Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 53 del 03/01/2017

Cassazione civile, sez. lav., 03/01/2017, (ud. 13/10/2016, dep.03/01/2017),  n. 53

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. VENUTI Pietro – Consigliere –

Dott. BRONZINI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. NEGRI DELLE TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12028-2011 proposto da:

D.B.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

FEDERICO CESI 72, presso lo studio dell’avvocato BERNARDO DE STASIO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO MANFREDI,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

ESSSE CAFFE’ S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

COLA DI RIENZO 271, presso lo studio dell’avvocato COSTANTINO

TESSAROLO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

NICOLA ALESSANDRI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 672/2010 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 07/02/2010 R.G.N. 630/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/10/2016 dal Consigliere Dott. BRONZINI GIUSEPPE;

udito l’Avvocato MANFREDI MARCO;

udito l’Avvocato ALESSANDRI NICOLA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO RITA, che ha concluso per l’inammissibilità in subordine

rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Ancona con la sentenza emessa in data 7.2.2011, confermava la sentenza del Tribunale di Ancona che aveva rigettato la domanda di D.B.C. (agente di commercio per la Esse caffè) di riconoscimento dell’indennità meritocratica, di una indennità per la gestione del magazzino ed aveva accolto la domanda riconvenzionale della Esse caffè diretta alla condanna al risarcimento del danno per attività di concorrenza. La Corte territoriale osservava che nulla parte appellante aveva anche solo allegato in ordine alla circostanza che l’indennità di risoluzione del rapporto e quella di clientela fosse inferiore al valore massimo previsto dall’art. 1751 c.c., comma 3. Per l’indennità di gestione magazzino la stessa non era stata prevista nel contratto ed era puramente accessoria alla prestazione. Spettava il danno da violazione del patto di concorrenza effettivamente accertato nella zona convenuta tra le partì alla luce delle dichiarazioni dei testi; la nuova normativa che prevedeva l’onerosità del patto non rendeva nullo il patto che non la prevedesse sottoscritto in precedenza.

Per la cassazione di tale decisone propone ricorso il D.B. con un motivo articolato in più punti, resiste controparte con controricorso. Le parti hanno depositato memoria difensiva ex art. 378 c.p.c.; il Collegio ha autorizzato la motivazione semplificata della presenta decisione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il motivo proposto si allega la violazione e falsa applicazione di legge e dei contratti ed accordi collettivi nonchè l’omessa ed insufficiente motivazione.

Nella prima parte del motivo si allega che, pur essendo stato provato l’aumento di fatturato, non era stata riconosciuta la cosidetta indennità meritocratica riconosciuta dall’AEC del 2002. Il motivo riguardo questa prima doglianza appare inammissibile in quanto non offre alcun argomento per confutare quanto affermato dalla Corte di appello e cioè che non era stato nemmeno dedotto un presupposto dell’indennità cosidetta meritocratica e cioè che ” l’importo complessivo d’indennità di risoluzione del rapporto ed indennità suppletiva clientela sia inferiore al valore massimo previsto all’art. 1751 c.c., comma 3″ come già affermato in prime cure. Sotto questo profilo la sentenza non è stata impugnata.

Nella seconda parte del motivo si allega la carenza della motivazione della sentenza impugnata in ordine all’indennità di gestione del magazzino in quanto si trattava di un’attività essenziale per i compiti dell’agente.

La doglianza appare infondata in quanto la motivazione offerta nella sentenza impugnata appare congrua e logicamente coerente posto che un compenso non era pacificamente previsto nel contratto e che per la Corte territoriale si trattava di una prestazione meramente accessoria sicchè manca il titolo per l’attribuzione di un compenso non previsto e connesso ad un’ attività meramente accessoria ai compiti fondamentali dell’agente.

Con ulteriore doglianza si censura la decisione impugnata per non avere riconosciuto al ricorrente un risarcimento a fronte della lettera 4.3.2004 il cui contenuto aveva un chiaro contenuto ingiurioso; il motivo appare inammissibile posto che la lettera non è stata nè prodotta, nè riprodotta nè si indica nemmeno come la questione sia stata sollevata nei precedenti gradi del giudizio (la sentenza impugnata non ne parla).

Infine si contesta la decisione impugnata per avere riconosciuto i danni per attività svolta dall’agente in concorrenza. Il motivo appare infondato in relazione alla illegittimità del patto di non concorrenza perchè non a carattere oneroso ex art. 1751 bis c.c.; sul punto si deve ricordare l’orientamento recentemente espresso da questa Corte che si condivide secondo il quale” in materia di contratto di agenzia, l’art. 1751 – bis c.c., comma 2, introdotto dalla L. 29 dicembre 2000, n. 422, art. 23, secondo cui l’accettazione del patto di non concorrenza comporta, in occasione della cessazione del rapporto, la corresponsione all’agente commerciale di una indennità di natura non provvigionale, non si applica ai patti stipulati prima della sua entrata in vigore, ancorchè i contratti di agenzia cui si riferiscano siano cessati successivamente” (Cass. n. 12127/2015). Circa la pretesa rinuncia al credito risarcitorio la Corte territoriale ha già osservato che nulla obbligava la società ad eccepire il credito risarcitorio in compensazione al momento dell’intimazione da parte dell’agente del pagamento di indennità ingiunte per altro titolo. Ancora si muovono censure di merito alla ricostruzione della prova testimoniale che ha accertato la violazione del detto patto da parte del ricorrente e che ha esaminato in dettaglio numerosi episodi riferiti dai testi riportatì a pagg. 22 e 23 della sentenza impugnata. Si tratta di doglianze dirette ad una diversa ricostruzione del “fatto” come tale inammissibile in questa sede essendo le prove già state esaminate dai Giudici del merito che sono peraltro arrivati alla medesima conclusione; i documenti prodotti in questa sede, di cui non si documenta l’impossibilità di una tempestiva produzione, in ogni caso non mettono in questione l’attendibilità complessiva della prova ma semmai (piuttosto confusamente) le sole dichiarazioni del F.. Circa la nullità del patto di non concorrenza per mancato riferimento ala medesima zona, clientela e generi di beni per i quali era stato concluso il rapporto di agenzia la Corte territoriale ha osservato che le circostanze relative all’identità di zona e di settore di mercato non sono state contestate senza che sul punto sì siano svolte argomentazioni nel motivo di ricorso. Assolutamente generiche sono da ultimo le contestazioni in ordine alla liquidazione del dovuto.

Si deve quindi rigettare il proposto ricorso. Le spese di lite – liquidate come al dispositivo – seguono la soccombenza.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 100,00 per esborsi, nonchè in Euro 4.000,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 13 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 gennaio 2017

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