Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5413 del 05/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 05/03/2010, (ud. 19/01/2010, dep. 05/03/2010), n.5413

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCIARELLI Guglielmo – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – Consigliere –

Dott. DI CERBO Vincenzo – Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MAGLIFICIO MONDIAL S.r.l. in liquidazione, in persona del liquidatore

pro tempore Dott. P.O., elettivamente domiciliata in

Roma, Via Pierlugi da Palestrina n, 63, presso lo studio dell’Avv.

CONTALDI Mario, che la rappresenta e difende, unitamente e

disgiuntamente, con l’Avv. Rolando Trussi del foro di Varese per

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (INPS), in persona del

legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli

Avv.ti SGROI Antonino, Fabrizio Correra ed Antonietta Coretti per

procura in atti, elettivamente domiciliato in Roma, Via della Frezza

17, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza n. 225/06 della Corte di Appello di

Milano del 10.01.2006/17.03.2006 nella causa iscritta al n. 1298 del

R.G. anno 2004.

Udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

19.01.2010 dal Cons. Dott. Alessandro De Renzis;

sentito il P.M., in persona del Sost. Proc. Gen. Dott. MATERA

Marcello, e, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La S.r.l. MAGLIFICIO MONDIAL proponeva opposizione avverso la cartella ESATRI, notificata il 26.04.2001, per il pagamento di contributi INPS e somme aggiuntive.

L’opponente eccepiva l’intervenuta prescrizione dei crediti per il periodo maggio 1987/marzo 1990 e, nel merito, sosteneva l’infondatezza della pretesa riguardante tre apprendiste, non ritenute tali dall’INPS. All’esito il Tribunale di Varese con sentenza n. 92 del 2004 accoglieva il ricorso dichiarando l’illegittimità del ruolo, fatta eccezione per l’importo di Euro 647,35.

Tale decisione, appellata dall’INPS, è stata riformata dalla Corte di Appello di Milano con sentenza n. 225 del 2006, che ha ridotto l’importo di cui alla cartella esattoriale di Euro 649,35, con condanna della società a pagare il residuo.

La Corte territoriale ha ritenuto infondata l’eccezione di prescrizione sollevata dalla società opponente, osservando che nella fattispecie era applicabile la prescrizione decennale e non quella quinquennale, avendo l’istituto provveduto ad interrompere la prescrizione con verbale di accertamento del 3 maggio 1990.

La stessa Corte ha osservato, in punto di merito, che l’opposizione era infondata, avendo le lavoratrici in questione dichiarato all’ispettore INPS di essere state adibite ad attività di piegatura e confezionamento e quindi non a quelle di cui nell’istanza di autorizzazione all’assunzione quali apprendiste.

La soc. Maglificio Mondial ricorre con quattro motivi, illustrati con memoria ex art. 378 c.p.c..

L’INPS resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo del ricorso la ricorrente deduce violazione ed errata interpretazione della L. n. 335 del 1995 art. 3, commi 9 e 10.

La ricorrente sostiene che il giudice di appello ha seguito una interpretazione parziale, equivoca ed errata della richiamata normativa, in contrasto ed in violazione di un’organica ed esauriente lettura di tale normativa, la quale a decorrere dal 17.08.1 995 – data dalla sua entrata in vigore – ha ridotto il termine di prescrizione da dieci a cinque anni a far tempo dal 1.01.1996, e ciò anche per le contribuzioni riguardanti periodi antecedenti alla legge e già fatte oggetto di pregresse “interruzioni”, con riferimento agli atti interrottivi o a procedure interruttive del termine prescrizionale, posti in essere ed i cui effetti si sono dispiegati dopo l’entrata in vigore della legge stessa.

Il motivo è infondato.

Il punto in questione è stato posto all’esame delle Sezioni Unite di questa Corte, che ha affermato il principio di diritto, secondo cui in tema di prescrizione del diritto degli enti previdenziali ai 3 contributi dovuti dai lavoratori e dai datori di lavoro, ai sensi della L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10, il termine di prescrizione dei contributi relativi ai periodo precedenti l’entrata in vigore della legge (17 agosto 1995) resta decennale nel caso di atti interruttivi compiuti dall’INPS nel periodo tra la durata suddetta e il 31 dicembre 1995, i quali – tenuto conto dell’intento del legislatore di realizzare un effetto “annuncio” idoneo ad evitare la prescrizione di vecchi crediti – valgono a sottrarre a prescrizione i contributi maturati nel decennio precedente l’atto interruttivo; dalla data di questo inizia a decorrere un nuovo termine decennale di prescrizione (Cass. S.U., n. 5784 del 4 marzo 2008).

Questa stessa Corte successivamente, nel confermare il precedente indirizzo, ha puntualizzato che hanno effetto interruttivo della prescrizione anche le “procedure iniziate nel rispetto della normativa preesistente” volte al conseguimenti della pretesa creditoria, nell’ambito delle quali rientra il verbale di accertamento per il recupero dell’evasione contributiva, sicchè in relazione a tale iniziativa dell’INPS i crediti azionati restano assoggettati al termine decennale di prescrizione, rimanendo così esclusa l’estinzione del debito relativo ai premi dovuti afferenti al decennio antecedente alla data del verbale (Cass. n. 46 del 7 gennaio 2009).

Orbene la decisione del giudice di appello, nel ritenere applicabile al caso di specie la prescrizione decennale, non si è discostata dalla giurisprudenza di legittimità, da un lato riconoscendo al verbale di accertamento del 3.05.1990 il momento iniziale della procedura L. n. 335 del 1995, ex art. 3, e, dall’altro lato, precisando che all’interno del termine decennale si inseriva la lettera raccomandata dell’INPS in data 17 agosto 1995, con spostamento del termine di un ulteriore decennio.

Lo stesso giudice di appello ha evidenziato che alla data della notifica della cartella di pagamento (26 aprile 2001) il termine di prescrizione non si era ancora compiuta per la perpetualo del precedente regime decennale.

2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione ed errata applicazione dell’art. 2697 cod. civ., artt. 416, 436 e 345 c.p.c., nonchè vizio di motivazione circa un punto decisivo della controversia.

La ricorrente sostiene che la Corte di appello ha fatto erronea applicazione delle richiamate norme per avere utilizzato e privilegiato fonti di prova, quali le dichiarazioni rilasciate nell’immediatezza dalle lavoratrici agli ispettori dell’INPS, rispetto a quelle rese dalle stesse lavoratici nel giudizio di primo grado.

Il motivo è privo di pregio e va disatteso.

Secondo costante orientamento di questa Corte è devoluta al giudice di merito l’individuazione delle fonti del proprio convincimento e pertanto anche la valutazione delle prove, il controllo della loro attendibilità e concludenza, la scelta – tra le risultanze probatorie – di quelle ritenute idonee ad accertare i fatti oggetto della controversia, privilegiando in via logica taluni mezzi di prova e disattendendone altri, in ragione del loro spessore probatorio, con l’unico limite dell’adeguata e congrua motivazione del criterio adottato (ex plurimis Cass. sentenza n. 9834 del 1995; Cass. sentenza n. 10896 del 1998).

Il giudice di appello ha dato conto, con motivazione immune da vizi logici e giuridici, del proprio convincimento analizzando tutti gli elementi raccolti e ritenuti significativi ai fini del disconoscimento del diritto della società ricorrente al beneficio connesso all’instaurazione di rapporti di apprendistato.

Il giudice di appello in questo modo ha fatto corretta applicazione del richiamato orientamento giurisprudenziale, utilizzando e valorizzando, come già detto, le dichiarazioni rese dalla lavoratrici in sede ispettiva, che non avrebbero potuto perdere il loro significato in base alla produzione di fogli contenenti diverse precisazioni delle sottoscritte. Lo steso giudice ha poi ritenuto non sufficientemente specifiche le prove dedotte in primo grado, richiamate nella memoria di costituzione.

La ricorrente da parte sua si è limitata a sottoporre all’esame di questa Corte una diversa valutazione delle risultanze probatorie rispetto a quella del giudice di appello, sorretta, come già detto, da congrua e logica motivazione, e quindi non censurabile in sede di legittimità.

3. Con il terzo motivo la ricorrente deduce violazione degli artt. 112, 115, 132 c.p.c., sostenendo di essersi premurata di dimettere in atti istanze istruttorie (orali come da ricorso in opposizione in primo grado e documentali come dallo stesso ricorso), che si assumono non esaminate dal giudice di appello.

Il motivo non merita di essere condiviso, in quanto non dice quali siano le istanze, nè le ha riportate e trascritte, contravvenendosi in tal modo al principio di “autosufficienza”, caratterizzante il ricorso per Cassazione.

4. Con il quarto motivo la ricorrente denuncia violazione della L. n. 25 del 1955, artt. 2, 11, 12 e 16 e dell’art. 2134 cod. civ..

In particolare la società Maglificio Mondial rileva che il giudice di appello ha fatto erronea applicazione della legge sull’apprendistato, in quanto le mansioni di “controllo” e di “piegatura del materiale” ed annesse ben avrebbero potuto rientrare nell’ambito dell’apprendistato, rivestendo particolare importanza ai fini della formazione dell’apprendista.

La censura non coglie nel segno, in quanto la Corte di appello ha spiegato perchè le lavoratrici in questione non fossero apprendiste, non essendo state adibite a quelle attività di cui all’istanza di autorizzazione.

Trattasi in definitiva di apprezzamento opposto alla valutazione del giudice di appello, adeguatamente motivata, come si è detto, non ammissibile in sede di legittimità.

5. In conclusione il ricorso è destituito di fondamento e va rigettato.

Ricorrono giusti motivi per compensare le spese del giudizio di Cassazione, in considerazione delle non conformi decisioni dei giudici di merito.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2010

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