Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5375 del 03/03/2017

Cassazione civile, sez. un., 03/03/2017,  n. 5375

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente f.f. –

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente di Sezione –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di Sezione –

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente di Sezione –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente di Sezione –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9940/2016 proposto da:

M.D., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

FRANCESCO MARESCA, per delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI

CASSAZIONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 44/2016 del CONSIGLIO SUPERIORE DELLA

MAGISTRATURA, depositata il 17/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/07/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito l’Avvocato Francesco MARESCA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 12/3/2016 la Sezione Disciplinare del C.S.M. ha, per quanto ancora d’interesse in questa sede, condannato il dr. M.D. alla sanzione dell’ammonimento, per essersi reso responsabile dell’illecito disciplinare di cui al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. GG), emettendo – quale GIP presso il Tribunale di Firenze preposto all’udienza di convalida di arresto in flagranza nel procedimento n. (OMISSIS) RGNR – nei confronti di E.H.N., fuori dei casi consentiti dalla legge in violazione dell’art. 291 c.p.p., il provvedimento di custodia cautelare in carcere a fronte della richiesta del P.M. di adozione della misura dell’obbligo e/o divieto di dimora.

Avverso la suindicata pronunzia il M. propone ora ricorso per cassazione affidato a 5 motivi.

Gli intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo il ricorrente denunzia “mancanza di motivazione ai sensi dell’art. 606 c.p.p., lett. a), in ordine ad eccezione preliminare sollevata in limine litis”.

Si duole che la Sezione Giurisdizionale non abbia pronunziato relativamente alla sollevata “eccezione in termini nella fase predibattimentale” concernente la sua mancata audizione da parte del P.G., “dato che il termine di perenzione annuale del procedimento scadeva il 26 giugno del 2014 e l’avviso di procedimento è stato notificato in data 18.6.2014”.

Lamenta non corrispondere “al vero che nell’interrogatorio in data 18 giugno 2014 vi sia stata contestazione nè difesa su questo specifico capo di incolpazione, come è per tabulas constatabile, avendo tale atto riguardato solo altri fatti per i quali vi è contestuale sentenza di proscioglimento”.

Con il 2 motivo denunzia “mancata assunzione di prova decisiva ai sensi dell’art. 606 c.p.p., lett. d), e mancanza di motivazione sul punto”.

Si duole non essersi accolta la richiesta di assunzione della “testimonianza tecnica” del “dr. P.R., psichiatra presso l’Università di (OMISSIS) che ha redatto una relazione depositata agli atti”.

Con il 3 e il 4 motivo denunzia “mancanza e/o contraddittorietà logica della motivazione art. 606 c.p.p., lett. e), sul punto delle conseguenze riconosciute sullo stato di necessità o forza maggiore”.

Si duole non essersi dalla Sezione Giurisdizionale del C.S.M. considerato, nell’ascrivergli di “aver agito per “eccesso di generosità” ed essersi recato ugualmente in Ufficio”, la “testimonianza in giudizio della sig.ra B.S., cancelliera del Gip M., la quale ha attestato che il giorno della convalida questi, in stato di estrema prostrazione psico-fisica, si recò in prima mattinata in Ufficio chiedendo se fosse presente qualcuno disposto alla sostituzione, dovendo proseguire le ricerche della figlia ma, materialmente, non vi era nessuno presente, e si trattava dei primi giorni dell’agosto 2012 … Quindi al di là di meccanismi formali previsti. Trattandosi di convalida di arresto in flagranza in scadenza, e con avvocati in attesa preso la casa circondariale il Gip decise di provvedere all’atto, nella situazione concreta di indifferibilità e nello stato psico-fisico descritto. In tal modo un assolvimento estremo dei doveri di ufficio diviene motivo di rimprovero”.

Lamenta non essersi nemmeno accolta l’eccezione secondo cui “la nullità è stata sanata per l’effetto dell’intervenuto giudicato cautelare”.

Con il 5 motivo denunzia “mancata motivazione sul punto della integrazione, comunque, del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 3 bis, e sussistenza dei lineamenti della norma nel caso concreto”.

Si duole non essersi considerata “irrilevante” D.Lgs. n. 109 del 2006, ex art. 3 bis, la condotta mantenuta, in quanto non compromettente “in modo rilevante l’immagine del magistrato”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono in parte inammissibili e in parte infondati.

Con particolare riferimento al 1 motivo va osservato che, come queste Sezioni Unite hanno già avuto modo di porre in rilievo, in tema di procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati il preventivo interrogatorio dell’incolpato da parte della Procura Generale non costituisce presupposto di validità della richiesta di fissazione dell’udienza di discussione orale, trattandosi di adempimento non previsto dal D.Lgs. n. 109 del 2006, la cui autonoma, completa e specifica disciplina della chiusura delle indagini disciplinari preclude l’applicazione dell’art. 415 bis c.p.p. (v. Cass., Sez. Un., 31/5/2011, n. 11964; Cass., Sez. Un., 1/7/2008, n. 17935).

In ordine al 2, al 3 e al 4 motivo va sottolineato come non risulti dal ricorrente, che si limita invero a ribadire la propria disattesa tesi difensiva, idoneamente censurata l’affermazione contenuta nell’impugnata sentenza secondo cui “non appaiono… rivestire pregio le argomentazioni difensive in materia di principio di giudicato cautelare atteso che la richiamata inerzia del difensore nell’impugnazione dell’atto ed il mancato rilevamento dell’errore da parte degli altri magistrati che si erano occupati della questione non possono comunque escludere una diretta responsabilità del dott. M.”.

Relativamente al 5 motivo va infine ribadito che in assenza di richiesta di parte al riguardo il giudice non è in realtà tenuto a motivare l’insussistenza dell’ipotesi D.Lgs. n. 109 del 2006, ex art. 3 bis) (v. Cass., Sez. Un., 29/3/2013, n.7394; Cass., Sez. Un., 5/7/2011, n. 14665).

Orbene, il ricorrente invero nemmeno deduce di avere nella specie formulato siffatta richiesta.

Non è a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione, non avendo gli intimati svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 19 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2017

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