Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5414 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 18/02/2022, (ud. 02/12/2020, dep. 18/02/2022), n.5414

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21638-2017 proposto da:

TELECOM ITALIA S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, L.G. FARAVELLI 22,

presso lo studio degli avvocati ENZO MORRICO, ARTURO MARESCA,

ROBERTO ROMEI, FRANCO RAIMONDO BOCCIA, che la rappresentano e

difendono;

– ricorrente –

contro

C.O., elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO VITTORIO

EMANUELE II, 209, presso lo studio dell’avvocato LUCA SILVESTRI,

rappresentata e difesa dall’avvocato ERNESTO MARIA CIRILLO;

– controricorrente –

e contro

TELEPOST S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 7424/2016 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 23/03/2017 R.G.N. 3890/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

02/12/2020 dal Consigliere Dott. LEO GIUSEPPINA.

 

Fatto

RILEVATO

che la Corte di Appello di Napoli, con sentenza pubblicata in data 23.3.2017, ha rigettato il gravame interposto da Telecom Italia S.p.A., nei confronti di C.O., avverso la pronunzia del Tribunale della stessa sede n. 32393/2012, resa il 19.12.2012, con la quale, “in accoglimento della domanda proposta dalla C. – dipendente della Telecom Italia S.p.A. dal 16.12.1988, ceduta, con decorrenza 1.3.2004, alle dipendenze della Telepost S.p.A. a seguito della cessione a quest’ultima del ramo d’azienda denominato Document Management – era stato dichiarato inefficace nei confronti della ricorrente il contratto di cessione di ramo d’azienda realizzato tra la Telecom Italia S.p.A. e la Telepost S.p.A. con decorrenza dall’1.3.2004 ed ordinato ad essa società Telecom di ripristinare la concreta funzionalità del rapporto di lavoro con la ricorrente in mansioni compatibili con il livello di inquadramento antecedente al trasferimento”;

che per la cassazione della sentenza ricorre Telecom Italia S.p.A., articolando due motivi, cui resiste con controricorso C.O.;

che sono state comunicate memorie nell’interesse della lavoratrice;

che il P.G. non ha formulato richieste.

Diritto

CONSIDERATO

che, con il ricorso, si censura: 1) in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 100 c.p.c.; degli artt. 1406,2094 e 2112 c.c., perché i giudici di merito avrebbero erroneamente ritenuto che l’eccezione formulata dalla difesa della Telecom Italia S.p.A. in ordine alla carenza di interesse ad agire della C. fosse infondata, in quanto la determinazione del datore di lavoro sarebbe rilevante per la lavoratrice anche in una prospettiva solamente astratta, dovendosi ritenere che nel rapporto di lavoro l’interesse alla identificazione della parte datoriale dipenda dall’ampiezza, complessità e rilevanza delle situazioni soggettive coinvolte, più tutelate in presenza di un’impresa avente maggiori dimensioni, quale la cedente Telecom rispetto alla cessionaria Telepost; ed inoltre, per avere i medesimi giudici erroneamente asserito che, in mancanza del consenso della lavoratrice ceduta alla cessione del contratto, come imposto dall’art. 1406 c.c., la società cedente avrebbe dovuto fornire la prova dell’esistenza di tutti i requisiti che condizionano l’operatività dell’art. 2112 c.c.; 2) in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 2112 c.c. per avere la Corte di merito reputato che, nella fattispecie, non sia configurabile un trasferimento di ramo d’azienda in quanto, alla stregua degli elementi probatori acquisiti nel corso del giudizio, non risulterebbe provata la sussistenza del requisito dell’autonomia funzionale del ramo ceduto, ovvero che i beni che componevano il ramo non fossero esigui e quindi in grado di giustificare l’esercizio di un’attività di impresa;

che i motivi – che possono essere trattati congiuntamente per ragioni di connessione – non sono meritevoli di accoglimento, in quanto, correttamente, i giudici di merito, in sintonia con gli arresti giurisprudenziali di legittimità, del tutto condivisi da questo Collegio, hanno reputato che la determinazione del datore di lavoro sarebbe rilevante per la lavoratrice anche in una prospettiva solamente astratta, dovendosi ritenere che nel rapporto di lavoro l’interesse alla identificazione della parte datoriale dipenda dall’ampiezza, complessità e rilevanza delle situazioni soggettive coinvolte, più tutelate in presenza di un’impresa avente maggiori dimensioni, quale la cedente Telecom rispetto alla cessionaria Telepost. Ed invero, come, in più occasioni sottolineato da questa Corte, “con particolare riguardo al trasferimento d’azienda, il lavoratore ha interesse ad accertare in giudizio l’inconfigurabilità di un ramo di azienda in un complesso di beni oggetto del trasferimento e quindi, in difetto del suo consenso, l’inefficacia nei suoi confronti del trasferimento stesso, non essendo per lui indifferente, in quanto creditore della prestazione retributiva, il mutamento della persona del debitore datore di lavoro, che può offrire garanzie più o meno ampie di tutela dei suoi diritti. Ne’ tale interesse viene meno per lo svolgimento, in via di mero fatto, di prestazioni lavorative per il cessionario (che non integra accettazione della cessione del contratto di lavoro), né per effetto dell’eventuale conciliazione intercorsa tra lavoratore e cessionario all’esito del licenziamento del primo e neppure, in genere, in conseguenza delle vicende risolutive del rapporto con il cessionario” (cfr., tra le molte, Cass. nn. 25145/2017; 25144/2017; 13617/2014); che, pertanto, nella fattispecie, sussiste l’interesse della C. al ripristino del rapporto di lavoro con la Telecom Italia S.p.A. la cui consistenza imprenditoriale risulta ben più ampia di quella della società cessionaria -, mancando il consenso, da parte della lavoratrice, alla cessione del proprio contratto e non avendo la società cedente fornito la prova dell’esistenza di tutti i requisiti che condizionano l’operatività dell’art. 2112 c.c.. Per la qual cosa, i giudici di appello hanno correttamente sottolineato che, in assenza di tali presupposti, il rapporto di lavoro di fatto instauratosi tra Telepost S.p.A. e la C. sia rimasto del tutto distinto rispetto a quello che quest’ultima aveva con Telecom Italia S.p.A., perché se si ritenesse l’unicità del rapporto, come pretende l’appellante, si giungerebbe alla conclusione di ritenere l’avvenuta modificazione soggettiva della persona del datore di lavoro, senza la sussistenza delle condizioni richieste dall’art. 2112 c.c. o dall’art. 1406 c.c.;

che, infine, nella sentenza oggetto del presente giudizio si osserva condivisibilmente (v., in particolare, pagg. 4-7) che “l’autonomia funzionale delle attività da trasferire costituisce il filtro selettivo che consente di distinguere la legittima cessione del ramo di azienda, riconducibile allo schema tipico delineato dall’art. 2112 c.c., da operazioni di scomposizione e di smembramento indiscriminato dell’azienda, che finiscano per risolversi in un’espulsione non controllata di forza lavoro”; che “la nuova formulazione della disposizione in esame non ha dunque legittimato tutte le operazioni di “esternalizzazione” di servizi, né tanto meno una pura e semplice espulsione di quote di personale, attuata evitando all’imprenditore di affrontare i costi ed i rischi di un licenziamento collettivo e privando i lavoratori delle relative inderogabili tutele…. (direttiva del Consiglio UE del 29 giugno 1998 n. 98/50 e 12 marzo 2001 n. 1/23), nonché art. 2112 c.c., comma 5, sostituito dal D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 32)”; e che, pertanto, “… anche nel mutato contesto normativo il ramo deve presentarsi, per riprendere la definizione della Corte di legittimità “come una sorta di piccola azienda in grado di funzionare in modo autonomo e che non deve rappresentare, al contrario, il prodotto dello smembramento di frazioni non autosufficienti e non coordinate tra loro” (Cass. n. 17207/2002)”;

che deve dunque concludersi che, nel caso di specie, in totale carenza di prove a supporto della sussistenza dell’autonomia funzionale del compendio denominato Document Management ceduto alla Telepost S.p.A., secondo quanto motivatamente accertato in sede di indagine di fatto con motivazione corretta e scevra da vizi logici – sulla quale la Corte di legittimità non può intervenire -, ed anzi, in presenza di elementi che, nel loro insieme, costituivano indici sintomatici dell’assenza di una articolazione aziendale in grado di presentarsi sul mercato in modo autosufficiente, non potesse configurarsi un valido trasferimento di ramo d’azienda;

che per tutto quanto in precedenza esposto, il ricorso va respinto;

che le spese del presente giudizio – liquidate come in dispositivo e da distrarre, ai sensi dell’art. 93 c.p.c., in favore del difensore della C., avv. Ernesto Maria Cirillo, dichiaratosi antistatario seguono la soccombenza;

che, avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso, sussistono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, secondo quanto precisato in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge, da distrarsi. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 2 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

 

 

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