Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5390 del 07/03/2014


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 5390 Anno 2014
Presidente: CAMPANILE PIETRO
Relatore: BISOGNI GIACINTO

SENTENZA
Cron.
sul ricorso proposto da:
Rep.

Ck

2,8

Agostino Sechi, elett.te dom.to in Roma, via Pierluigi Ud. 8/11/13
da Palestrina 19, presso lo studio dell’avv. Giovanna
Dettori Masala che lo rappresenta e difende con l’avv.
Roberto Schintu per mandato a margine del ricorso;

– ricorrente contro

Intesa San Paolo s.p.a., rappresentata e difesa
dall’avv. Bruno Guardascione ed elett.te domiciliata
presso il suo studio in Roma, piazza dei Caprettari
70, per procura speciale in calce al controricorso;

2013

6 8q

– con troricorrente –

(D

Data pubblicazione: 07/03/2014

avverso la sentenza della Corte d’appello di Cagliari
emessa il 2 dicembre 2005 e depositata il 31 dicembre
2005, R.G. n. 484/05.
sentito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. Giuseppe Corasaniti che ha concluso per

Rilevato che:
1. La Banco di Napoli s.p.a. ha ottenuto dal
Tribunale di Oristano l’emissione di decreto
ingiuntivo nei confronti della Tipografia Urtis &
C.

s.n.c.

per

lire

49.912.022,

somma

corrispondente allo scoperto di conto corrente
bancario esistente presso l’agenzia di Macomer.
Il decreto è stato emesso anche nei confronti di
Giuseppina Urtis nella sua qualità di fideiussore
per l’importo inferiore di lire 32.500.000.
2. La Tipografia Urtis & C. s.n.c. ha proposto
opposizione non negando l’esistenza del credito
ma agendo in riconvenzionale per il risarcimento
dei danni provocati dal Banco di Napoli per
avere, con il proprio comportamento scorretto,
indotto

l’amministratore

della

s.n.c.

a

richiedere un finanziamento per lire 190.675.762
ex

legge

n. 64/1986 nonostante l’istituto di

credito non fosse legittimato all’erogazione di
finanziamenti regionali alle imprese artigiane.
Solo con inescusabile ritardo la banca aveva

2

il rigetto del ricorso;

comunicato, dopo circa due anni, di non poter
accogliere la domanda di finanziamento del 21
ottobre 1991 con evidenti conseguenze negative a
carico della società opponente quali una notevole
esposizione debitoria e una grave lesione della
propria immagine commerciale.

contestato di essere responsabile del mancato
finanziamento

che

era

invece

dipeso

dall’emissione di assegni privi di copertura.
4. Il Tribunale di Oristano, con sentenza n.
528/2002, ha respinto l’opposizione e la domanda
riconvenzionale escludendo qualsiasi condotta
illecita della banca.
5. Ha proposto appello Agostino Sechi, nella sua
qualità di titolare della ditta individuale
Tipografica S.G.S.

di Agostino Sechi, subentrata

in ogni rapporto giuridico attivo e passivo della
Tipografia Urtis & C. s.n.c.
6. Si è costituita la s.p.a. San Paolo I.M:I., quale
incorporante della s.p.a. Banco di Napoli. Ha
eccepito l’inammissibilità dell’appello e ha
chiesto il suo rigetto nel merito.
7. La Corte di appello di Cagliari ha ritenuto
fondata l’eccezione di inammissibilità.

Ha

infatti ritenuto che a seguito della fusione per
incorporazione della s.p.a Banco di Napoli nella
San Paolo-I.M.I. s.p.a. l’appello doveva essere
proposto e notificato nei confronti della società

3

3. La s.p.a. Banco di Napoli si è costituita e ha

incorporante. La Corte distrettuale ha escluso
anche l’ipotesi della sanatoria della citazione
in appello (affetta dik nullità perché proposta e
notificata nei confronti di soggetto estinto,
quale doveva considerarsi il Banco di Napoli
s.p.a. secondo la disciplina vigente
in quanto

la sanatoria sarebbe potuta

intervenire solo se la costituzione del soggetto
incorporante fosse avvenuta prima del decorso del
termine di impugnazione mentre nella specie la
costituzione della San Paolo-I.M.I. s.p.a. era
avvenuta il 9 febbraio 2004 e cioè dopo il
decorso di tale termine, scaduto il 17 ottobre
2003.
8. Ricorre per cassazione Agostino Sechi affidandosi
a due motivi di impugnazione, illustrati con
memoria difensiva, con i quali deduce: a)
violazione e falsa applicazione degli artt. 2504,
2504 bis c.c. e degli artt. 164, 145 c.p.c.
nonché

insufficiente

e

contraddittoria

motivazione; b) violazione e falsa applicazione
degli artt. 2193 e 2501 c.c. e 300 e 3.03 c.p.c.
nonché

insufficiente

e

contraddittoria

motivazione.
9. Si difende con controricorso Intesa San Paolo
s.p.a. società incorporante il San Paolo s.p.a.
Ritenuto che
10. Con il primo motivo di ricorso si contesta, alla

4

teRporis)

ratione

luce del nuovo testo dell’art. 2504 bis, primo
comma, c.c. e della giurisprudenza di legittimità
(Cass.civ., sezioni unite, n. 2637 dell’8
febbraio 2006), il presupposto ritenuto dalla
Corte di appello dell’estinzione della società
incorporata per effetto della fusione e quindi si

della notifica eseguita nei confronti della s.p.a
Banco di Napoli.
11.Con il secondo motivo di ricorso si deduce che al
contrario di quanto ritenuto dalla Corte di
appello non è dato considerare priva di rilevanza
la mancata conoscenza della intercorsa fusione
per incorporazione e si invoca la giurisprudenza
di legittimità (Cass. civ.,
14/09/2010,

S.U. n.

19509 del

Cass. cív., III sezione, 4741 del 30

marzo 2001)

secondo cui l’impugnazione è

validamente notificata al procuratore costituito
di una società estintasi per incorporazione dopo
il deposito della sentenza impugnata, se
l’istante non abbia avuto notizia dell’evento
modificatore della capacità della persona
giuridica mediante notifica o dichiarazione del
procuratore all’udienza e secondo cui, in
contrario, non può invocarsi la presunzione di
conoscenza da parte dei terzi dei fatti di cui la
legge prescrive l’iscrizione (art. 2193 cod.
civ.), perché tale principio non opera in campo
processuale.

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afferma la validità della citazione in appello e

12.1

due

motivi

possono

essere

esaminati

congiuntamente stante la non contraddittorietà
delle soluzioni alle questioni poste con i due
motivi di ricorso che è stata rilevata dalla
giurisprudenza di legittimità (a partire dalla
pronuncia delle Sezioni Unite civili n. 19509 del

estinzione della società incorporata per effetto
della fusione la giurisprudenza non fa derivare
l’effetto automatico della nullità della
citazione in appello nei confronti della società
incorporata qualora, nel regime anteriore alla
modifica apportata dal D.Lgs. n. 6 del 2003
all’art. 2504 bis c.c., comma l, l’evento della
fusione non sia stato ne’ dichiarato ne’
notificato alla controparte.
13.La citata sentenza delle Sezioni Unite ha infatti
ritenuto che l’impugnazione è validamente
notificata al procuratore costituito di una
società che, successivamente alla chiusura della
discussione si sia estinta per incorporazione, se
l’impugnante non abbia avuto notizia dell’evento
modificatore della capacità giuridica mediante la
notificazione di esso.
14.Secondo le Sezioni Unite in materia di capacità
di stare in giudizio la disciplina processuale

detta regole proprie per attribuire efficacia
alla conoscenza o alla conoscibilità degli eventi
che incidono su tale capacità e non può

6

14 settembre 2010). Infatti dalla affermata

attribuirsi rilevanza processuale alle regole
sostanziali (art. 2193 c.c.) che disciplinano
l’efficacia degli atti destinati a essere
iscritti nel registro delle imprese (Cass.
8908/2004, 4741/2001, 578/1973, 3346/1969,
~1104/1969) come peraltro è espressamente disposto

discussione (o alla scadenza dei termini di cui
all’art. 190 c.p.c.) dall’art. 300 c.p.c. La
frequenza dei fenomeni di fusione societaria, che
costituiscono strumenti, per così dire ordinari,
della gestione imprenditoriale si impone in
misura molto maggiore che in analoghe ipotesi di
perdita della capacità di stare in giudizio (come
ad esempio il conseguimento della maggiore età
che costituisce evento facilmente percepibile già
sulla base degli atti processuali) un attento
bilanciamento tra le esigenze del soggetto che
intenda impugnare la decisione sfavorevole e
quelle del soggetto protagonista di una vicenda
modificatrice della capacità di stare in
giudizio, dallo stesso voluta e non
immediatamente percepibile sulla base degli atti
del processo. Non appare da questo punto di vista
ragionevole gravare la parte interessata
all’impugnazione dell’onere di una permanente
consultazione del registro delle imprese al solo
fine di consentirle la semplice gestione del
processo. Come non appare ragionevole che le

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per il periodo anteriore alla chiusura della

esigenze tutelate fino alla chiusura della
discussione attraverso le regole di cui all’art.
300 c.p.c. diventino del tutto irrilevanti, una
volta superato tale limite temporale.
15. Tale

orientamento

delle

Sezioni

Unite,

confermato dalle successive decisioni delle
(Cass. civ. III sezione n. 266

del 7 gennaio 2011 e n. 22056 del 26 settembre
2013),

trova piena applicazione al caso in esame

e comporta l’accoglimento del ricorso e la
cassazione con rinvio della sentenza impugnata.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza
impugnata e rinvia alla Corte di appello di Cagliari
che, in diversa composizione, deciderà anche sulle
spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma nella camera di ‘consiglio
dell’8 novembre 2013.
Il Giudice rel.
Gíacinto Biso ni

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CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Si attesta la registrazione presso

sezioni semplici

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