Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5354 del 18/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2022, (ud. 21/09/2021, dep. 18/02/2022), n.5354

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 4903-2020 proposto da:

C.G., domiciliata presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentata e difesa

dall’avvocato RAFFAELLA DI MAURO;

– ricorrente –

contro

COMUNE di PAGANI, in persona del Sindaco pro tempore, domiciliato

presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR,

ROMA, rappresentato e difeso dall’avvocato SILVIA MASTRANGELO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 387/2019 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 22/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. NICOLA DE

MARINIS.

 

Fatto

RILEVATO

– che con sentenza del 22 luglio 2019, la Corte d’Appello di Salerno, in parziale riforma della decisione resa dal Tribunale di Nocera Inferiore sull’opposizione proposta dal Comune di Pagani avverso il decreto ingiuntivo ottenuto da C.G. ponendo in esecuzione la sentenza con cui lo stesso Tribunale le aveva riconosciuto il diritto alle differenze retributive maturate in reazione allo svolgimento di mansioni di livello D, superiori a quelle proprie dell’inquadramento riconosciutole in categoria C, livello economico C4 dall’1.1.2003 all’1.1.2014 ed il livello C5 successivamente a quella data, ferma restando la revoca del decreto ingiuntivo ed il rigetto delle domande riconvenzionali sull’indebito oggettivo costituito dalla riduzione dell’orario settimanale in luogo dei fruiti riposi compensativi e sulla indennità di reperibilità dal 2011 al 2015, in quanto non contemplate nel ricorso monitorio, già disposto dal primo giudice, dichiarava il Comune di Pagani tenuto al pagamento in favore della C. dell’importo risultante dalla differenza tra quanto dalla stessa effettivamente percepito in base all’inquadramento posseduto e quanto spettante in ragione del superiore inquadramento riconosciutole;

– che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto – una volta rigettata l’eccezione di difetto di ius postulandi, ben potendo essere il mandato a rappresentare e difendere il Comune conferito da un delegato del Sindaco e, comunque, come avvenuto nel caso di specie, suscettibile di ratifica da parte di questi anche con efficacia retroattiva, ove rilasciato da soggetto privo di poteri – infondata la pretesa della C. a commisurare il proprio credito alla differenza tra il livello stipendiale iniziale della categoria di appartenenza, derivandone l’irrilevanza della superiore retribuzione di fatto percepita in ragione della progressione economica nella categoria medio tempore maturata ed il livello stipendiale iniziale della superiore categoria riconosciutale;

– che per la cassazione di tale decisione ricorre la C., affidando l’impugnazione a tre motivi, in relazione alla quale il Comune di Pagani ha depositato atto di costituzione con il quale si limitava a rassegnare le proprie conclusioni;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio non partecipata.

Diritto

CONSIDERATO

– che, con il primo motivo, la ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione degli artt. 36 e 98 Cost., art. 2103 c.c., del CCNL per il comparto Regioni ed Enti locali del 14 settembre 2000, art. 8, comma 5, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52, del CCNL 31 marzo 1999, art. 24, comma 2, lett. a), orientamento applicativo ARAN del 12.10.2015, lamenta l’incongruità logica e giuridica del criterio di computo delle differenze retributive spettanti a motivo del superiore inquadramento riconosciuto ritenuto applicabile dalla Corte territoriale, che assume come minuendo l’importo della retribuzione effettivamente percepita, inclusiva degli aumenti stipendiali derivanti dalla progressione economica nella categoria di appartenenza medio tempore maturate;

che, con il secondo motivo, denunciando il vizio di omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in una con la violazione e falsa applicazione del Testo Unico Enti Locali, art. 194, art. 36 Cost., art. 2103 c.c., del D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 134, comma 3, la ricorrente imputa alla Corte territoriale il travisamento del titolo dell’azione monitoria dalla stessa intentata, dato, non dalla sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore di accoglimento della domanda volata al riconoscimento del superiore inquadramento, che, recando una pronunzia di condanna generica, ammetteva il sindacato giudiziale sulla quantificazione del credito azionato in sede monitoria, ma dalla delibera assunta dal Consiglio comunale, divenuta definitiva, con cui il Comune di Pagani ha autonomamente provveduto alla quantificazione del credito della ricorrente e perciò idoneo a porsi quale atto ricognitivo del debito da ritenersi vincolante per l’Ente;

che, con il terzo motivo, rubricato con riferimento alla violazione e falsa applicazione del CCNL 14 settembre 2000, artt. 23 e 24, e art. 36 Cost., la ricorrente lamenta l’incongruità logica e giuridica del pronunciamento che la ricorrente medesima attribuisce alla Corte territoriale in ordine alla non proponibilità delle questioni oggetto della domanda riconvenzionale dalla stessa proposta nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, censura che fonda sul rilievo per cui quella domanda, concernete il riconoscimento del diritto al pagamento dell’indennità di reperibilità per gli anni 2011-2015 in misura conforme alla disciplina contrattuale viceversa disattesa, trarrebbe origine dall’opposizione proposta dal Comune che indicava quelle voci retributive e le relative poste come non dovute e pertanto non costituenti parte del credito azionato;

che le questioni sottese alla decisione della causa, con particolare riferimento all’esatta individuazione del titolo esecutivo posto dalla ricorrente a base dell’intentata azione monitoria ed all’estraneità della domanda riconvenzionale proposta dall’odierna ricorrente nel giudizio di opposizione all’ambito dell’originaria azione monitoria, inducono a ritenere la causa medesima non priva di rilevanza nomofilattica, così da renderne opportuna la trattazione nella sezione ordinaria.

P.Q.M.

La Corte, ritenuta l’insussistenza dei presupposti di cui all’art. 375 c.p.c., rimette il ricorso alla sezione quarta per la trattazione in quella sede.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2022

 

 

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