Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5404 del 07/03/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 5404 Anno 2018
Presidente: BRUSCHETTA ERNESTINO LUIGI
Relatore: IZZO FAUSTO

ORDINANZA
sul ricorso 3857-2011 proposto da:
EQUITALIA ESATRI SPA, elettivamente domiciliata in
ROMA VIA

FEDERICO

dell’avvocato

CESI

SALVATORE

21,

presso

TORRISI,

lo

studio

rappresentata

e

difesa dall’avvocato GIUSEPPE PIERTLER;
– ricorrente contro

COLORIFICIO MONTENERO SRL, elettivamente domiciliato
in ROMA LUNGOTEVERE FLAMINIO 60, presso lo studio
dell’avvocato RUGGERO LONGO, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato MASSIMO GELMINI;
– controricorrente nonchè contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

Data pubblicazione: 07/03/2018

- intimata avverso la sentenza n. 121/2009 della COMM.TRIB.REG.
di MILANO, depositata il 16/12/2009;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 25/09/2017 dal Consigliere Dott. FAUSTO

IZZO.

SVOLGIMENTO del PROCESSO
1.

Con tempestivo ricorso la s.r.l. Colorificio Montenero impugnava

un’intimazione di pagamento, notificata il 6\4\2007, con la quale l’agente della
riscossione chiedeva il versamento della somma di € 48.219,49 in relazione ad
una cartella esattoriale relativa ad IVA del 1996.
Con sentenza del 3\10\2007 la C.T.P. di Milano rigettava il ricorso.

2. Avverso la sentenza proponeva appello il Colorificio riproponendo le

La C.T.R. Lombardia, con sentenza del 30\9\2009, accoglieva l’appello.
Osservava la Commissione, che la sentenza di primo grado era priva di
motivazione in relazione alle censure proposte dal ricorrente.
Quanto alla notifica della cartella presupposto, non aveva rilevato che non era
stata offerta prova del suo recapito al contribuente, essendosi limitato l’Ufficio a
produrre in giudizio una copia meccanografica dell’estratto di ruolo ed una mera
fotocopia della relata.
Inoltre, quanto al condono, il Colorificio aveva pagato tempestivamente la
prima rata ed il tardivo versamento della seconda non doveva essere considerato
come una causa di decadenza dal condono, ma come un mero inadempimento che
legittimava l’Ufficio a richiedere sopratasse ed interessi.

3.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso Equitalia-Esatri s.p.a.,

lamentando:
3.1. Con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 n. 4 cod. proc. civ., la violazione
dell’art. 112 cod. proc. civ. per la ritenuta nullità dell’atto ingiuntivo per omessa
produzione della cartella esattoriale, invero la circostanza della valenza probatoria
dei documenti prodotti non era stata oggetto di doglianza in appello.
3.2. Con il secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 n. 3 cod. proc. civ., la
violazione dell’art. 2967 cod. civ., in quanto il contribuente non aveva mai
contestato che i ruoli non fossero conformi alla cartella.
3.3. Con il terzo motivo, ai sensi dell’art. 360 n. 3 cod. proc. civ., la violazione
degli artt. 2967 cod. civ. e 115 cod. proc. civ., in quanto il ruolo prodotto fa piena
prova del contenuto della cartella.
3.4. Con il quarto motivo, ai sensi dell’art. 360 n. 3 cod. proc. civ., la violazione
dell’art. 115 cod. proc. civ. in quanto la produzione dell’avviso di ricevimento fa
piena prova della notifica della cartella.
3.5. Con il quinto motivo, ai sensi dell’art. 360 n. 3 cod. proc. civ., la violazione
dell’art. 2967 cod. civ.

censure avanzate in primo grado.

3.6. Con il sesto motivo, la violazione di legge (art. 12 legge. 289 del 2002)
per non aver rilevato la Commissione che, in caso di condono clemenziale, il
tardivo versamento delle somme determinava la perdita del beneficio.
3.5. Con il settimo motivo, la violazione dell’art. 19 del d.lgs. 546 del 1992,
essendo preclusa la decisione nel merito del tributo, quando oggetto di
impugnazione è l’ingiunzione e venga dimostrato, come nel caso di specie, che la
cartella era stata regolarmente notificata.

Con controricorso, il Colorificio Montenero ha chiesto il rigetto

dell’impugnazione, richiamando le argomentazioni della sentenza di appello.
MOTIVI della DECISIONE
1.

La sentenza va cassata, ma il ricorso del contribuente va rigettato nel

merito.
2.

Il primo motivo di ricorso è infondato limitatamente alla lamentata

violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. Invero la stessa C.T.R. dà atto che il
contribuente aveva sollevato la questione relativa al recapito della cartella e,
quindi, della sua regolare notificazione. Pertanto correttamente il giudice di merito,
senza esorbitare dal devoluto, ha affrontato la relativa problematica.

3. Fondato è il secondo ed il quarto motivo di ricorso.
Va premesso che, a norma dell’art. 26 del D.P.R. n. 602 del 1973, la
notificazione di una cartella può essere eseguita “anche mediante invio” diretto
dell’atto mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso
la notifica si perfeziona con la ricezione da parte del destinatario, alla data
risultante dall’avviso di ricevimento, senza necessità di redigere un’apposita relata
di notifica (cfr. Cass. 14327/09). L’accertamento circa la coincidenza tra la persona
cui la cartella è destinata e quella cui è consegnata è, difatti, di competenza
esclusiva dell’ufficiale postale, che vi provvede con un atto (l’avviso di ricevimento
della raccomandata) assistito dall’efficacia probatoria di cui all’art. 2700 c.c.,
avendo natura di atto pubblico (cfr. Cass. 11708/11).
Il citato art. 26, nel penultimo comma, dispone che il concessionario è
obbligato a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la
relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento, in ragione della
forma di notificazione prescelta, al fine di esibirla su richiesta del contribuente o
dell’Amministrazione. In tale ultima ipotesi, pertanto, è l’avviso di ricevimento a
garantire l’esatta individuazione del destinatario dell’atto, tenendo luogo della
notifica di cui alla prima parte del citato art. 26, ed a fare fede della sua spedizione

2

4.

da parte del soggetto legittimato, che in tal caso è direttamente il concessionario,
agente della riscossione (cfr. Cass. 11708/11).
Questa Corte, inoltre, ha avuto modo di precisare che «In tema di notifica
della cartella esattoriale ex art. 26, comma 1, seconda parte, del d.P.R. n. 602 del
1973, la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della
relativa data è assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, non
essendo necessario che l’agente della riscossione produca la copia della cartella di
pagamento, la quale, una volta pervenuta all’indirizzo del destinatario, deve

conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., superabile solo se il medesimo provi di essersi
trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione» (Sez. 3,
Sentenza n. 15795 del 29/07/2016, Rv. 641156).
Inoltre, ai sensi degli artt. 2719 e 2712 cod. civ. la produzione a cura della
parte, di documenti in copia fotostatica, costituisce un mezzo idoneo per introdurre
la prova nel processo, incombendo all’altra parte l’onere di contestarne la
conformità all’originale.
Nel caso in esame, il contribuente ha lamentato genericamente di non aver
ricevuto il recapito della cartella, ma non ha contestato nei modi di legge la
conformità della copia della relata all’originale.
Consegue da quanto detto, che l’Ufficio ha assolto al suo onere probatorio di
prova del recapito della cartella.

4. Quanto ai motivi di ricorso n. 3 e 5, anch’essi sono fondati.
Invero, una volta dato per accertato il recapito della cartella, la sua difformità
dal ruolo prodotto in giudizio dal concessionario, deve essere provata dal
contribuente con la produzione in giudizio dell’atto recapitatogli.
Tale adempimento non è stato assolto dal Colorificio, il quale ha perseverato
nell’affermazione della omessa notifica della cartella.
Alla luce di quanto esposto, la sentenza va cassata, non è però necessario
alcun rinvio, in quanto la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384,
comma 2, cod. proc. civ.,

5. Fondato è il motivo di ricorso n. 6.
Questa Corte di legittimità, con orientamento consolidato, ha statuito che «In
tema di condono fiscale, l’art. 12 della legge n. 289 del 2002, applicabile
esclusivamente con riferimento a cartelle esattoriali relative ad IRPEF ed ILOR, nel
disciplinare una speciale procedura per la definizione dei carichi inclusi in ruoli
emessi da uffici statali e affidati ai concessionari del servizio nazionale della
riscossione fino al 31 dicembre 2000, mediante il pagamento del 25% dell’importo

3

ritenersi ritualmente consegnata a quest’ultimo, stante la presunzione di

iscritto a ruolo, oltre alle spese eventualmente sostenute dal concessionario, non
prevede alcuna attestazione di regolarità del condono e del pagamento integrale
dell’importo dovuto, gravando integralmente sul contribuente l’onere di provare la
corrispondenza tra quanto versato e il ruolo oggetto della controversia. Ne
consegue che tale forma di sanatoria costituisce una forma di condono clemenziale
e non premiale come, invece deve ritenersi per le fattispecie regolate dagli artt.
7,8,9, 15 e 16 della legge n. 289 del 2002, le quali attribuiscono al contribuente il
diritto potestativo di chiedere un accertamento straordinario, da effettuarsi con

cui al citato art. 12, non si determina alcuna incertezza in ordine alla
determinazione del “quantum”, esattamente indicato nell’importo normativamente
indicato da versarsi da parte del contribuente per definire favorevolmente la lite
fiscale. L’efficacia della sanatoria, è, pertanto condizionata all’integrale pagamento
dell’importo dovuto, mentre l’omesso o anche soltanto il ritardato versamento
delle rate successive alla prima regolarmente pagata, escludono il verificarsi della
definizione della lite pendente» (Sez. 5, Sentenza n. 20746 del 06/10/2010, Rv.
614458).
La circostanza non controversa tra le parti che le rate di condono non siano
state pagate nei termini previsti, comporta la decadenza del contribuente dal
beneficio.
Pertanto, decidendo nel merito la controversia, va rigettato l’originario ricorso
del “Colorificio Montenero” avverso l’intimazione di pagamento notificatagli.

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P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e decidendo nel merito, rigetta

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Così deciso il 25 settembre 2017
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