Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5397 del 07/03/2011

Cassazione civile sez. III, 07/03/2011, (ud. 03/02/2011, dep. 07/03/2011), n.5397

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

O.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA XX SETTEMBRE 98/G, presso lo studio dell’avvocato ZAVAGLIA

GIUSEPPA, rappresentato e difeso dall’avvocato OLIVA MARGHERITA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO ECONOMIA E FINANZE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrenti –

e contro

BANCA ITALIA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3160/2008 del TRIBUNALE di SALERNO, depositata

il 24/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/02/2011 dal Consigliere Dott. ANTONIO SEGRETO;

udito l’Avvocato;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.,

LETTIERI NICOLA.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

che e’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione, regolarmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori: “Il relatore, cons. Antonio Segreto, letti gli atti depositati, osserva:

1. O.M. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del tribunale di Salerno n. 3160 depositata il 24.12.2 008, con cui in un giudizio di opposizione all’esecuzione instaurata nei confronti del debitore Ministero dell’Economia e delle Finanze, con pignoramento presso terzo (Banca d’Italia), veniva accolta l’opposizione del debitore esecutato e dichiarata l’impignorabilita’ delle somme presso il terzo, perche’ oggetto di contabilita’ speciale in favore di altri soggetti rispetto al depositario, debitore esecutato (il Ministero). Resiste con controricorso il Ministero.

2.1. Con il primo motivo di ricorso la parte ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 125, 163, 615 c.p.c., nonche’ dell’art. 184 disp. att. c.p.c., con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendo la nullita’ dell’atto introduttivo del giudizio di opposizione, in quanto asseritamente privo dei requisiti richiesti dalle predette norme e, comunque, perche’, non consentiva l’identificazione del giudizio al quale avrebbe dovuto riferirsi.

2.2. Il motivo e’ inammissibile.

Il giudice di merito ha rigettato analoga eccezione mossa dalla parte opposta su due rilievi: il primo consisteva nell’affermata mancata violazione delle norme suddette; il secondo nel conseguimento dello scopo della riassunzione effettuata dal Ministero, essendosi la controparte opposta costituita.

Questa seconda ragione costituisce l’applicazione della sanatoria di cui all’art. 156 c.p.c., u.c. Il motivo di censura non attinge questa seconda ratio decidendi.

Quando la statuizione impugnata sia fondata su piu’ ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali sia giuridicamente e logicamente idonea a sorreggere la pronuncia, l’omessa censura di una di tali ragioni rende inammissibile, per difetto d’interesse, il motivo di ricorso per cassazione relativo alle altre, in quanto la sua eventuale fondatezza non potrebbe mai condurre all’annullamento della sentenza, essendo divenuta definitiva la motivazione autonoma non impugnata(Cass. 18.7.2000, n. 9449; Cass. 18.4.1998, n. 3951).

3. Con il secondo motivo di ricorso la parte ricorrente lamenta la violazione dell’art. 324 c.p.c. per palese contraddittorieta’ con altre numerose pronunzie, precedenti o coeve, passate in giudicato in analoghi giudizi.

4. Il motivo e’ manifestamente infondato.

I giudizi, per quanto analoghi, avendo ad oggetto opposizioni all’esecuzione intraprese dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla base di titoli esecutivi diversi tra loro, sono del tutto autonomi ed indipendenti tra loro, sia per petitum che per causa petendi.

Non si ravvisa, quindi, alcuna violazione dell’art. 324 c.p.c., in tema di formazione di giudicato.

5. Con il terzo motivo di ricorso la parte ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.M. Economia e Finanze 5 dicembre 2003, art. 4 attuativo della L. 24 novembre 2003, n. 326, assumendo che la sentenza impugnata, in evidente errore applicativo della norma suddetta, faceva erroneamente discendere dal disposto della stessa un presunto vincolo di destinazione dei fondi presenti sui depositi definiti di cui al D.Lgs. n. 284 del 1999, art. 1, comma 1, lett. A).

6. Il motivo e’ manifestamente infondato.

Va, infatti, osservato che il Ministero dell’Economia e delle Finanze non e’ subentrato in tutte le funzioni in precedenza svolte dalla Cassa Depositi e Prestiti, poiche’ al trasferimento in capo al Ministero della titolarita’ del servizio depositi di cui al D.Lgs. n. 284 del 1999, art. 1, lett. a) si e’ accompagnato l’affidamento alla Cassa depositi e prestiti s.p.a. (di nuova istituzione) della funzione di erogazione di prestiti e della gestione dei fondi per conto delle Amministrazioni Pubbliche (art. 1, lett. b) D.Lgs. n. 284 del 1999). Da cio’ deriva la scissione tra le due principali attivita’, prima svolte dalla sola Cassa depositi e prestiti, con conseguente inapplicabilita’ al Ministero del D.Lgs. n. 284 del 1999, art. 2.

L’esistenza presso la Tesoreria provinciale dello Stato di una contabilita’ speciale intestata al Ministero dell’economia e della Finanza, sulla quale e’ provata la giacenza di quei depositi, non vale a rendere il Ministero soggetto legittimato all’impiego dei fondi per i propri fini istituzionali. Devesi tener conto che la contabilita’ in questione e’ una contabilita’ per girotondi, i quali costituiscono contenitori passivi di somme disponibili non gia’ per l’ente a cui e’ intestata la contabilita’ speciale, ma normalmente per altri soggetti, nel caso di specie per i soggetti depositanti o per gli enti c.d. cauzionanti.

La specialita’ della contabilita’ e’ funzionalizzata alla sola custodia delle somme oggetto di deposito di proprieta’ di soggetti diversi rispetto al Ministero.

Tale tesi della separazione gestionale risulta chiaramente del D.M. Economia e Finanze 5 dicembre 2003, artt. 2 e 4 attuativo della L. 24 novembre 2003, n. 326. L’art. 2, comma 1, statuisce: “La titolarita’ del servizio depositi di cui al D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 284, art. 1, comma 1, lett. a), e’ trasferita al Ministero dell’economia e delle finanze.”. L’art. 4, comma 1, statuisce: “Fermo restando quanto previsto al D.L. n. 269 del 2003, art. 5, commi 8 e 14, sono soggette alla separazione organizzativa e contabile la funzione inerente alla gestione dei rapporti trasferiti al Ministero dell’economia e delle finanze e le funzioni assegnate alla Cassa depositi e prestiti in forza di disposizioni legislative e regolamentari, di provvedimenti e di convenzioni vigenti alla data di trasformazione.”.

Il rapporto, quindi, del Ministero su tali somme tenute in contabilita’ speciali con depositi in giroconti e’ riconducibile ad un deposito ex lege regolare (e non irregolare ex art. 1782 c.c.), in relazione al quale il depositario Ministero delle Finanze vanta una mera relazione custodiale con il bene, di cui risulta a tale titolo esclusivamente detentore.

La contraria opinione, esposta dalla ricorrente , si fonda sul presupposto che sussista il deposito irregolare nella fattispecie, con conseguente acquisto della proprieta’ da parte del depositario Ministero, in quanto questi sarebbe autorizzato a servirsi di tali somme. Tale autorizzazione deriverebbe dalla disposizione del D.Lgs. n. 284 del 199, art. 2 che nel passato assetto prevedeva che la Cassa provvedesse ai prestiti utilizzando gli stessi depositi.

Sennonche’ tale assunto presenta due salti logici: a) anzitutto l’autorizzazione a servirsi dei depositi era concessa in favore della Cassa ma non attualmente al Ministero; b) i depositi potevano essere utilizzati non per ogni fine istituzionale della Cassa, ma solo per i prestiti, per cui non si intende su quale base normativa il Ministero, che, invece non effettua prestiti, debba poter utilizzare dette somme per i suoi diversi fini istituzionali.

Cio’ comporta che tali somme non possano essere sottoposte ad esecuzione forzata instaurata nei confronti del debitore Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La diversa questione della legittimazione del debitore esecutato (e non piuttosto del terso proprietario) a far valere tale vizio, risulta coperta dal giudicato, essendo stata positivamente risolta dalla sentenza del tribunale di Salerno, senza che il punto sia stato impugnato”.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che il Collegio condivide i motivi in fatto e diritto esposti nella relazione, osservandosi che con la sentenza n. 9209/2010, questa Corte si limito’ ad aderire ai soli profili di inammissibilita’ del ricorso, indicati nella relazione; che il ricorso deve, percio’, essere rigettato;

che esistono giusti motivi (essenzialmente l’oscillante giurisprudenza dello stesso giudice di merito) per compensare le spese di questo giudizio di cassazione;

visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Cosi’ deciso in Roma, il 3 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 marzo 2011

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