Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5399 del 07/03/2018


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Civile Sent. Sez. U Num. 5399 Anno 2018
Presidente: TIRELLI FRANCESCO
Relatore: TIRELLI FRANCESCO

Data pubblicazione: 07/03/2018

SENTENZA
sul ricorso 5692-2017 proposto da:
ASET spa e MARCHE MULTISERVIZI spa, elettivamente domiciliate in
ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II, 18, nello studio GREZ ed
associati, rappresentate e difese per procura in atti dagli Avv.
ALBERTO CLINI e GIANLUCA BUCCI;
– ricorrenti –

contro
REGIONE MARCHE, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
DOMENICO MORICHINI 41, presso lo studio dell’Avv. MICHELE
ROMANO, rappresentata e difesa per procura in atti dall’Avv. LUCILLA
DI IANNI dell’Avvocatura Regionale;

CONSORZIO di BONIFICA delle MARCHE,
COMUNE di TAVOLETO,
COMUNE di MONDOLFO;
– intimati avverso la sentenza del CONSIGLIO di STATO, depositata in data
30/8/2016.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
27/02/2018 dal Presidente Dott. FRANCESCO TIRELLI;
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale Marcello Matera, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
Udito l’ avv. Gianluca Bucci, per le ricorrenti, nonché l’avv. Michele
Romano, per la Regione Marche.
PREMESSO IN FATTO
Con delibere nn. 61 e 99 del maggio/luglio 2014 (approvate dalla
Regione Marche il 2/3/2015), l’amministratore straordinario del
Consorzio di Bonifica delle Marche ha varato il piano di classifica ed il
piano di riparto consortile, determinando anche il contributo dovuto
per gli anni 2014/15 dalle società di gestione del Servizio Idrico
Integrato.
Due di queste società e, più precisamente, l’ASET spa e la Marche
Multiservizi spa hanno impugnato con ricorso al Presidente della
Repubblica le anzidette delibere (nonché quella regionale di
approvazione), sottolineando che le stesse avevano determinato

– contro ricorrente –

unilateralmente il canone che, invece, avrebbe dovuto essere definito
mediante un’apposita convenzione.
Trasposto il ricorso davanti al TAR Marche a seguito dell’opposizione
proposta dal Consorzio di Bonifica, quest’ultimo ha emesso, nelle
more del procedimento, richiesta di pagamento di complessivi euro
496.792,40, che le destinatarie hanno impugnato con motivi aggiunti.

la pronuncia è stata confermata dal Consiglio di Stato, che con
sentenza 3720/2016 ha ricordato che per giurisprudenza delle Sezioni
Unite civili della Corte di cassazione, le controversie in ordine alle
somme dovute ai consorzi di bonifica dalle società di gestione del
servizio idrico integrato rientravano nella giurisdizione dell’AGO e che
a diversa conclusione non poteva pervenirsi per il fatto che nel caso
di specie le ricorrenti avessero richiesto l’annullamento degli atti
generali con cui erano stati fissati i criteri per la determinazione della
misura del canone, “posto che non e(ra) da tali atti di natura
unilaterale che (avev)a origine il rapporto con il Consorzio e quindi
l’obbligo del gestore stesso di corrispondere il” contributo.
L’Aset spa e la Marche Multiservizi spa hanno proposto ricorso per
cassazione, con il quale hanno ribadito, in sintesi, che il giudice
amministrativo avrebbe dovuto riconoscere la sussistenza della
propria giurisdizione perché, da parte loro, avevano chiesto
l’annullamento degli atti amministrativi a monte (rispetto ai quali si
trovavano in posizione d’interesse legittimo) ed, in ogni caso, si
verteva in tema di pubblici servizi ed utilizzazione di beni pubblici.
Soltanto la Regione Marche ha resistito con controricorso e la causa è
stata trattenuta in decisione all’esito della pubblica udienza del
27/2/2018.
OSSERVA IN DIRITTO
Pronunciando nella causa promossa da un’altra società di gestione del
servizio idrico integrato contro il Consorzio di Bonifica delle Marche,

Con sentenza 207/2016 il TAR Marche ha declinato la giurisdizione e

che le aveva richiesto di pagare la somma di euro 183.616,25 a titolo
di contributo dovuto per gli anni 2014/15, queste Sezioni Unite hanno
confermato quanto già stabilito da C. cass. SU 2011/7101 e
2014/7178 e, cioè, che anche in base alla normativa regionale di
riferimento (art. 6, L. R. Marche n. 13/1993), occorreva distinguere

ricompresi nel perimetro consortile e contributi dovuti da coloro che
(come, per l’appunto, le società di gestione) pur non avendo alcuna
proprietà nell’anzidetto perimetro, utilizzavano ugualmente i canali
consortili come recapiti dei propri scarichi provenienti da insediamenti
abitativi od industriali esterni.
Mentre le controversie sui primi andavano ricondotte alla giurisdizione
delle commissioni tributarie, quelle sui secondi andavano devolute
alla cognizione del giudice ordinario, stante la “prevalenza della (loro)
natura negoziale, resa palese dalla previsione di una necessaria
determinazione convenzionale di modalità ed entità del corrispettivo”
per l’utilizzo dei canali.
La suindicata normativa regionale di riferimento prevedeva infatti che
il predetto corrispettivo, “univocamente definito come canone”,
venisse determinato mediante “l’obbligatoria stipula di una
convenzione”, ovverosia sulla base di “uno schema chiaramente
negoziale di obbligazione”, che oltre ad essere del tutto distinta da
quella gravante sui proprietari dei fondi riconnpresi nel perimetro
consortile, “trova(va) origine e fonte primaria in una convenzione tra
il Consorzio e il gestore del servizio idrico integrato” (C. cass. SU
2017/4309).
Pur consapevoli di tale pronuncia, le ricorrenti ne hanno negato
l’applicabilità nella causa di specie, non avendo in essa richiesto
l’accertamento dell’an o del quantum del contributo, ma
l’annullamento con efficacia erga omnes delle delibere consortili e di
quella regionale di approvazione.

fra contributi obbligatoriamente dovuti dai proprietari dei fondi

Così sintetizzato l’assunto delle due società, rileva il Collegio che
dottrina e giurisprudenza hanno da tempo escluso l’ammissibilità
della cd doppia tutela, intesa come possibilità di rivolgersi
indifferentemente ad uno o ad un altro giudice mediante il semplice
cambiamento dei termini della domanda.

formale, ma da quello sostanziale, ovverosia non dalla mera
formulazione delle conclusioni, ma dalla consistenza della posizione
azionata e dalla tutela ad essa offerta dalla legge.
Questo non vuole certamente dire che per le parti esista sempre e
comunque soltanto un unico giudice, chiamato perciò ad occuparsi di
qualsiasi aspetto della vertenza.
Può infatti accadere che in relazione ai vari profili della vicenda, le
parti finiscano per trovarsi in situazioni che, per la loro natura,
implicano la giurisdizione di giudici diversi.
La concentrazione della tutela di tali situazioni davanti ad un unico
giudice costituisce indubbiamente un vantaggio sia per le parti che
per l’ordinamento, in quanto riduce il numero delle cause e, di
conseguenza, i tempi della giustizia, il costo della stessa ed il rischio
di giudicati contrastanti.
Per questo motivo essa è stata ripetutamente perseguita dal
Legislatore che, però, dovendo muoversi entro ben precisi limiti (v. al
riguardo Corte cost. 179/2016), non sempre ha potuto realizzarla.
Residuano, pertanto, vari casi di coesistenza di più tutele, azionabili
davanti al giudice amministrativo (qualora venga in contestazione un
atto amministrativo a monte, adottato nell’esercizio di un potere
discrezionale) ovvero davanti al giudice ordinario o tributario (od
anche al Commissario degli usi civici : C. cass. 2018/1414), qualora
si discuta dell’atto conclusivo a valle (ad esempio sanzione o
richiesta

di

pagamento

quantificata

sulla

anteriormente fissati dall’atto amministrativo).

base

dei

criteri

La giurisdizione non può infatti dipendere dal cosiddetto petitum

E’ vero che in queste ipotesi la legge consente all’ ultimo giudice di
disapplicare il precedente atto amministrativo, sollevando così
l’interessato dall’onere d’impugnarlo separatamente dinanzi all’AGA.

E però, anche a volerne generalizzare l’utilizzabilità in ogni possibile
evenienza, la disapplicazione non può tuttavia assurgere ad unico
rimedio in concreto praticabile, a vero e proprio tragitto obbligato

i provvedimenti a monte.
Manca, infatti, ogni disposizione in tal senso ed, anzi, si traggono
inequivoci spunti contrari (v. l’art. 113 Cost.) che inducono a
riconoscere, anche in tali casi, la possibilità di rivolgersi all’AGA come
conseguenza fisiologica dell’attuale riparto della giurisdizione (v., fra
le più recenti, C. cass. SU 2016/7665 e Cons. Stato 2017/3822).
L’unica condizione è che si verta in tema di provvedimenti a fronte dei
quali sussista una posizione d’interesse legittimo dai medesimi lesa.
Tanto puntualizzato e tornando all’esame del caso di specie, rileva il
Collegio che trattandosi, come si è detto, di materia destinata ad
essere regolata da una convenzione di natura negoziale, la posizione
delle società ricorrenti rispetto all’ammontare del canone è di pieno
diritto soggettivo, su cui le unilaterali determinazioni
dell’amministratore straordinario del Consorzio non possono avere
giuridicamente inciso dato che, secondo quanto già rilevato dalla
sentenza impugnata, non è da tali atti che origina l’an ed il quantum
dell’obbligo contributivo del gestore del servizio idrico integrato.
Il fatto che la convenzione non sia stata mai stipulata appare,
d’altronde, irrilevante, in quanto questione attinente al merito, così
come sempre attinente al merito è anche il problema della
individuazione dei criteri suppletivi da seguire per la quantificazione
del contributo.
In tal modo superata ogni altra questione sollevata con il ricorso,
quest’ultimo va in conclusione rigettato e l’Aset spa e la Marche

capace di precludere il ricorso alla giurisdizione amministrativa contro

Multiservizi spa condannate al pagamento delle spese di lite, che si
liquidano in euro 200,00 per esborsi ed euro 5.000,00 per compensi,
oltre accessori di legge.
P.Q.M.
La Corte di cassazione, pronunciando a Sezioni Unite.

pagare alla Regione Marche le spese di lite, che si liquidano in euro
200,00 per esborsi ed euro 8.000,00 per compensi, oltre accessori di
legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del DPR n. 115/2002 e succ.
mod. dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da
parte delle ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo
unificato, pari a quello dovuto a norma del comma 1 bis dello stesso
art. 13.
Così deciso in Roma, il 27 febbraio 2018
L’

E

IL PRESIDENTE

Rigetta il ricorso e condanna l’Aset spa e la Marche Multiservizi spa a

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