Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5360 del 27/02/2020

Cassazione civile sez. trib., 27/02/2020, (ud. 22/11/2019, dep. 27/02/2020), n.5360

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Angelo – rel. Consigliere –

Dott. MARTORELLI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15078-2018 proposto da:

ESTRABA SPA INDUSTRIA ESTRAZIONE TRAVERTINO CAVE ANTICHE DEL BARCO,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NICOLA RICCIOTTI 11, presso

lo studio dell’avvocato CARLA GAMBARDELLA, rappresentato e difeso

dall’avvocato DANIELE GRIMALDI;

– ricorrente –

contro

ANDREANI TRIBUTI SRL, domiciliato in ROMA P.ZZA CAVOUR, presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli

Avvocati ALBERTO TASSO, FRANCO CARILE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6362/2017 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,

depositata il 09/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/11/2019 dal Consigliere Dott. ANGELO NAPOLITANO.

Fatto

Industria Estrazione Travertino Cave Antiche Del Barco – Estraba s.p.a. (d’ora in poi, “la società ricorrente” o anche “la contribuente”) ha impugnato l’avviso n. 3811/1 del 9/12/2014, notificato in data 11/12/2014, con cui la società Andreani Tributi s.r.l. (d’ora in poi, “la società resistente” o anche “l’agente della riscossione”), per conto dell’Azienda Speciale Ambiente Tivoli s.p.a. (il gestore del servizio rifiuti del Comune di Tivoli), aveva accertato l’omesso versamento del tributo T.I.A. (d’ora in poi Tia, tariffa di igiene ambientale), pari ad Euro 152.740,35, comprensivi di sanzioni e interessi, relativa agli anni 2010 e 2011, con riferimento a quattro fabbricati della ricorrente medesima siti nel territorio di Tivoli, dei quali due destinati a laboratori per la lavorazione del marmo. La CTP di Roma, nel contraddittorio con l’agente della riscossione, ha accolto alcune delle censure della contribuente, riducendo l’importo a debito della contribuente.

Quest’ultima ha proposto appello contro la sentenza della CTP, dolendosi dell’assenza di legittimazione, in capo all’agente della riscossione, ad accertare e a riscuotere la Tia: tale legittimazione sussisterebbe solo in capo al soggetto gestore del servizio rifiuti, l’ASA Tivoli s.p.a.

Inoltre la contribuente ha censurato la sentenza di primo grado deducendo che nei locali di categoria catastale D/1, adibiti a laboratori per la lavorazione del marmo e del travertino, si producevano rifiuti speciali non assimilati a quelli urbani, alla cui raccolta e smaltimento provvedeva la ricorrente a proprie spese tramite soggetto autorizzato, e che, pertanto, tali locali avrebbero dovuto essere, sulla base del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 3, esenti da Tia, mentre il regolamento del Comune di Tivoli si poneva in contrasto con tale norma, prevedendo l’esenzione della sola quota variabile della tariffa. Nel contraddittorio con l’agente della riscossione, la CTR del Lazio ha rigettato l’appello della contribuente, con sentenza n. 6362/6/17, depositata in data 9/11/2017.

Avverso tale sentenza, la contribuente ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

Resiste l’agente della riscossione con controricorso.

Le parti hanno depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c.

Nella camera di consiglio del 22 novembre 2019 la causa è stata trattenuta in decisione.

Diritto

I. Con il primo motivo, rubricato “Violazione o falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., comma 1, ovvero omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, la società ricorrente ha dedotto che sia in primo grado che in appello essa aveva evidenziato che nei locali adibiti alla lavorazione del marmo e del travertino si producevano rifiuti speciali non assimilati ai rifiuti solidi urbani, in difetto di un’apposita delibera del Comune di Tivoli; sicchè al loro smaltimento la contribuente provvedeva in proprio, tramite una ditta autorizzata.

In assenza di un provvedimento comunale di assimilazione, dunque, ed in presenza della produzione di rifiuti speciali, sussisterebbe l’intassabilità di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62.

A dire della odierna ricorrente, nei giudizi di merito sarebbe rimasto incontestato dall’agente della riscossione, e dunque provato, che essa, nei locali destinati a laboratorio industriale, produceva rifiuti speciali, e che tali rifiuti non erano stati assimilati ai rifiuti urbani dal Comune.

La sentenza d’appello impugnata sarebbe carente di qualsiasi valutazione di tali fatti, visto che i giudici di secondo grado si sarebbero limitati a fare riferimento al regolamento Tia del Comune di Tivoli che, nel caso di superfici di locali adibite ad attività che comportano la produzione di rifiuti speciali, prevede non l’esenzione dal tributo, ma unicamente l’esonero dal pagamento della quota variabile dello stesso, ferma restando la quota fissa.

Secondo la ricorrente, dunque, il giudice d’appello avrebbe omesso di valutare la prova, emergente dalla non contestazione, di fatti rilevanti per la decisione, incorrendo nella violazione dell’art. 115 c.p.c., comma 1.

In ogni caso, il giudice d’appello avrebbe omesso di valutare fatti controversi e decisivi per il giudizio.

1.1 La censura è infondata sotto il duplice profilo in cui è stata articolata.

Nella sentenza d’appello si è affermato, seppure in maniera involuta, che le superfici diverse da quelle adibite ad attività che comportano la produzione di rifiuti speciali sono assoggettati anche alla quota variabile della Tia, a differenza delle superfici nelle quali si producono rifiuti speciali, legittimamente assoggettate, in base al regolamento comunale, alla sola quota fissa del tributo.

Il giudice d’appello, dunque, non ha trascurato di valutare prove assunte nel corso del giudizio.

1.2 D’altro canto, la ricorrente assume che le due circostanze di fatto da essa indicate e non esaminate dal giudice d’appello (che nei locali in questione si producessero rifiuti speciali e che non esistesse la delibera comunale di assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani) siano state decisive, oltre che oggetto di discussione tra le parti.

Anche sotto tale profilo la censura è infondata.

A parte la considerazione che la stessa ricorrente assume che le circostanze di fatto delle quali il giudice di appello avrebbe omesso l’esame fossero pacifiche tra le parti, e dunque non suscettibili di integrare il motivo di ricorso di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella sentenza d’appello impugnata si dà atto che nei locali per i quali è causa si producono rifiuti speciali, e si motiva proprio in base a tale ultima circostanza la legittimità della pretesa dell’agente della riscossione di applicare, per il possesso di tali locali da parte della contribuente, solo la quota fissa della Tia.

2. Con il secondo motivo, rubricato “Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per omessa pronuncia”, la società ricorrente si duole che il giudice di merito non abbia disapplicato il regolamento Tia del Comune di Tivoli che, all’art. 11 bis, comma 2, così dispone: “Nella determinazione della quota variabile della tariffa non si tiene conto di quella superficie ove, per specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione, si formano esclusivamente rifiuti speciali non assimilati a quelli urbani e/o pericolosi allo smaltimento dei quali sono tenuti a provvedere a proprie spese i produttori stessi in base alle norme vigenti”.

La disapplicazione, ha dedotto la ricorrente, era stata chiesta perchè la riportata disposizione sarebbe in contrasto con le norme nazionali e comunitarie che, con riferimento alle superfici dei locali destinati esclusivamente alla produzione di rifiuti speciali non assimilati, esonerano totalmente le stesse dalla Tia.

In particolare, secondo la ricorrente, il giudice di appello avrebbe dovuto disapplicare l’art. 11 bis, del regolamento comunale in materia di Tia in quanto contrastante con il D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 e il D.P.R. n. 158 del 1999, art. 7, n. 2; di conseguenza, avrebbe dovuto scrutinare la legittimità dell’avviso di accertamento impugnato sulla base dei soli parametri costituiti dalle indicate norme di legge.

2.1 Preliminarmente, si deve rilevare che il motivo di impugnazione qui in esame non è stato correttamente formulato, anche se ciò non esime la Corte dallo scrutinarlo nel merito, essendo chiara, al di là di come è stata formalizzata, la doglianza della contribuente.

Infatti, non può parlarsi di una omessa pronuncia, da parte del giudice del merito, su una domanda di disapplicazione di una norma regolamentare, in quanto la disapplicazione di una norma regolamentare in quanto asseritamente contrastante con una norma di legge non può essere oggetto di una domanda di tutela giurisdizionale.

Nel caso che ci occupa, la domanda di tutela ha ad oggetto l’annullamento di un avviso di accertamento in tema di Tia per violazione di norme di legge, sicchè è irrilevante che l’atto impositivo sia stato emesso in conformità di una norma regolamentare comunale contrastante con una norma di legge: per ottenere la tutela richiesta, infatti, è sufficiente dedurre che l’atto impugnato è in contrasto con norme di legge che ne disciplinano la forma o il contenuto.

2.2 Dunque, il motivo di impugnazione spiegato dalla odierna ricorrente, strutturato come censura di error in procedendo per avere il giudice di appello omesso di pronunciare sulla domanda di disapplicazione del regolamento comunale in materia di Tia in quanto contrastante con norme di legge, deve convertirsi in una censura di violazione di legge della sentenza impugnata in quanto il giudice d’appello non avrebbe rilevato l’illegittimità dell’avviso di accertamento alla stregua degli individuati parametri di legge. Così riqualificato il motivo, esso è infondato, non essendo idoneo a scalfire il dispositivo della sentenza impugnata, la cui motivazione va comunque integrata ai sensi dell’art. 384 c.p.c., u.c.

2.3 Premesso ed incontroverso che la Tia è una mera variante della TARSU (Cass. n. 9859/2016), si deve evidenziare che il D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, comma 3, dispone che “la tariffa deve essere applicata nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, o aree scoperte ad uso privato non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale”.

Ne consegue che la regola è quella dell’assoggettabilità a Tia di tutti i “locali” esistenti sul territorio comunale, in quanto potenzialmente idonei a produrre rifiuti.

A sua volta, il D.Lgs. cit., art. 49, comma 14, dispone che “sulla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di avere avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi”.

D’altro canto, il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 3, ritenuto applicabile anche alla Tia (Cass. n. 9859, cit.), dispone che “nella determinazione della superficie tassabile non si tiene conto di quella parte di essa ove per specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione si formano, di regola, rifiuti speciali”.

Da questa rapida ricognizione delle norme rilevanti ai fini della decisione cui la Corte è chiamata, emerge il carattere “universale” della Tia: ad essa, per quel che in questa sede rileva, sono soggetti tutti i locali siti nel territorio dell’ente comunale impositore.

La disposizione eccettuativa del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62 cit., comma 3, infatti, non riguarda tipologie di locali, bensì “parti di supercifì”.

Ogni edificio che si trovi sul territorio comunale, cioè, è normativamente considerato come potenzialmente idoneo, per le attività che vi si potrebbero svolgere, a produrre rifiuti urbani.

Nondimeno, qualora; al suo interno, si svolgano attività che generano rifiuti speciali non assimilati, le superfici interessate da tale attività sono escluse dal computo della complessiva superficie tassabile.

Nel passaggio dall’imposizione basata sul tributo (TARSO) a quella basata sulla tariffa (Tia), il legislatore (D.Lgs. n. 22 del 1997) ha stabilito che “la tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e dai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di rifìuti conferiti, al servizio fornito, e all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio”.

Fermo restando, dunque, il principio che tutti i “locali” esistenti sul territorio comunale devono essere assoggettati a Tia, il meccanismo di esenzione si è spostato dal computo della superficie tassabile, dal quale erano escluse le parti di superfici in cui si formano di regola rifiuti speciali (D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 3), alla determinazione dell’importo da corrispondere in base alle diversi componenti della tariffa, con la conseguenza che se in un determinato locale si producono rifiuti speciali non assimilati a quelli urbani, l’esonero riguarda la sola quota variabile della tariffa.

Tale conclusione, peraltro, è coerente con la norma regolamentare statale di cui al D.P.R. n. 158 del 1999, art. 7, n. 2, secondo cui alla quota variabile della tariffa per le utenze non domestiche si applica una riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di avere avviato a recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi.

Dunque, in presenza di locali destinati alla produzione di rifiuti speciali assimilati a quelli urbani, smaltiti “in proprio” dal contribuente, il gestore del servizio, o il suo agente della riscossione, può riconoscere una riduzione della sola quota variabile della Tia, senza, tuttavia, arrivare al punto di escludere dal pagamento dell’imposta l’intera quota variabile.

2.4 Di converso, in presenza di locali destinati alla produzione di rifiuti speciali non assimilati, per lo smaltimento dei quali il contribuente deve necessariamente provvedere in proprio tramite un operatore qualificato, l’esenzione dal pagamento della quota variabile della tariffa è totale, fermo restando, tuttavia, l’obbligo del pagamento della quota fissa, che non è parametrata alla quantità dei rifiuti gestiti dal servizio pubblico e ai costi di erogazione di tale servizio, ma è destinata per legge alla “copertura” dei costi di investimento ai quali debbono partecipare tutti i possessori di locali all’interno del territorio comunale, in quanto astrattamente idonei ad ospitare attività antropiche inquinanti e, dunque, a costituire un carico per il gestore del servizio (Cass. n. 14038/2019).

Ne consegue la conformità a legge, oltre che dell’impugnato avviso di accertamento, anche della disposizione di cui all’art. 11 bis, comma 2, del regolamento Tia del Comune di Tivoli.

3. In definitiva, il ricorso deve essere rigettato.

4. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso.

Condanna la società ricorrente a rimborsare alla Andreani Tributi s.r.l. le spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro cinquemila per onorari, oltre al rimborso delle spese generali e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 22 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 27 febbraio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA