Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5361 del 27/02/2020

Cassazione civile sez. trib., 27/02/2020, (ud. 11/12/2019, dep. 27/02/2020), n.5361

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15048-2015 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CORVISIERI 17,

presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO FABBRICATORE, rappresentata

e difesa dall’avvocato GIOVANNI CARLO TENUTA;

ricorrente

contro

AGENZIA DEL TERRITORIO UFFICIO PROVINCIALE DI COSENZA;

– intimata –

e contro

AGENZIA DEL TERRITORIO DIREZIONE CENTRALE in persona del Direttore

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 2466/2014 della COMM.TRIB.REG. di CATANZARO,

depositata il 17/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/12/2019 dal Consigliere Dott. MILENA BALSAMO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. P.A. impugnava il provvedimento di attribuzione della rendita catastale n. 33611 del 27.04.2011, emesso in relazione al capannone sito nel comune di Montalto, perchè l’ufficio- non aveva data comunicazione dell’inizio del procedimento nonchè della data del sopralluogo e delle generalità del responsabile del provvedimento; nè il Comune aveva inviato l’invito di cui alla L. n. 311 del 2007, art. , comma 336, relativo agli immobili fantasma.

2. Eccepiva, altresì, l’erronea indicazione dei dati catastali, in contrasto con gli elementi individuati dal perito del procedimento esecutivo, aggiungendo che M.G. era stato dichiarato fallito il 6.04.1994.

L’agenzia delle entrate si costituiva eccependo l’inammissibilità del ricorso e nel merito, deducendo di aver provveduto alla notifica della data del sopralluogo al proprietario dell’immobile, sebbene fallito.

La CTP di Cosenza respingeva il ricorso ritenendo.che la notificazione effettuata a mezzo del servizio postale ex L. n. 890 del 1982, era regolare, anche in mancanza di relazione, essendosi la contribuente costituita, sanando ogni eventuale irregolarità della notificazione della cartella.

Con ordinanza ex art. 287 c.p.c: del 29.12.2012, la Commissione correggeva l’errore materiale con riferimento all’Agenzia delle entrate di Paola, trattandosi invece dell’agenzia di Cosenza.

La contribuente proponeva gravame, censurando la sentenza di primo grado per motivazione apparente, illogica, abnorme, oltre che per violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, avendo. il decidente statuito sulla legittimità di una cartella inesistente e mai impugnata, e non invece sulle doglianze del ricorso che concernevano l’attribuzione di una rendita catastale al fabbricato ed al terreno.

La CTR, ritenendo che gli errori denunciati erano stati emendati con il provvedimento di correzione, dichiarava l’inammissibilità del gravame perchè riferito al provvedimento impugnato nella sua formulazione iniziale.

La contribuente ricorre – sulla base di due motivi – per la cassazione della sentenza n. 2466/4/14 depositata il 17.12.2014 e non notificata.

L’Agenzia delle Entrate non ha svolto attività difensiva, depositando nota per la partecipazione all’udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Con il primo motivo, che denuncia violazione o errata applicazione degli artt. 111 e 24 Cost., ex art. 360 c.p.c., n. 4), in relazione all’art. 112 c.p.c. per omessa motivazione nonchè per difetto di correlazione tra chiesto e pronunciato; nonchè violazione dei menzionati articoli della Carta Cost. in relazione agli artt. 113,342 e 348 c.p.c., e violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 comma 1, artt. 61 e 36, art. 62, commi 1 e 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), la contribuente lamenta l’omessa motivazione della sentenza di secondo grado, l’omessa pronuncia su tutte le domande e censure proposte con l’atto di appello trascritte nel corpo del ricorso per cassazione, l’omessa individuazione dei motivi di gravame, nonchè l’erronea attribuzione all’ordinanza di correzione dell’efficacia di decisione sostitutiva della sentenza, pur avendo il predetto provvedimento un contenuto sostanziale completamente diverso da quello espresso dai giudicanti.

3. Con la seconda censura, si lamenta la violazione degli artt. 11 e 24 Cost., in relazione agli artt. 132,161,113,115 e 116 c.p.c.ex art. 360 c.p.c., n. 5), deducendo l’omesso esame di fatti storici individuabili nell’oggetto del giudizio e nei motivi del gravame, l’omesso esame del dato testuale costituito dalle affermazioni contenute nella sentenza di secondo grado.

4. Il primo motivo è fondato, assorbito il secondo.

La ricorrente deduce l’abnormità della decisione che non solo ha omesso di pronunciarsi su tutti i motivi di gravame, ma ha attribuito illogicamente all’ordinanza di correzione un contenuto diverso da quello dallo stesso espresso finalizzato a correggere esclusivamente l’individuazione dell’ufficio amministrativo.

5. Nella riformulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5), è denunciatale in cassazione solo l’anomalia motivazionale che, implicante una violazione di legge costituzionalmente rilevante, integra un “error in procedendo” che comporta la nullità della sentenza solo nel caso di “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, di “motivazione apparente”, di “contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili”, di “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, non essendo invece più ‘consentita la formulazione di censure per.il vizio di insufficiente o contraddittoria motivazione (Cass., sez. un., n. 14477 del 2015; ex multis, tra le sezioni semplici, Cass. n. 31543 del 2018; n. 19572/2019).

E’ stato, inoltre, precisato che di “motivazione apparente” o di “motivazione perplessa e incomprensibile” può parlarsi laddove essa non renda “percepibili le ragioni della decisione, perchè consiste di argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere l’iter logico seguito per la formazione del convincimento, di talchè essa non consenta alcun effettivo controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento del giudice” (Cass. SS.UU. n. 22232 del 2016).

6.Vale osservare che le censure dedotte con il presente ricorso per cassazione hanno posto in luce l’assoluta mancanza di motivazione della sentenza (Cass. n. 16247/2018; n. 26538 del 2017; Cass. n. N. 9105 del 2017), in quanto i provvedimenti giudiziari non si sottraggano all’obbligo di motivazione previsto in via generale dall’art. 111 Cost., comma 6, e, nel processo civile, dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4. Tale obbligo è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante “meramente apparente, ovvero essa risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specificaò di esplicitare le ragioni della decisione (per essere afflitta da un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili oppure perchè perplessa ed obiettivamente incomprensibile) e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità (Cass.n. 19572/2019; n. 22598/2018; n. 16611/2018; n. 12096 del 2018; 23940 del 2017; 21257 del 2014).

Dalla lettura della sentenza impugnata emerge che, a fronte di precipue doglianze e censure rispetto alla prima sentenza che aveva deciso in ordine ad un thema decidendum estraneo alla fattispecie, la CTR ha ritenuto, illogicamente, che l’ordinanza di correzione relativa esclusivamente alla corretta individuazione dell’ufficio, avesse sostituito la motivazione abnorme del primo giudice, omettendo così di esaminare le censure sollevate dalla ricorrente. Si tratta di provvedimento abnorme con cui i giudici regionali hanno errato nell’individuare la motivazione della sentenza impugnata, le censure sollevate dall’appellante e l’atto impositivo originariamente impugnato.

7. I giudici di secondo grado hanno omesso di dare conto dell’esame dei motivi di appello dell’ente comunale nè hanno dimostrato di avere esaminato le circostanze specifiche del caso concreto, decidendo per l’inammissibilità del ò gravame sul presupposto che la sentenza di primo grado impugnata fosse stata completamente sostituita dall’ordinanza di correzione che non concerneva nè poteva farlo la motivazione della decisione, ma solo l’esatta individuazione dell’Ufficio amministrativo.

7.Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del ricorso va cassata la sentenza impugnata con rinvio alla C.T.R. della Calabria in diversa composizione. Il giudice del rinvio provvederà alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità

P.Q.M.

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio alla C.T.R. della Calabria, in diversa composizione. Il giudice del rinvio provvederà alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione tributaria, il 11 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 27 febbraio 2020

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