Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5342 del 02/03/2017


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Cassazione civile, sez. II, 02/03/2017, (ud. 07/02/2017, dep.02/03/2017),  n. 5342

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

B.A., B.L., B.G.A.,

B.G., in proprio e quali eredi di B.S. e

S.A., rappresentati e difesi, in forza di procura speciale a margine

del ricorso, dall’Avvocato Pier Paolo Marras, con domicilio eletto

presso lo studio dell’Avvocato Sergio Piccarozzi in Roma, via

Crescenzio, n. 95;

– ricorrenti –

contro

BI.Gi. e BI.Ma.Vi., rappresentati e difesi, in

forza di procura speciale in calce al controricorso, dall’Avvocato

Amedeo Mandras, con domicilio eletto nello studio dell’Avvocato

Andrea Cifariello in Roma, via Alessandria, n. 26;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Cagliari,

sezione distaccata di Sassari, n. 170/12 in data 12 giugno 2012.

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 7

febbraio 2017 dal Consigliere Dott. Alberto Giusti;

uditi gli Avvocati Sergio Piccarozzi, per delega dell’Avvocato Pier

Paolo Marras, e Amedeo Mandras;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. CELESTE Alberto, che ha concluso per

l’inammissibilità e, in subordine, il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Con sentenza in data 1 giugno 2010, il Tribunale di Sassari, in accoglimento della domanda proposta dai germani Bi.Gi. e Bi.Ma.Vi. contro B.S. e S.A., dichiarava nullo l’atto pubblico di divisione del (OMISSIS) (intercorso tra S.A., Sa.Gi. e T.G., eredi di P.M.), nella parte in cui attribuiva in proprietà per usucapione ad S.A. il tratto di terreno sito in (OMISSIS), foglio (OMISSIS) mapp. (OMISSIS), essendo lo stesso di proprietà degli attori, e ne ordinava il rilascio, condannando i convenuti alla rifusione delle spese di lite.

Argomentava il Tribunale che dagli atti pubblici prodotti in causa risultava che A.V. aveva, con atto pubblico del 21 agosto 1927, donato e diviso tra i figli Bi.Gi.An. e Bi.Gi. il terreno distinto in catasto al foglio (OMISSIS) mapp. (OMISSIS), ricomprendendo nella quota di G.A. la parte attualmente controversa; che a G.A. erano succeduti gli attuali attori; che, pertanto, gli stessi dovevano ritenersi i legittimi proprietari; che la domanda riconvenzionale di usucapione dispiegata dalla S. era infondata, atteso che risultava provato che il fondo in questione era gravato da enfiteusi, in origine spettante alla nonna della S. e, quindi, passato per successione ad essa medesima, la quale aveva corrisposto il relativo canone fino all’anno 1977.

2. – La Corte d’appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 12 giugno 2012, ha rigettato tanto l’appello principale proposto da B.A., B.L., B.G.A., B.G., eredi di B.S. e S.A., quanto l’appello incidentale di Bi.Gi. e Bi.Ma.Vi..

2.1. – Per quanto qui ancora rileva, la Corte territoriale ha escluso che l’atto di divisione del (OMISSIS) sia valso ad attribuire ad S.A. il diritto di proprietà, giacchè tale atto, avendo natura dichiarativa, non ha forza probante del diritto di proprietà sul bene assegnato, essendo pur sempre necessario che la parte dia dimostrazione di un titolo di acquisto che sia stato a fondamento dell’attribuzione in sede di divisione; e ha poi rilevato che correttamente il primo giudice aveva ritenuto che il possesso esercitato dapprima da P.M., poi da S.M. e, infine, da S.A. non fosse idoneo per l’usucapione, in quanto corrispondente all’esercizio dell’enfiteusi, da cui il fondo era gravato.

3. – Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello, notificata il 5 dicembre 2012, B.A., L., G.A. e G. hanno proposto ricorso, con atto notificato il 21 gennaio 2013, sulla base di due motivi.

Gli intimati Bi.Gi. e Ma.Vi. hanno resistito con controricorso.

I ricorrenti hanno depositato memoria illustrativa in prossimità dell’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo (violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1325 c.c., n. 2 e art. 1418 c.c., comma 2) ci si duole che la sentenza d’appello abbia confermato la statuizione di nullità parziale del contratto di divisione stipulato in data (OMISSIS) da S.G., G.A. Tugulu e Angela S., in relazione all’attribuzione in proprietà a quest’ultima del terreno distinto al catasto al foglio (OMISSIS), mapp. (OMISSIS), per assenza del requisito causale. Secondo i ricorrenti, la statuizione del giudice del merito confonderebbe le cause di inefficacia negoziale (com’è, per l’appunto, l’assenza di titolarità del diritto soggettivo di cui si dispone) con le cause di nullità, le quali, invece, attengono alla struttura del negozio e alla presenza o meno dei suoi requisiti. Al pari della vendita di cosa altrui, anche la divisione alla quale partecipa un soggetto non legittimato, che vede programmata l’attribuzione in proprio favore di una porzione materiale del fondo, non potrebbe definirsi nulla, potendo il non comunista divenire tale successivamente a seguito di acquisto della quota, sicchè l’effetto divisorio si realizzerebbe automaticamente mediante il combinato disposto dell’atto di scioglimento della comunione e del titolo di acquisto che investe la quota (in analogia con quanto prevede dell’art. 1478 c.c., comma 2).

1.1. – Il motivo è inammissibile, essendo privo di decisività.

Ai fini della decisione della controversia da parte della Corte d’appello, non ha avuto rilievo lo stabilire se l’atto di divisione stipulato il (OMISSIS) tra S.G., T.G.A. e S.A., nella parte avente ad oggetto il terreno sito in (OMISSIS), foglio (OMISSIS), mappale (OMISSIS), sia nullo o inefficace.

Infatti, la Corte d’appello si è limitata a rilevare – correttamente (Cass., Sez. 1, 10 marzo 1979, n. 1511; Cass., Sez. 2, 31 gennaio 2012, n. 1392) – che l’atto di divisione, atteso il suo carattere dichiarativo, non ha di per sè forza probante, nei confronti dei terzi, del diritto di proprietà attribuito ai condividenti, occorrendo necessariamente dimostrare il titolo di acquisto in base al quale il bene è stato attribuito in sede di divisione.

Su questa base, la Corte di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, ha escluso che l’atto di divisione del 1976 potesse assurgere a titolo idoneo a contrastare l’azione di revindica esercitata dai terzi proprietari formali, rilevando che il titolo di acquisto vantato dalla condividente S. e dai suoi aventi causa non poteva essere costituito neppure dall’usucapione per possesso ultraventennale, essendosi il potere di fatto sul terreno estrinsecatosi ad immagine dell’esercizio, non del diritto di proprietà ma, del diritto di enfiteusi, da cui il fondo era gravato.

Del resto, non v’è dubbio che nella specie i Bi. abbiano proposto, con l’atto di citazione notificato l’8 settembre 2010, una domanda di rivendicazione: essi, infatti, hanno chiesto dichiararsi che il terreno (oggetto dell’atto pubblico del (OMISSIS), da dichiararsi preliminarmente nullo o inefficace) “è… di proprietà degli attori per averlo essi ricevuto per successione da A.V. ved. Bi. e poi da Bi.An. (o G.A.) fu P., rispettivamente avo e genitore degli attori stessi”, nonchè “condannarsi conseguentemente i convenuti al rilascio del terreno stesso a favore degli attori”, “con la condanna dei medesimi convenuti al risarcimento del danno subito dagli attori per il periodo dell’occupazione abusiva, danno da liquidarsi in separato giudizio”.

2. – Con il secondo mezzo (violazione e falsa applicazione dell’art. 1419 c.c., comma 1 e art. 102 c.p.c.) i ricorrenti deducono che al processo avrebbero dovuto partecipare anche G.S. e T.G.A., parti dell’atto pubblico di divisione stipulato con S.A. e avente ad oggetto l’unico e indistinto terreno, pervenuto loro dalla comune ascendente P.M.. Ad avviso dei ricorrenti, il giudice avrebbe dovuto essere messo in condizione di procedere ad estendere la nullità dichiarata nei confronti della S. all’intero contratto di divisione. I ricorrenti sostengono che il giudizio di nullità parziale non potrebbe essere qualificato in termini di mero accertamento, venendo modificato l’ambito soggettivo ed oggettivo di efficacia del contratto.

2.1. – Il motivo è infondato.

Oggetto del presente giudizio non è la vicenda contrattuale riguardante i partecipanti all’atto di divisione del 1976, ma l’azione di rivendica esercitata dagli attori Bi.Gi. e Bi.Ma.Vt. nei confronti dell’occupante sine titulo di un terreno di proprietà dei primi, che a sua volta ha eccepito di avere usucapito il fondo.

Rispetto all’azione di revindica (accertamento del diritto di proprietà del terreno in capo agli attori e condanna dei convenuti al rilascio del terreno stesso), l’accertamento della nullità o dell’inefficacia dell’atto pubblico di divisione ha valenza meramente “preliminare” e strumentale.

Il giudice del merito ha preso in esame l’atto di divisione al solo fine di verificare se lo stesso fosse idoneo, di per sè, a fondare un’attribuzione proprietaria in favore del condividente opponibile nei confronti dei terzi rivendicanti, non già per apprezzarne le ricadute nei rapporti interni tra le parti del negozio.

3. – Il ricorso è rigettato.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido tra loro, al rimborso delle spese processuali sostenute dai controricorrenti, che liquida in complessivi Euro 3.700, di cui Euro 3.500 per compensi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 7 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2017

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