Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5352 del 27/02/2020

Cassazione civile sez. trib., 27/02/2020, (ud. 20/11/2019, dep. 27/02/2020), n.5352

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23974-2014 proposto da:

G.R., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA MAZZINI

presso lo studio dell’avvocato DELLA VALLE EUGENIO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona dei Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1202/2014 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,

depositata il 26/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/11/2019 dal Consigliere Dott. PAOLITTO LIBERATO.

Fatto

RILEVATO

Che:

1. – Con sentenza n. 1202/20/14, depositata il 26 febbraio 2014, la Commissione tributaria regionale del Lazio ha rigettato l’appello proposto da G.R. avverso la decisione di prime cure, – che, a sua volta, aveva disatteso l’impugnazione di un avviso di liquidazione (delle maggiori imposte di registro ed ipocatastali) col quale l’Agenzia delle Entrate aveva (altresì) revocato l’agevolazione connessa all’acquisto della prima casa di abitazione, – considerando, per quel che qui (ancora) rileva, che non ricorrevano i presupposti per la disapplicazione delle sanzioni amministrative tributarie (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8) in ragione della “particolare qualificazione professionale del contribuente che nell’atto registrato risulta “avvocato””;

2. – G.R. ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di due motivi;

– resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate;

– il ricorrente ha depositato memoria nonchè documentazione nuova (copia di sentenza passata in giudicato) notificata a controparte.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. – col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il ricorrente denuncia omesso esame di fatto decisivo controverso in relazione alle ragioni addotte a fondamento della (pur) richiesta disapplicazione delle sanzioni, avuto riguardo, dunque, alle condizioni di obiettiva incertezza della pertinente disposizione normativa (D.M. n. 2 agosto 1969, art. 10, in relazione al beneficio previsto dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 1, nota II bis della tariffa allegata, parte prima) qual determinate dalla necessità del coordinamento di distinte disposizioni (succedutesi nel tempo) e del loro stesso raccordo (implicante il rilievo di fonti di natura primaria e secondaria), nonchè dalla carenza di (pregressi) arresti giurisprudenziali di legittimità (nel contrasto emerso tra le pronunce di merito);

– col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – e che reca denuncia di violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8, del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, e della L. n. 212 del 2000, art. 10, – il ricorrente ripropone le ragioni in tesi fondanti l’incertezza normativa oggettiva della disciplina tributaria rilevante nella fattispecie, censurando, in particolare, il parametro assunto dal giudice del gravame ai fini della verifica di detta condizione di esenzione da responsabilità del contribuente (la qualifica professionale emergente dall’atto registrato);

2. – il ricorso va accolto, sia pur per il rilievo di ufficio di una quaestio iuris diversa dalle proposte censure;

3. – il giudicato che parte ricorrente evoca in memoria risponde, difatti, ad un consolidato principio di diritto espresso dalla Corte, alla cui stregua si è ritenuto che, in tema d’imposta di registro per l’acquisto della prima casa, “il D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 10, comma 1, lett. a), che, nel sostituire D.P.R. n. 131 del 1986, Tariffa, art. 1, comma 2, parte prima, ha identificato gli immobili non di lusso, cui applicare l’imposta agevolata, in base al classamento catastale e non più alla stregua dei parametri di cui al D.M. 2 agosto 1969, pur non potendo trovare applicazione, quanto alla debenza del tributo, agli atti negoziali anteriori alla data della sua entrata in vigore (7 aprile 2011), può tuttavia spiegare effetti ai fini sanzionatori, in applicazione del principio del “favor rei”, posto che, proprio in ragione della più favorevole disposizione sopravvenuta, la condotta mendace, che prima integrava una violazione fiscale, non costituisce più il presupposto per l’irrogazione della sanzione” (così Cass., 3 febbraio 2017, n. 2889 cui adde, ex plurimis, Cass., 13 dicembre 2018, n. 32305; Cass., 8 giugno 2018, n. 14964; v. altresì, in tema di Iva, Cass., 26 marzo 2019, n. 8409; Cass., 8 febbraio 2017, n. 3361; Cass., 27 giugno 2016, n. 13235; e, quanto alle imposte ipotecaria e catastale, Cass., 29 gennaio 2019, n. 2414);

– si è, così, rilevato che se il D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 10, comma 1, lett. a), – che, nel sostituire D.P.R. n. 131 del 1986, Tariffa, art. 1, comma 2, parte prima, allegata, ha sancito il superamento del criterio di individuazione dell’immobile di lusso sulla base dei criteri di cui al D.M. 2 agosto 1969, fondandolo, dunque, sul classamento catastale, – non trova applicazione, quanto alla debenza del tributo, agli atti negoziali anteriori alla data della sua entrata in vigore (7 aprile 2011), e ciò non di meno, può tuttavia spiegare effetti sul piano sanzionatorio (ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 2, secondo il cui disposto “Salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile”), ed in applicazione, quindi, del principio del favor rei, posto che, proprio in ragione della più favorevole disposizione sopravvenuta, la condotta mendace, che prima integrava una violazione fiscale, non costituisce più il presupposto per l’irrogazione della sanzione (v., altresì, Corte Cost., 21 marzo 2019, n. 63, quanto all’applicabilità del principio della retroattività della lex mitior alle sanzioni amministrative che abbiano natura punitiva);

– si è, altresì, rimarcato che non sussiste continuità normativa tra illeciti sanzionati in quanto il mendacio, – avente ad oggetto la dichiarazione resa dal contribuente in ordine alle qualità intrinseche dell’immobile compravenduto (e qual correlate ai criteri posti dal D.M. 2 agosto 1969), – per effetto della modifica normativa, non ha più alcuna rilevanza giuridica e non può più realizzarsi in quanto espunto dalla fattispecie agevolativa;

– nè lo ius superveniens si è risolto in un regime sanzionatorio semplicemente più mite (D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 3) in quanto ha comportato la riformulazione ex novo della fattispecie di agevolazione fondata su di un parametro (quello catastale) del tutto differente da quello (precedentemente individuato e) fatto oggetto di mendacio;

– le più favorevoli norme sopravvenute debbono, poi, essere applicate, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, e quindi anche in sede di legittimità, laddove sussista ancora controversia (così come nella fattispecie) sulla debenza delle sanzioni, determinandosi, al riguardo, una fattispecie assimilabile a quella prefigurata dall’art. 384 c.p.c., comma 1, secondo periodo, (v., già, Cass., 27 marzo 2001, n. 4408 cui adde, ex plurimis, Cass., 29 gennaio 2019, n. 2414; Cass., 3 febbraio 2017, n. 2889; Cass., 20 dicembre 2012, n. 23564; Cass., 31 marzo 2008, n. 8243; Cass., 30 agosto 2006, n. 18775);

4. – le spese del giudizio vanno integralmente compensate tra le parti, avuto riguardo alle ragioni di accoglimento del ricorso qual correlate all’applicazione della lex mitior sopravvenuta.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, dichiara non dovute le sanzioni applicate con l’avviso di liquidazione impugnato; compensa integralmente, tra le parti, le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 27 febbraio 2020

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