Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5325 del 02/03/2017

Cassazione civile, sez. II, 02/03/2017, (ud. 10/11/2016, dep.02/03/2017),  n. 5325

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio Consiglie – –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11415/2012 proposto da:

AMI DI P.B. & C SAS, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA CRESCENZIO 20, presso lo studio dell’avvocato CESARE

PERSICHELLI, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

IMPRESA LEGGERI SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEGLI

SCIPIONI 8, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO CRISCI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIO BENEDETTI;

– controricorrente incidentale –

contro

AMI DI P.B. & C SAS, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA CRESCENZIO 20, presso lo studio dell’avvocato CESARE

PERSICHELLI, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente all’incidentale –

avverso la sentenza n. 276/2011 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 22/03/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/11/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO;

udito l’Avvocato PERSICHELLI Cesare, difensore del ricorrente e

controricorrente incidentale che ha chiesto l’accoglimento del

ricorso principale e, l’inammissibilità del ricorso incidentale;

udito l’Avvocato CRISCI Francesco, difensore del controricorrente

incidentale che ha chiesto l’accoglimento del ricorso incidentale ed

il rigetto del ricorso principale;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE Alessandro, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale e per il rigetto del ricorso incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La società A.M.I. di P.B. & C. s.a.s. ricorre contro la società Impresa Leggeri s.p.a. per la cassazione della sentenza con cui la corte d’appello di Brescia, confermando sul punto la sentenza di primo grado, ha dichiarato risolto per colpa della società A.M.I. il contratto preliminare del 13 novembre 1991 con cui la stessa società A.M.I. si era impegnata ad acquistare dalla società Leggeri un immobile ad uso ufficio in uno stabile di Bergamo ed ha condannato, riformando sul punto la sentenza di primo grado, la società Leggeri a restituire alla società A.M.I. la somma di Euro 27.792,70, oltre interessi dalla domanda al saldo, pari a quanto versato in esecuzione del contratto dichiarato risolto, al netto dell’importo che la promittente venditrice aveva contrattualmente il diritto di ritenere titolo di penale.

La corte bresciana ha ritenuto;

quanto alla prima statuizione, che legittimamente la società Leggeri si fosse avvalsa – con dichiarazione contenuta nella comparsa di costituzione e risposta nel giudizio introdotto dall’A.M.I. per l’esecuzione in forma specifica del contratto preliminare ex art. 2932 c.c. – della clausola risolutiva espressa prevista dall’articolo 11 della contratto inter partes per l’ipotesi di inottemperanza al puntuale pagamento anche di una sola parte del prezzo, in quanto la A.M.I. non aveva versato l’importo di 16 milioni di Lire che avrebbe dovuto versare al momento della consegna dell’immobile nè aveva pagato interamente le rate del mutuo che si era accollato;

quanto alla seconda statuizione, che la domanda della società A.M.I. avente ad oggetto le somme versate in esecuzione del contratto non potesse considerarsi inammissibile ai sensi dell’art. 345 c.p.c., in quanto tale domanda risultava già formulata in via subordinata in sede di precisazione delle conclusioni in primo grado e non era incompatibile con la domanda di esecuzione del contratto ex art. 2932 c.c..

Per la cassazione della sentenza della corte d’appello la società A.M.I. ha proposto ricorso articolato su quattro motivi.

Con il primo motivo si denuncia il vizio di omessa o insufficiente motivazione sul punto della dedotta inoperatività della clausola risolutiva espressa, in relazione all’art. 1456 c.c., in cui la corte territoriale sarebbe incorsa trascurando di considerare le argomentazioni svolte dall’A.M.I. sul comportamento del promittente venditrice.

Con il secondo motivo si denuncia il vizio di omessa o insufficiente motivazione sul punto della dedotta insussistenza di colpa della promissaria acquirente, in relazione all’art. 1218 c.c., in cui la corte territoriale sarebbe incorsa trascurando di considerare che la promittente venditrice non aveva richiamato l’A.M.I. all’esatto soddisfacimento delle prestazioni su di lei gravanti.

Con il terzo motivo si denuncia il vizio di omessa o insufficiente motivazione, in relazione all’art. 1456 c.c., sul punto del contrasto tra la dichiarazione della promittente venditrice di volersi avvalere della clausola risolutiva espressa ed il comportamento da questa tenuto.

Con il quarto motivo si denuncia la violazione dell’art. 2932 c.c., in cui la corte territoriale sarebbe incorsa disattendendo la domanda dell’odierna ricorrente di esecuzione in forma specifica del contratto dedotto in giudizio. La società Leggeri si è costituita con controricorso, proponendo altresì ricorso incidentale con cui deduce la violazione dell’art. 345 c.p.c., in cui la corte distrettuale sarebbe incorsa ritenendo ammissibile la domanda restitutoria proposta dalla A.M.I. solo in secondo grado.

La ricorrente ha depositato controricorso a ricorso incidentale eccependo la intempestività di quest’ultimo, in quanto depositato dopo la scadenza del termine lungo e relativo ad un capo di sentenza diverso da quello oggetto di ricorso principale.

La causa è stata discussa alla pubblica udienza del 10.11.16, per la quale solo la contro ricorrente ha depositato una memoria illustrativa e nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo ed il terzo motivo del ricorso principale, esaminabili congiuntamente per la loro intima connessione, si censura la sentenza gravata per non avere sufficientemente considerato le argomentazioni svolte dall’A.M.I. sul comportamento negoziale tenuto della Impresa Leggeri s.p.a. e sulla contraddittorietà tra tale comportamento (idoneo, secondo la ricorrente, a dimostrare l’interesse e l’intendimento della promittente venditrice a dare esecuzione al contratto e ad invalidare gli effetti della clausola risolutiva prevista nell’art. 11 del testo contrattuale) e la dichiarazione della stessa Impresa Leggeri di volersi avvalere della suddetta clausola risolutiva. Nei mezzi di gravame in esame si argomenta che, se la corte territoriale avesse adeguatamente valutato il comportamento della promittente venditrice (con particolare riguardo all’avere l’Impresa Leggeri consegnato l’immobile alla A.M.I. e nell’averle poi costantemente richiesto, percependolo regolarmente, il rimborso delle quote del mutuo gravante sull’immobile e delle pertinenti spese condominiali) non avrebbe potuto non concludere per l’intervenuta tacita caducazione della clausola risolutiva di cui si discute.

I motivi vanno giudicati inammissibili, perchè si risolvono in una contestazione degli apprezzamenti di merito operati dalla corte territoriale in ordine alla valutazione della condotta della parte promittente venditrice. Le censure proposte con tali motivi, in sostanza, si appuntano contro le conclusioni a cui è approdato il libero convincimento del giudice di merito e non contro eventuali vizi del percorso formativo di tale convincimento; esse cioè si risolvono in una istanza di revisione, da parte della Corte di cassazione, delle valutazioni e dei convincimenti del giudice di merito e pertanto vanno giudicati inammissibili. Infatti, come questa Corte ha più volte affermato (cfr. sent. n. 7972/07), nel giudizio di cassazione la deduzione del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, non consente alla parte di censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendo alla stessa una sua diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione da parte del giudice di legittimità degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito: le censure poste a fondamento del ricorso non possono pertanto risolversi nella sollecitazione di una lettura delle risultanze processuali diversa da quella operata dal giudice di merito, o investire la ricostruzione della fattispecie concreta, o riflettere un apprezzamento dei fatti e delle prove difforme da quello dato dal giudice di merito.

Con il secondo motivo del ricorso principale si denuncia il vizio di omessa o insufficiente motivazione sul punto della dedotta insussistenza di colpa della promissaria acquirente, in relazione all’art. 1218 c.c., in cui la corte territoriale sarebbe incorsa trascurando di considerare che la promittente venditrice non aveva richiamato l’A.M.I. all’esatto soddisfacimento delle prestazioni su di lei gravanti. Anche questo motivo, al pari del primo e del terzo, si risolve nella prospettazione di una questione squisitamente di merito – quale la rilevanza, ai fini dell’apprezzamento della colpa dell’A.M.I., del fatto che l’Impresa Leggeri non l’avesse richiamata all’esatto adempimento delle sue obbligazioni – e va pertanto giudicato inammissibile.

Con il quarto motivo si denuncia la violazione dell’art. 2932 c.c., in cui la corte territoriale sarebbe incorsa disattendendo la domanda dell’odierna ricorrente di esecuzione in forma specifica del contratto dedotto in giudizio; la censura è meramente consequenziale a quelle svolte nei primi tre mezzi di impugnazione e va pur essa, conseguentemente, disattesa.

Quanto al ricorso incidentale, l’eccezione di inammissibilità al riguardo avanzata dalla ricorrente principale va disattesa alla stregua del principio più volte espresso da questa Corte (cfr. sentt. nn. 15483/08 e 14609/14) che, in base al combinato disposto degli artt. 334, 343 e 371 c.p.c., l’impugnazione incidentale tardiva (da proporsi con l’atto di costituzione dell’appellato o con il controricorso nel giudizio di cassazione) è ammessa indipendentemente dal fatto che si tratti di un capo autonomo della sentenza stessa e che, quindi, l’interesse ad impugnare fosse preesistente, dato che nessuna distinzione in proposito è contenuta nelle citate disposizioni; l’unica conseguenza sfavorevole dell’impugnazione cosiddetta tardiva è che essa perde efficacia se l’impugnazione principale è dichiarata inammissibile.

Il ricorso incidentale va peraltro rigettato, perchè la doglianza relativa alla asserita inammissibilità – perchè proposta in grado di appello – della domanda dell’ A.M.I. di restituzione delle somme versate in esecuzione del contratto dichiarato risolto, non risulta pertinente alla ratio decidendi della sentenza gravata, nella quale si afferma che detta domanda restituitoria era stata “già formulata, in via subordinata, nelle conclusioni svolte in primo grado” (così pag. 14, rigo 13, della sentenza gravata).

In definitiva vanno quindi rigettati tanto il ricorso principale quanto quello incidentale.

Le spese del giudizio di cassazione vanno poste a carico della ricorrente principale, essendo prevalente la soccombenza della stessa.

PQM

La Corte rigetta i ricorsi principale e incidentale.

Condanna la ricorrente principale a rifondere alla controricorrente le spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 4.000, oltre Euro 200 per esborsi ed oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 10 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2017

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