Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5409 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 18/02/2022, (ud. 24/11/2020, dep. 18/02/2022), n.5409

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 449-2020 proposto da:

R.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato CLEMENTINA DI ROSA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI SALERNO – SEZIONE

DI CAMPOBASSO, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e

difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici

domicilia ope legis in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. 2642/2019 del TRIBUNALE di CAMPOBASSO,

depositato il 26/11/2019 R.G.N. 1870/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2020 dal Consigliere Dott. GIUSEPPINA LEO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. il Tribunale di Campobasso, con decreto pubblicato in data 26.11.2019, ha rigettato il ricorso proposto da R.A., cittadino del Bangladesh, avverso il provvedimento emesso dal Ministero dell’Interno-Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Salerno, Sezione di Campobasso, il 22.11.2018, notificato il 7.4.2019, con il quale erano state disattese le domande del richiedente, dirette ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato o, in subordine, del diritto alla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2017, ovvero del diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 5, comma 6;

2. il Tribunale ha osservato che la commissione territoriale aveva motivato la propria decisione per il fatto che “si trattava di domanda reiterata”, a seguito di un primo rigetto, “che si rifaceva sostanzialmente alla prima cui il ricorrente aggiungeva documentazione medica e lavorativa ininfluente”, e che le ragioni addotte dal ricorrente a sostegno dell’espatrio, pur credibili, non integravano in alcun modo i presupposti previsti normativamente per ottenere quanto richiesto, non sussistendo il rischio di una persecuzione determinata da ragioni politiche, religiose, razziali o di appartenenza ad un determinato gruppo sociale, secondo quanto dispone il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, ed essendo le predette ragioni del tutto generiche, sfornite di qualunque supporto probatorio, poiché il ricorrente aveva giustificato l’espatrio “per un debito contratto dal padre, che non era riuscito ad onorare perché non aveva i mezzi sufficienti”, senza dimostrare di avere denunciato alle locali autorità di Polizia di avere ricevuto minacce da parte dei creditori;

3. circa la richiesta di protezione sussidiaria, i giudici di merito hanno evidenziato che il ricorrente non ha espresso timori in ordine a possibili conflitti armati interni quali fonti di effettivo pericolo per la sua incolumità in caso di rimpatrio; pertanto, valutata altresì la situazione sociopolitica del Paese di provenienza, hanno ritenuto che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a), b) e c);

4. infine, i giudici di merito hanno negato che, nella fattispecie, potessero configurarsi particolari profili di vulnerabilità atti a giustificare il rilascio del permesso di soggiorno previsto dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, perché la storia personale del ricorrente non consente di ritrovare riferimenti ad una condizione di menomata dignità vissuta in patria, né ad una personale e provata situazione di vulnerabilità da proteggere;

5. per la cassazione del decreto ha proposto ricorso R.A. articolando quattro motivi; il Ministero dell’Interno ha depositato tardivamente un “Atto di costituzione” al solo fine di “una eventuale partecipazione all’udienza di discussione”;

6. il P.G. non ha formulato richieste.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso si denunzia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,5,6,7,8 e 14, per non avere il Tribunale valutato, innanzitutto, che il Bangladesh è un Paese caratterizzato da una forte instabilità e da tensione sociale dovute all’esistenza di diverse fazioni politiche filogovernative e di opposizione che causano un progressivo deterioramento della sicurezza sociale; ed inoltre, per non avere considerato “la vicenda persecutoria personale”;

2. con il secondo motivo si censura, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, “per la violazione dei criteri legali per il riconoscimento della protezione umanitaria”, avendo la Corte di merito erroneamente affermato che non risulta provato che il rimpatrio possa esporre l’appellante a trattamenti quali quelli contemplati nella normativa di riferimento, senza tuttavia addurre alcuna motivazione alla base del suo ragionamento se non quella del non particolare inserimento sociale o lavorativo, tale da giustificare di per sé il riconoscimento della protezione umanitaria;

3. con il terzo motivo si deduce, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, e art. 27, comma 1-bis, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, “per omessa istruttoria ex officio”;

4. con il quarto motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti per avere il Tribunale omesso una adeguata ed approfondita valutazione della situazione attuale del Bangladesh;

5. il primo motivo è inammissibile, in quanto lo stesso difetta del requisito di specificità (o autosufficienza), non essendo stato precisato nel ricorso quali fossero gli elementi ulteriori rispetto a quelli già esaminati dal Tribunale e dalla Commissione Territoriale, idonei a far valutare diversamente le dichiarazioni che l’appellante ha reso nell’ambito dell’istruttoria amministrativa. E, peraltro, le vicende addotte a sostegno della pretesa, delle quali si è fatto cenno in narrativa, sono del tutto generiche e, rispetto ad esse, il R. non ha fornito alcun elemento da cui si possa evincere l’impossibilità di ottenere tutela dalle autorità dello Stato (v. Cass. n. 14680/2020), anche perché il medesimo non ha dimostrato di avere avvertito la polizia delle asserite minacce provenienti dai suoi creditori, né, appunto, di avere richiesto la protezione da parte delle forze dell’ordine;

6. egualmente inammissibili, per difetto di specificità, devono considerarsi gli altri tre mezzi di impugnazione – da trattare congiuntamente perché connessi -, poiché il ricorrente non ha chiarito nel ricorso dove e quando, nel corso del processo, avrebbe fornito elementi delibatori a sostegno della circostanza del proprio inserimento, anche lavorativo, in Italia, o di particolari situazioni afferenti a beni primari dello stesso ovvero di una situazione di particolare vulnerabilità, anche di carattere temporaneo, da tutelare (cfr., ex plurimis, Cass. nn. 25311/2020; 7831/2019), data, appunto, la genericità del suo racconto che, così come narrato, ed in assenza – ripetesi – della dimostrazione di avere richiesto tutela alle forze dell’ordine, sembra riferibile ad una situazione di carattere personale, rimasta nella sfera privata. Ed in tale contesto, come è noto, nessun obbligo di cooperazione istruttoria sorge ex officio (cfr., per tutte, Cass. n. 4455/2018);

7. per tutto quanto in precedenza esposto, il ricorso va dichiarato inammissibile;

8. nulla va disposto in ordine alle spese del presente giudizio, poiché l’Avvocatura dello Stato ha depositato tardivamente un “Atto di costituzione” al solo fine “di una eventuale partecipazione all’udienza di discussione”;

9. avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso, sussistono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, secondo quanto specificato in dispositivo (cfr. Cass., SS.UU. n. 4315/2020).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 24 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

 

 

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