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, ex art. 26, comma 1, seconda parte, la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data deve essere assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, essendo esclusa la possibilità di ricorrere a documenti equipollenti, quali, ad esempio, registri o archivi informatici dell’Amministrazione finanziaria o attestazioni dell’ufficio postale, salva l’applicabilità del principio del raggiungimento dello scopo, in virtù del quale si determina uno spostamento dell’onus probandi, gravando sulla parte, che abbia dimostrato di conoscere l’atto e che intenda far valere in giudizio un diritto il cui esercizio è assoggettato a termine di decadenza, l’onere di dimostrare la diversa data di ricezione dell’atto e la tempestività della pretesa” (Sez. 5^, Sentenza n. 23213 del 31/10/2014). Ed ancora: “In tema di riscossione delle imposte, la notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in quanto il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, comma 1, seconda parte, prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso ed all’ufficiale postale, alternativa rispetto a quella della prima parte della medesima disposizione e di competenza esclusiva dei soggetti ivi indicati. In tal caso, la notifica si perfeziona con la ricezione del destinatario, alla data risultante dall’avviso di ricevimento, senza necessità di un’apposita relata, visto che è l’ufficiale postale a garantirne, nel menzionato avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella, come confermato implicitamente dal penultimo comma del citato art. 26, secondo cui il concessionario è obbligato a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o con l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta, al fine di esibirla su richiesta del contribuente o dell’amministrazione” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 6395 del 19/03/2014 Sez. 5, Sentenza n. 14327 del 19/06/2009). Del tutto erroneamente, perciò, la CTR ha ritenuto che incombesse alla parte concessionaria depositare in giudizio non solo l’avviso di ricevimento della cartella, ma anche la copia della cartella medesima, desumendo detto onere dalla lettura incongrua della norma dell’art. 26, comma 4, più volte menzionato, nel quale è previsto un onere alternativo, correlato alle diverse modalità con le quali la notifica può essere effettuata. Si deve, perciò, ritenere che la citata norma, la quale prevede che l’esattore deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione, debba essere intesa nel senso che l’esattore deve esibire, in caso di contestazione, la matrice o la copia della cartella, unitamente alla relata, nel caso in cui la notifica sia avvenuta a mezzo di ufficiale giudiziario o di messo. Diversamente, nel caso di notifica a mezzo posta, l’esattore è tenuto a produrre la ricevuta di ritorno della raccomandata (nella quale è indicato il numero della cartella notificata) sottoscritta dal destinatario e l’estratto di ruolo che è la riproduzione della parte del ruolo che si riferisce alla pretesa impositiva fatta valere con la cartella notificata al contribuente, tenuto conto che la cartella esattoriale non è altro che la stampa del ruolo in unico originale notificata alla parte (cfr. Cass. N. 3452 del 21.1.2016, Cass. 2790 del 21.1.2016; Cass. n. 15001 del 28/04/2016; Cass. N. 12888 del 23.6.2015;).

11. Dalla ritenuta fondatezza del quarto motivo deriva che il ricorso va accolto e l’impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384 c.p.c., comma 2, ed il ricorso originario del contribuente va rigettato. Le spese dell’intero giudizio si compensano in considerazione dell’affermarsi dei principi giurisprudenziali sui punti controversi in epoca successiva alla proposizione del ricorso.

PQM

La Corte accoglie il quarto motivo di ricorso, rigetta gli altri, cassa la sentenza d’appello e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario del contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 2 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2017

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