Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5305 del 06/03/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 5305 Anno 2018
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: FERNANDES GIULIO

ORDINANZA
sul ricorso 26804-2015 proposto da:
RAGOZZINO ANTONIETTA, QUATRANA ANDREA,
QUATRANA UMBERTO — quali eredi di Quatrana Giuseppe elettivamente domiciliati in ROMA, CORSO TRIESTE 171, presso lo
studio degli avvocati DANIELE MARRA e CRISTINA FABBRIZI,
rappresentati e difesi dall’avvocato RAFFAELE SPERATI;
– ricorrenti contro
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE, in persona del legale rappresentante, elettivamente
domiciliato in ROMA, V. CESARE BECCARIA 29, presso
l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e
difeso dagli avvocati SERGIO PREDEN, FILIPPO MANGIAPANE,
LUIGI CALIULO, MARIA P_ASSARELLI;

Data pubblicazione: 06/03/2018

- controrkorrente avverso la sentenza n. 2121/2015 della CORTE D’APPELLO di
ROMA, depositata il 12/05/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 20/12/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO

RILEVAT O
che, con sentenza del 12 maggio 2015, la Corte di Appello di Roma,
per quanto ancora di interesse in questa sede, confermava la decisione di
primo grado di parziale accoglimento della domanda di Giuseppe
Quatrana (i cui eredi Antonietta Ragozzino, Andrea Quatrana e
Umberto Quatrana hanno, poi, proseguito il giudizio) intesa al
riconoscimento del beneficio della rivalutazione contributiva ai sensi
della L. 27 marzo 1992 n. 257, art. 13, comma 8, applicando il
coefficiente ridotto dell’1,25% ( in luogo di quello dell’1,50% richiesto);

che, ad avviso della Corte territoriale, in assenza di tempestiva
documentazione dell’avvenuta presentazione della domanda
all’I.N.A.I.L. in epoca anteriore al 2 ottobre 2003 – ai fini della salvezza
della più favorevole precedente disciplina (coefficiente dell’1,50%) doveva farsi applicazione della nuova disciplina introdotta dall’art. 47,
comma primo, del d.l. 30 settembre 2003, n. 269 (convertito, con
modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326);

che per la cassazione di tale sentenza propongono ricorso la
Ragozzino, Andrea Quatrana e Umberto Quatrana affidato ad un
unico motivo cui resiste con controricorso l’INPS;

che è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380bis cod. proc. civ., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al
decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;

Ric. 2015 n. 26804 sez. ML – ud. 20-12-2017
-2-

FERNANDES.

che i ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 380 bis cod. proc.
civ. in cui si dissente dalla proposta del relatore insistendo per
l’accoglimento del ricorso;
che il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata;
CONSIDERATO

dell’art. 13 della 1. n. 257/1992 e successive modifiche nonché omessa,
insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo e
controverso per il giudizio (in relazione all’art. 360, primo comma, nn. 3
e 5 , cod. proc. civ.) per avere la Corte di appello ritenuto di non dare
ingresso alla prova documentale dell’avvenuta presentazione da parte di
Giuseppe Quatrana della domanda all’I.N.A.I.L. in epoca utile per
beneficiare del più favorevole coefficiente di rivalutazione contributiva
non considerandola prova indispensabile ai fini della decisione;
che il motivo – ad onta dei richiami normativi – sollecita in sostanza
una mera rivisitazione del materiale documentale affinché se ne fornisca
una valutazione diversa da quella accolta dalla sentenza impugnata,
operazione non consentita in sede di legittimità neppure sotto forma di
denuncia di vizio di motivazione; ed infatti il ricorso si dilunga
nell’opporre al motivato apprezzamento della Corte territoriale proprie
difformi valutazioni di determinate risultanze di causa, ma tale modus
operandi non è idoneo a segnalare un vizio denunciabile ai sensi dell’art.
360, primo comma, n. 5 cod. proc. civ. (nel testo, nel caso di specie
applicabile ratione temporis, novellato dall’art. 54 d.l. n. 83/2012,
convertito in legge 7/8/2012 n. 134 come interpretato dal noto arresto
n. 8053/14 delle S.U. di questa Corte) né, a maggior ragione, ai sensi
degli altri canali di accesso al giudizio di legittimità tassativamente
indicati dall’art. 360 cod. proc. civ.;

Ric. 2015 n. 26804 sez. ML – ud. 20-12-2017
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che con l’unico motivo si deduce violazione e falsa applicazione

che, peraltro, nel rito del lavoro, l’acquisizione di nuovi documenti o
l’ammissione di nuove prove da parte del giudice di appello rientra tra i
poteri discrezionali allo stesso riconosciuti dagli artt. 421 e 437 cod.
proc. civ., e tale esercizio è insindacabile in sede di legittimità anche
quando manchi un’espressa motivazione in ordine alla indispensabilità

ritenere implicita nel provvedimento adottato (Cass. 8 novembre 2016,
n. 22630; Cass. 9 gennaio 2007, n. 209), motivazione che nella specie è
stata fornita dalla Corte territoriale la quale ha adeguatamente illustrato
le ragioni poste a fondamento della ritenuta inammissibilità della
produzione documentale (cfr. pag. 6 della sentenza) correttamente
applicando il principio secondo cui nel rito del lavoro è inammissibile
la produzione in appello di documenti di formazione antecedente il
giudizio, genericamente indicati e sulla cui esibizione sia intervenuta
una decadenza, né in tal caso può essere esercitato il potere officioso
del giudice di ammissione di nuovi mezzi di prova, che opera sempre
con riferimento a fatti comunque già allegati dalle parti ed emersi a
seguito del contraddittorio delle stesse. (cfr. Cass. 21 novembre 2016,
n. 23652);

che, pertanto, in adesione alla proposta del relatore, il ricorso va
rigettato;

che le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e sono
liquidate come da dispositivo;

che sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dall’art.
13, comma 1 quater, del d.P.R. 30 maggio, introdotto dall’art. 1, comma
17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013)
trovando tale disposizione applicazione ai procedimenti iniziati in data
successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame (Cass. n. 22035
Ric. 2015 n. 26804 sez. ML – ud. 20-12-2017
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o necessità del mezzo istruttorio ammesso, dovendosi la motivazione

del 17/10/2014; Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014 e numerose
successive conformi);

P.Q.M.
La Corte, rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese del
presente giudizio di legittimità liquidate in curo 200,00 per esborsi, curo

nella misura del 15%.
Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 dà atto del
sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, il 20 dicembre 2017

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

2.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario

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