Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5286 del 04/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 04/03/2010, (ud. 09/11/2009, dep. 04/03/2010), n.5286

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAVAGNANI Erminio – Presidente –

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

G.F., elettivamente domiciliato in ROMA, presso LA

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’Avvocato BOLLA

PAOLO, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

REGIONE AUTONOMA FRIULI – VENEZIA GIULIA, in persona del Presidente

della Regione, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA COLONNA 3

55, presso l’UFFICIO DI RAPPRESENTANZA DELLA REGIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato CRUCIL ROBERTO, giusta mandato a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 137/2007 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE, del

12/7/07 depositata il 27/07/2007;

udito per il ricorrente l’Avvocato Bolla Paolo che si riporta agli

scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. CARLO DESTRO che nulla

osserva rispetto alla relazione scritta.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che:

1. Con il ricorso in epigrafe, al quale l’intimata resiste con controricorso, G.F. ha impugnato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Trieste nella controversia fra lo stesso G., appellante, e la Regione Friuli Venezia Giulia, appellata.

2. Dall’esame degli atti risulta che la sentenza impugnata è stata resa pubblica mediante deposito il 27 luglio 2007 e che il ricorso è stato avviato alla notifica il 28 luglio 2008.

Poichè il 27 luglio 2008 cadeva di domenica, il termine annuale di impugnazione è rispettato.

3. In fase di gravame il G. è stato rappresentato e difeso dall’avv. Paolo Bolla, e, dall’epigrafe del ricorso in appello, risulta elettivamente domiciliato presso “l’Ufficiale giudiziario” di Trieste. In base al mandato a margine di detto ricorso il G. è domiciliato invece presso lo studio del difensore in Valdobbiadene, via Piva 51.

4. A norma del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, art. 82 (Norme integrative e di attuazione del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, sull’ordinamento delle professioni di avvocato e di procuratore) “I procuratori, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso.

In mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria”.

5. Nel caso considerato dalla norma appena cit., le notificazioni al procuratore della parte (ivi inclusa quella della sentenza ai fini del decorso del termine breve d’impugnazione) sono validamente effettuate presso la cancelleria del giudice adito (Cass. 4984/2000;

1856/2000, che estendono la validità di tali notifica anche al caso in cui l’elezione di domicilio nel luogo ove ha sede l’autorità procedente (R.D. n. 37 del 1934, ex art. 82) risulti nulla o inefficace).

6. Il difensore del G. si trovava nelle condizioni che l’art. 82 citato, sopra richiamato, richiede quale presupposto di una valida notifica della sentenza in cancelleria, ai fini del decorso del termine breve.

7. Il G., con memoria ex art. 378 c.p.c., svolge anzitutto considerazioni critiche su detta disposizione di legge, affermando che la sua funzione sarebbe vanificata dal progresso tecnologico. Ma, trattandosi di norma senza dubbio tuttora in vigore, la critica, quale che ne sia il fondamento, esprime un auspicio irrilevante in questa sede.

8. Nella stessa memoria, il G. sostiene poi, in sintesi, che nel contrasto fra le due elezioni di domicilio contenute, rispettivamente, nell’epigrafe dell’atto d’appello e nel mandato a margine dovrebbe prevalere la prima, perchè “sicuramente successiva e sostitutiva di quella effettuata dalla parte”. Quindi il G. sarebbe domiciliato in Trieste, presso “l’ufficiale giudiziario” e l’eventuale inefficacia di tale eiezione non potrebbe esser ora rilevata perchè ” non esposta”, ossia, per quanto è dato comprendere, non messa in luce nella relazione ex art. 380 bis c.p.c..

9. La prima delle due osservazioni sopra riferite non è condivisibile, perchè trattandosi di due elezioni di domicilio contenute nello stesso atto la priorità dell’una rispetto all’altra resta mera asserzione priva di riscontri. D’altra parte, proprio il carattere assolutamente generico dell’elezione risultante dall’epigrafe a confronto con le precise indicazioni di quella contenuta nel mandato a margine impone di privilegiare quest’ultima, non essendo evidentemente ammissibile, in materia, la compresenza di due diverse scelte, egualmente valide.

10. La seconda osservazione risulta pertanto assorbita.

11. La sentenza, come risulta dalla produzione della parte controricorrente è stata notificata all’avv. Paolo Bolla presso la cancelleria della Corte d’Appello il 20 settembre 2007.

12. Il ricorso è dunque tardivo, e va dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese.

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile; condanna la parte ricorrente alle spese in Euro 30,00 oltre ad Euro 1500,00 per onorari, nonchè accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 9 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2010

 

 

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