Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5376 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2022, (ud. 01/12/2021, dep. 18/02/2022), n.5376

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32205-2020 proposto da:

S.M., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MATTEO GIACOMAZZI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 703/2020 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 24/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata dell’01 /12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. SOLAINI

LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Venezia ha respinto il gravame proposto da S.M., cittadino del Bangladesh, avverso l’ordinanza del Tribunale di Venezia che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale aveva negato alla richiedente il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

La Corte territoriale ha dichiarato inammissibile l’appello perché tardivo, essendo stato depositato in cancelleria ben oltre il termine di 30 gg. fissati per l’impugnazione (l’ordinanza impugnata è stata notificata a mezzo pec ai difensori in data 23.4.2018, mentre il ricorso è stato depositato in cancelleria il 3.8.2018).

Contro la sentenza della predetta Corte d’appello, è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi di ricorso.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello: (i) sotto un primo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 5, 7 e 11, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 11, per avere la Corte d’appello omesso di raffrontare la situazione personale del ricorrente alla luce della reale situazione esistente in Bangladesh; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 5, 7 e 8 nonché del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 27 e 32, per non avere la Corte territoriale correttamente inquadrato la situazione del ricorrente in termini di protezione sussidiaria e per difetto di motivazione e per omessa giustificazione in ordine al non riconoscimento delle condizioni per lo status di rifugiato e di protezione sussidiaria.

Il primo e secondo motivo di ricorso sono inammissibili, perché non colgono la ratio decidendi della sentenza impugnata, basata sul rilievo dirimente della tardività dell’appello.

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE:

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 1 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

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