Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5331 del 27/02/2020

Cassazione civile sez. trib., 27/02/2020, (ud. 18/02/2019, dep. 27/02/2020), n.5331

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. MUCCI Roberto – rel. Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 6189/2013 proposto da:

NUOVA MADONNINA S.R.L., incorporante L.P. & C. S.R.L., in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, piazza Gondar n. 22, presso lo

studio dell’Avv. Maria Antonelli che, anche disgiuntamente con

l’Avv. Sara Armella, la rappresenta e difende giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato

presso cui è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 495/14/12 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL LAZIO, depositata il 18 luglio 2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18 febbraio 2019 dal Consigliere Dott. MUCCI ROBERTO.

Fatto

CONSIDERATO

che:

1. a seguito di verifica fiscale nei confronti di Chiquita Italia s.p.a. l’ufficio delle Dogane di Roma emise nei confronti della predetta società e di Nuova Madonnina s.r.l., in solido, vari avvisi di rettifica per importazioni di banane effettuate presso le dogane di Genova e Salerno negli anni 2004-2005 per violazione della disciplina comunitaria sulle dette importazioni sul presupposto della fittizietà delle operazioni poste in essere con Nuova Madonnina, operatore ortofrutticolo titolare di licenze AGRIM per l’importazione di banane a dazio agevolato entro determinati contingenti;

2. la CTP di Roma, previo rigetto dell’eccezione di carenza di legittimazione attiva dell’ufficio delle Dogane di Roma, accolse il ricorso di Nuova Madonnina contro i predetti avvisi limitatamente alle importazioni effettuate nel 2004;

3. la CTR del Lazio accolse il gravame interposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli avverso la sentenza della CTP di Roma, rigettando l’appello incidentale di Nuova Madonnina sulle statuizioni ad essa sfavorevoli, ritenendo in sintesi che: a) gli atti di rettifica erano stati tempestivamente notificati nel 2010 in relazione alla comunicazione della notitia criminis del 21 dicembre 2007, ai sensi del D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, art. 84 (T.U. leggi doganali) e degli artt. 220 e 221 del codice doganale comunitario (reg. 2913/92/CEE del 12 ottobre 1992); b) sussisteva la competenza territoriale dell’ufficio delle Dogane di Roma in quanto ufficio “avente competenza in relazione alla sede legale della principale società accertata, anche per quelle società che, come l’odierna appellante, risultano coinvolte nello stesso accertamento unitario e rispondono solidalmente per le violazioni accertate”; c) l’atto impositivo risultava congruamente motivato; d) le modalità operative poste in essere da Chiquita Italia per rifornirsi di banane sia con acquisto diretto, sia con acquisto da fornitori nazionali e comunitari, titolari di licenze AGRIM (tra cui Nuova Madonnina), concretavano l’aggiramento del sistema di approvvigionamento di banane a regime tariffario agevolato entro i limiti di contingente;

4. avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione Nuova Madonnina affidato a sette motivi, illustrati da memoria, cui replica con controricorso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Ritenuto che:

5. sui motivi di ricorso:

5.1. con il primo motivo Nuova Madonnina denuncia violazione del D.Lgs. 8 novembre 1990, n. 374, art. 11, T.U.L.D., art. 84, commi 2 e 3, art. 217 e art. 221, comma 4, C.D.C.: nella specie, quanto alle importazioni dell’anno 2004, non ricorrerebbero le condizioni per la proroga del termine triennale per l’azione di recupero a posteriori dei dazi; gli avvisi di rettifica, notificati nel 2010, sarebbero tardivi in relazione alla data delle importazioni e alla notitia criminis del 21 dicembre 2007; quanto alle importazioni del 2005, il triennio sarebbe decorso per causa imputabile all’amministrazione che già nel 2007 aveva tutti gli elementi per formulare l’imputazione a carico dei soggetti responsabili della presunta obbligazione doganale;

5.2. con il secondo motivo si denuncia violazione degli artt. 201 e 215 C.D.C., nonchè artt. 25 e 97 Cost.: l’ufficio delle Dogane di Roma sarebbe carente di legittimazione attiva perchè le importazioni erano state effettuate presso le Dogane di Genova e Salerno;

5.3. con il terzo motivo si denuncia violazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7 e del D.Lgs. n. 374 del 1990, art. 11, comma 5-bis: gli atti impositivi farebbero mero rinvio a un processo verbale di constatazione, mai notificato alla ricorrente, assumendo che quest’ultima sarebbe “cliente cartacea” di Chiquita Italia;

5.4. con il quarto motivo si denuncia violazione degli artt. 13 del reg. 1442/93/CE del 10 giugno 1993 e 21 del reg. 2362/98/CE del 28 ottobre 1998: all’epoca dei fatti le licenze AGRIM erano liberamente trasferibili tra operatori della stessa categoria, sicchè sarebbe infondata la tesi dell’amministrazione circa l’intento fraudolento sotteso all’approvvigionamento di banane da parte di Chiquita Italia;

5.5. con il quinto motivo si denuncia omessa pronuncia sulla violazione dell’art. 202 C.D.C., atteso che la merce sottoposta a dazio sarebbe stata introdotta regolarmente nel territorio doganale comunitario;

5.6. con il sesto motivo si denuncia omessa pronuncia sull’eccepita violazione del principio del legittimo affidamento della L. n. 212 del 2000, ex art. 10, invocato dalla ricorrente con riferimento alle note ufficiali attestanti la regolarità delle operazioni di importazione;

5.7. infine, con il settimo motivo si denuncia omessa pronuncia sull’eccepita violazione degli artt. 220 e 239 C.D.C., ossia sulle esimenti dell’errore dell’autorità doganale e della clausola generale di equità invocate dalla ricorrente;

6. il secondo motivo di ricorso, avente carattere pregiudiziale, è fondato, in accordo con numerosi precedenti di legittimità riguardanti fattispecie analoghe (tra le tante, Sez. 5, 22 dicembre 2017, n. 30810, Sez. 5, 16 dicembre 2016, n. 26045, Sez. 6-5, 29 ottobre 2015, n. 22176);

6.1. è infatti sufficiente ribadire l’insegnamento di Sez. 5, 5 luglio 2011, n. 14786, secondo cui “Il sistema di accertamento delle violazioni doganali, delineato dal D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 e dal Reg. (CEE) 12 ottobre 1992, n. 2913/92 (applicabili ratione temporis), presuppone una precisa articolazione della competenza sul territorio, prevedendo, per ogni attività o situazione considerata, una precisa dogana competente per territorio, individuabile in ragione di un criterio di collegamento, esplicitamente o implicitamente indicato e corrispondente, in linea generale, al luogo in cui si è radicato un rapporto, ovvero è sorta un’obbligazione, o è accaduto un fatto, con la conseguenza che, in mancanza dell’enunciazione di uno specifico criterio di collegamento territoriale, non può ritenersi competente qualsiasi ufficio doganale operante sul territorio nazionale, in quanto, se la regola ricavabile dal sistema è quella della competenza del territorio, una simile eccezione dovrebbe essere esplicitata dalla legge, mentre non rilevano eventuali circolari o risoluzioni con cui l’Amministrazione finanziaria detti criteri di riparto della competenza in deroga alla predetta regola generale, provenendo tali atti da un soggetto posto su un piano di parità con il contribuente e, come tali, non vincolanti, nè per quest’ultimo, nè per i giudici, non costituendo fonte di diritto”, sicchè, in mancanza di espresse disposizioni di segno diverso, competente territorialmente alla revisione dell’accertamento divenuto definitivo è la dogana presso la quale è sorta l’obbligazione tributaria, ossia quella dove si sono svolte le operazioni di importazione;

6.2. ciò posto, se può consentirsi in tesi generale sull’opportunità dell’accentramento delle verifiche nel caso di pluralità di importazioni da parte di uno stesso operatore presso dogane diverse (al riguardo l’Agenzia controricorrente argomenta che il meccanismo frodatorio contestato sarebbe incentrato su una società, Chiquita Italia, avente sede legale in Roma), non può farsi applicazione della L. 26 aprile 2012, n. 44, di conversione del D.L. 2 marzo 2012, n. 16, la quale fissa la competenza dell’ufficio doganale che effettua verifiche generali o parziali anche se l’accertamento è stato fatto da altro ufficio doganale: si tratta infatti di previsione non applicabile, ratione temporis, agli avvisi di rettifica impugnati ed avente comunque carattere novativo, non interpretativo, come chiarito da Sez. 5, 16 dicembre 2016, n. 26045, secondo cui “In tema di dazi e diritti doganali, anteriormente alla modifica del D.Lgs. n. 374 del 1990, art. 11, comma 9, apportata dalla L. n. 44 del 2012, che opera solo per l’avvenire, l’accentramento presso un unico ufficio doganale delle pratiche relative alla revisione degli accertamenti effettuati da uffici diversi è possibile, in base ad un’interpretazione estensiva del D.P.R. n. 43 del 1973, art. 6, esclusivamente in presenza di un apposito e motivato provvedimento del capo dell’unità territoriale sovraordinata, trattandosi di deroga al criterio generale secondo cui per l’accertamento delle violazioni doganali è territorialmente competente l’autorità presso cui è sorta l’obbligazione tributaria”;

6.3. La mancanza di tale provvedimento, la cui esistenza non è stata neppure allegata, comporta la fondatezza della censura d’incompetenza essendo incontroverso che le autorità di insorgenza delle obbligazioni erano quelle di Genova e Salerno e non Roma.

7. dalla fondatezza del secondo motivo consegue l’assorbimento degli altri.

8. In conclusione, il ricorso merita accoglimento in relazione all’incompetenza dell’ufficio delle Dogane di Roma e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, accogliendo l’originario ricorso di Nuova Madonnina; vanno compensate le spese dell’intero giudizio in considerazione del recente consolidamento della giurisprudenza di legittimità sulla detta questione.

P.Q.M.

accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l’originaria domanda compensando tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 18 febbraio 2019.

Depositato in cancelleria il 27 febbraio 2020

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