Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5377 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2022, (ud. 01/12/2021, dep. 18/02/2022), n.5377

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5056-2021 proposto da:

S.K.A., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato FRANCESCO PERONE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 578/2020 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 27/10/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata dell’01 /12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. SOLAINI

LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Potenza ha respinto il gravame proposto da S.K.A., cittadino del Gambia, avverso l’ordinanza del Tribunale di Potenza che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale aveva negato al richiedente il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il ricorrente ha riferito di essere fuggito dal proprio paese, per timore di essere arrestato perché aveva sposato per volontà del padre una cugina che lo tradiva e che aveva deciso di ripudiare sposando un’altra donna. Il padre del ricorrente, tenente dell’esercito, non credendo al tradimento della donna, prima aveva tentato di convincerlo di tornare con la prima moglie, ma non ottenendo alcun risultato aveva deciso di farlo arrestare con la scusa che aveva parlato male del Presidente. La Corte d’appello ha ritenuto il ricorrente poco credibile, per mancanza di riferimenti specifici alle circostanze narrate. La Corte d’appello non ha, pertanto, riconosciuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale ma neppure quelli della protezione sussidiaria, non essendo ravvisabile il rischio di subire un “danno grave” ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, neppure declinato secondo l’ipotesi di cui alla lettera c) in quanto dalle fonti informative disponibili, nella zona di provenienza del ricorrente, non risulta esistente una situazione di violenza indiscriminata dovuta a conflitto armato. Neppure erano state allegate e dimostrate, secondo la Corte d’appello, la ricorrenza di specifiche situazioni di vulnerabilità.

Contro la sentenza della predetta Corte d’appello, è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo di ricorso.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello per il mancato riconoscimento della protezione umanitaria/speciale, in relazione agli artt. nn. 3 e 5 c.p.c..

Il motivo è infondato, in quanto la Corte d’appello dà atto che il ricorrente non ha dedotto né allegato alcunché in riferimento al profilo dell’integrazione sociale e più in generale relativamente ad eventuali altre situazioni di vulnerabilità: lo stesso, infatti, aveva dichiarato di non svolgere alcuna attività lavorativa, così che non era possibile svolgere alcuna comparazione con le condizioni vissute nel paese di origine; il ricorrente censura la decisione di rigetto relativamente alla richiesta di protezione umanitaria, senza confrontarsi con tale dirimente ratio decidendi.

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE:

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 1 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

 

 

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